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Flavio Bucci a San Salvario: la strada, la gente, lo studio e le fughe al cinema Maffei - La Stampa

Il quartiere ricorda l’attore scomparso ieri a 72 anni

19/02/2020 09.54.00

Flavio Bucci a San Salvario : la strada, la gente, lo studio e le fughe al cinema Maffei

Il quartiere ricorda l’attore scomparso ieri a 72 anni

19 Febbraio 2020TORINO. Dicono che in fondo via Galliari non è mai cambiata granché. «Quarant’anni fa c’erano altre facce» e sentivi altri modi di declinare le parole, ma alla fine è sempre stata così. Vivace a modo suo e piena di contraddizioni.

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Al 19, a due passi dalla piazza del mercato, resisteva un fotografo che era più popolare del parroco del borgo, perché era quello dei matrimoni della gente del quartiere. E tutti, i vecchi piemontesi e i giovani, gli immigrati dal sud, facevano la coda da lui per farsi ritrarre davanti alla chiesa dei santi Pietro e Paolo, dopo le nozze. E poi andavano a pranzo nei tre o quattro ristoranti della zona. «La pace, era il posto dove tutti volevano andare» raccontano. Ma dovevi avere il portafoglio bello gonfio, sennò era meglio andare a bussare da un’altra parte.

Ecco, è proprio in quel portone che c’è accanto all’ex negozio del fotografo che è nato e cresciuto Flavio Bucci: mamma di origini baresi e papà di Campobasso. Una gioventù lì, nel borgo, con i vecchi che ancora adesso se lo ricordano, seppur tra mille sbavature: «Era alto». «No, da bambino non era uno spilungone, ma era già un tipo che la sapeva lunga». headtopics.com

Ora, ricostruire la Torino di allora è complicato e ancora più la giovinezza di quel ragazzotto che sognava Amedeo Nazzari e intanto viveva San Salvario. E l’unico metodo è partire da qui, da piazza Madama Cristina e dal suo mercato. Dalle pensiline piatte abbattute parecchi anni fa e dalla gente venuta dal sud. Dalle bancarelle dei contadini che - come dice adesso Salvatore: «Facevano di questo mercato il più bello della città». Con le madame della precollina che s’incrociavano con la donne del borgo. In un mix che gli ex ragazzi di allora quasi-quasi rimpiangono. E poi c’era lui, Flavio, che la sera, già più grandino, andava in piazza con gli altri ragazzi, appoggiati alle balaustre a tirar tardi e scherzare. La San Salvario di quegli anni era quella delle case con le facciate ancora da sistemare. Della panetteria proprio all’angolo con la piazza, dove adesso c’è un ufficio. E perfettamente davanti, in quel quel portone al 19 c’era il papà di Flavio appoggiato al muro, in canottiera, che non perdeva d’occhio il suo ragazzo. Che già studiava teatro e se non lo tenevano più che d’occhio scappava al cinema Maffei, che poi è lì a due traverse da casa. Oggi proietta pellicole hard. Allora lì c’erano le seconde visioni. Se ti affidi ai ricordi di chi, in quegli anni, era già ragazzino allora vedi lui che bigiava da scuola, per andare a godersi una pellicola.

O vedi il papà dell’attore che ha portato in tv la storia del pittore Ligabue che guarda da lontano il quartiere che - poco alla volta - sta cambiano. E non perde d’occhio quel figlio, che scappa sù verso via Nizza. In direzione di dove allora c’erano i ristoranti dei vip.

«Ai due mondi», ad esempio, andavano i giocatori della Juve: «E noi ragazzini che andavamo ad aspettarli per farci fare gli autografi. Dall’altra parte della strada, invece, s’attovagliavano (diremmo oggi) quelli del Toro. E la memoria di Salvatore regala un altra istantanea: «Facevano a gara a chi ne raccoglieva di più per poi scambiarceli» E l’attore? «Era lì anche lui. Un po’ più su, un po’ più giù. Ma per lui era il cinema ciò che contava davvero». Poi, un giorno, il ragazzo Flavio è sparito. In tv lo vedevano al bar, dall’altra parte della strada. A San Salvario, Salvatore e gli altri non l’han visto più. Ma ne hanno parlato per anni.

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