Mottarone

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Funivia Mottarone, tre fermi: «Sapevano che la cabina viaggiava senza freni» - VanityFair.it

Sembra che loro lo sapessero che quella funivia non avrebbe dovuto viaggiare: «Si è trattato di una scelta consapevole dettata da ragioni economiche. L’impianto avrebbe dovuto restare fermo» #Mottarone

26/05/2021 09.31.00

Sembra che loro lo sapessero che quella funivia non avrebbe dovuto viaggiare: «Si è trattato di una scelta consapevole dettata da ragioni economiche. L’impianto avrebbe dovuto restare fermo» Mottarone

Sono stati fermati il gestore dell’impianto, il direttore dell’esercizio e il responsabile del servizio Gabriele Tadini. La procuratrice ha spiegato che sapevano che la cabina della funivia viaggiava senza freni

. La svolta è arrivata nella notte dopo una giornata di interrogatori.Le tre persone fermate sono il gestore dell’impianto Luigi Nerini, il direttore dell’esercizio Enrico Perocchio e il responsabile del servizio l’ingegnere Gabriele Tadini.Olimpia Bossi, titolare dell’inchiesta, ha spiegato che gli indagati erano «materialmente consapevoli» che la cabina viaggiava senza freni dal 26 aprile, cioè fin dal giorno della riapertura.

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Come le immagini avevano già mostrato nei giorni scorsi era stata messa sull’impianto la cosiddetta forchetta,il dispositivo che consente di disattivare il freno, e non era stata rimossa. Dunque «la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso».

Questa forchetta che blocca il freno non era stata tolta per non fermare la funivia visto che c’era un problema tecnico. «Il sistema presentava delle anomaliee avrebbe necessitato un intervento più radicale con un blocco se non prolungato consistente». Al momento dello schianto la cabina andava a 100 chilometri all’ora e ha fatto un volo di 54 metri. headtopics.com

«Uno sviluppo consequenziale, molto grave e inquietante, agli accertamenti che abbiamo svolto. Nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l’esito fatale», ha spiegato

Olimpia Bossi, lasciando la caserma dove sono stati fatti gli interrogatori.«Si è trattato di una scelta consapevole dettata da ragioni economiche. L’impianto avrebbe dovuto restare fermo», ha concluso. Fra le ipotesi di reato ci sono l’omicidio colposo e la rimozione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, con l’aggravante del disastro.

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