Giacomo Giorgio di Mare Fuori: «Esigo tanto da me stesso» - VanityFair.it

Una nuova serie, «Mare Fuori», diretta da Carmine Elia andrà in onda il martedì sera su Raidue

16/10/2020 16.30.00

Una nuova serie, «Mare Fuori», diretta da Carmine Elia andrà in onda il martedì sera su Raidue

In «Mare Fuori», la serie diretta da Carmine Elia in onda il martedì sera su Raidue, Giacomo Giorgio presta il volto a Ciro, il capobranco del carcere minorile dove sono costretti i protagonisti. Dal sogno di lavorare con Giuseppe Tornatore all'ansia di non deludere sé stesso e gli altri, ecco cosa ci ha raccontato

Oct 14, 2020 at 6:08am PDTAl di là della realtà specifica del carcere, un mondo che ha delle regole sue, un altro tema diMare Fuoriè senz’altro il bullismo. Lei ci ha mai avuto a che fare?«Quando ero piccolo, ma non come vittima. Ho visto con i miei occhi come le persone possono essere segnate dalla cattiveria degli altri e sarebbe bello se l’organo dell’istruzione italiana facesse qualcosa in più. Non si nasce buoni o cattivi, si nasce e basta. È in base a come cresci che scegli di diventare l’uomo che sarai, ma se l’istituzione non ti aiuta, allora come si fa?».

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Lei ai tempi della scuola che ragazzino era?«Un po’ indisciplinato, non ho mai amato tanto la scuola. Facevo fatica a rapportarmi con il concetto del banco».Quando ha capito che voleva recitare?«La passione c’è sempre stata perché il teatro l’ho respirato fin da bambino grazie alla mia famiglia. Ho iniziato a 6 anni nel ruolo di un piccolo Pulcinella a teatro, a 11 mi sono trasferito a Milano per studiare il metodo Stanislavskij e a 17 mi sono avvicinato al cinema recitando nel film

The Happy Prince,diretto e interpretato da Rupert Everett».InThe Happy Princec’erano anche Colin Firth ed Emily Watson: provava più paura o più adrenalina?«Non avevo per niente paura perché mi sentivo dentro una favola. La paura mi è venuta dopo: continuando a lavorare sono entrato nel fantastico mondo dell’ansia: i ruoli sono più grandi, ti senti addosso delle responsabilità maggiori e inizi a sentire quella sana strizza di fare bene». headtopics.com

Se non avesse fatto l’attore?«Da piccolo mi piacevano tanti lavori, così a un certo punto ho pensato che facendo l’attore li avrei fatti tutti, dal supereroe al corridore di Formula 1».Sfoglia gallerySui social ha ricevuto tanti apprezzamenti, soprattutto femminili: le fanno piacere?

«Se li avessi dal vivo probabilmente mi imbarazzerebbero. Sui social le emozioni di ritorno non sono mai vere al 100%, è come se fossi in una bolla. Mi fa piacere, però, che sia venuto fuori il mio lavoro attoriale: è facile che l’antipatia del personaggio si estenda all’attore che lo interpreta, ma nel mio caso non è stato così».

Ha 22 anni, eppure sembra molto più grande della sua età per come si esprime.«Sarà che in questo momento sto preparando un ruolo da trentenne e, per via del metodo Stanislavskij, sto lavorando anche molto sulla voce, che infatti è più bassa di quella che ho di solito. In generale, però, questo “vecchio interiore” ce l’ho da sempre. In altre cose, però, sono abbastanza infantile».

Per esempio?«Sulla scena. Dobbiamo sempre imparare dai bambini: quando eravamo piccoli e guardavamo i film un attimo dopo ci sentivamo Batman. Ecco, forse sono diventato attore proprio per fare Batman in futuro».È quello il suo sogno? Diventare Batman? headtopics.com

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«Il mio sogno è affermarmi in Italia – non soffro di esterofilia – e di lavorare con Giuseppe Tornatore. Con lui ho un legame antico, in ogni suo film tocca sempre delle corde emotive particolari. Mi piacerebbe, però, anche tornare al tempo dei grandi attori iconici, tipo Marlon Brando, che è il mio preferito, e Marcello Mastroianni, che per quanto sembrasse irraggiungibile non era né antipatico né snob».

Una curiosità: quante volte nella sua vita l’hanno chiamata Giorgio anziché Giacomo?«Fin dai tempi delle scuole. All’inizio questa cosa di confondere il nome col cognome l’ho un pochino sofferta, ma dopo mi ha divertito. Quando ho iniziato a recitare ho anche pensato di cambiarlo, ma non l’ho fatto perché ho pensato che avrebbe potuto caratterizzarmi. E poi c’è la doppia “g”, magari porta bene. Sono abbastanza scaramantico».

(Foto di Antonio De Matteo. Abiti: Gai Mattiolo) Leggi di più: Vanity Fair Italia »

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