Festa del Cinema: Cuarón, la stella della generazione messicana a Hollywood

Il regista incontra il pubblico

20/10/2021 23.14.00

Il regista incontra il pubblico

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La carriera del registaCosì Cuarón decise, quel giorno, da piccolo, come lui stesso ha raccontato, di fare un film ambientato nello spazio, e lo farà. Come sappiamo, si intitola 'Gravity', esce nelle sale nel 2013 e rappresenterà uno dei suoi più importanti successi. Ma è naturale che non tutto fili liscio fin dall'inizio, durante gli studi di cinema e filosofia all'Unam, l'Università nazionale autonoma del Messico, gira il suo primo cortometraggio,"Vengeance Is Mine", insieme ai colleghi e amici Carlos Marcovich, anche lui regista, ed Emmanuel Lubezki, l'unico direttore della fotografia della storia del cinema ad aver vinto tre volte consecutive l'Oscar nella propria categoria (nel 2014 per"Gravity", nel 2015 per"Birdman" e nel 2016 per"The Revenant"). Il lavoro soddisfa talmente tanto Cuarón da volerlo mettere in commercio, ma la facoltà non è d'accordo così lui decide per protesta di lasciare il corso e intraprendere la strada del cinema dal basso, lavorando prima come tecnico e poi come regista nella tv messicana.

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All'inizio degli anni Novanta, scrive con il fratello Carlos, anch'egli regista, la sceneggiatura di un lungometraggio, ma inizialmente l'Istituto Messicano del Cinema non dispone dei fondi per finanziarlo: Cuarón, ancora una volta, non si arrende, e una volta trovati i soldi gira"Uno per tutte". Il film ha un successo incredibile, non solo perché ben scritto e diretto, ma perché in quegli anni in Messico di commedie ne giravano veramente poche; eppure la storia affronterebbe anche problemi seriosi legati all'Aids e al suicidio, ma pubblico e critica amano i toni leggeri con i quali Cuarón decide di raccontarla. Un successo talmente clamoroso che l'eco fa presto ad arrivare anche nei vicini Stati Uniti, fin nello specifico a Sydney Pollack, che rimane talmente impressionato dal lavoro da ingaggiare Cuarón per un episodio di"Fallen Angels", una serie televisiva di genere neo-noir.

Nel 1995 Cuarón gira il suo primo film prodotto negli Usa,"La piccola principessa", un adattamento del romanzo di Frances Hodgson Burnett, ed è già un successo di critica. Anche il suo lavoro successivo è l'adattamento di un'opera letteraria: una versione in chiave moderna di"Great Expectations" di Charles Dickens intitolata"Paradiso perduto", e nel cast figurano Ethan Hawke, Gwyneth Paltrow e Robert De Niro. Questo film dovrebbe rappresentare il suo primo vero passo nella Hollywood che conta, quella dei grossi budget e dei cast stellari, nel 1998 difficile trovare attori più in voga di quelli ingaggiati, eppure Cuarón non è affatto soddisfatto del risultato. Questo perché il regista messicano ha un'idea di cinema talmente precisa ed efficace che conosce alla perfezione anche i risultati che pretende dalle proprie opere; non è un caso dunque che nel 2001 si rifugi in una storia di casa propria girando"Y tu mamá también - Anche tua madre", un dramma provocatorio e controverso sulle traversie di due adolescenti messicani ossessionati dal sesso; e non è nemmeno un caso che questa pellicola lo faccia affacciare per la prima volta alla finestra degli Oscar, anche se non porterà a casa la statuetta per la migliore sceneggiatura originale. headtopics.com

La grande occasione arriva tre anni dopo, quando viene ingaggiato per dirigere"Harry Potter e il prigioniero di Azkaban", terzo capitolo della saga fantasy. L'obiettivo di Cuarón si intuisce perfettamente una volta che il film esce in sala e viene messo a paragone con i due precedenti: Cuarón tiene moltissimo a restituire alla saga la dignità letteraria che si è un po' persa nel clamore del successo mondiale da cassetta e riesce talmente bene nell'impresa che perfino J. K. Rowling, autrice dei romanzi originali da cui sono tratti i film, che aveva visto e amato"Y tu mamá también", ha affermato che è il film della serie che preferisce. Nel film compaiono anche due comparse, due bambini, si chiamano Tess Bu ed Olmo, e sono due dei tre figli che ha messo al mondo insieme all'attrice e giornalista freelance italiana Annalisa Bugliani, sua ex moglie, motivo per cui un bel pezzo di cuore di Cuarón è italiano, tant'è che nel maggio del 2014, la piccola comunità di Pietrasanta, in Toscana, provincia di Lucca, lo fa cittadino onorario e nel 2020 gli dedica addirittura un carro nel proprio rinomato carnevale.

Quello tra Cuarón e la letteratura è un rapporto intimo e felice, il regista messicano ha questa straordinaria capacità di tradurre le parole e le conseguenziali sensazioni, in immagini. Nel 2006 così firma il thriller fantascientifico"I figli degli uomini", liberamente tratto dal romanzo omonimo della scrittrice inglese P. D. James, un drammatico e disperato affresco di un futuro prossimo, che affronta con crudezza la tematica dell'immigrazione e della decadenza dei valori nella società occidentale moderna; e così si torna agli Oscar, il film ottiene due nomination: migliore sceneggiatura non originale e miglior montaggio, ma anche stavolta torna a casa a tasche vuote.

Cuarón nel frattempo fonda insieme agli amici Alejandro González Iñárritu e Guillermo del Toro, insomma le stelle della più splendente era del cinema messicano, la Cha cha cha Films. Torna in sala nel 2013 ed è proprio il momento di"Gravity", un film particolare, faticoso, talmente faticoso che lo stesso Cuarón ammette che non si dedicherà mai più ad un progetto così complesso; ma è anche il film che gli permette di sbancare definitivamente l'industria cinematografica americana. Il film incasserà 700 milioni di dollari in tutto il mondo e lo vedrà finalmente uscire stravincitore dalla serata degli Oscar del 2014 portandosi a casa ben sette statuette, due direttamente legate al proprio lavoro, quelle al miglior regista e al miglior montaggio. Ormai è da considerarsi uno degli uomini più influenti di Hollywood, anche il cerchio col proprio sogno di bambino che vuole fare l'astronauta è chiuso, quell'anno il Time lo inserisce anche nella sua famosa lista delle 100 persone più influenti del mondo.

Nel 2015 presiede la giuria della 72a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, titolo che, come sappiamo, rappresenta un'investitura artistica ed intellettuale ben precisa; ma è nel 2018 che Cuarón mette in atto il proprio capolavoro."Roma" è un film autobiografico, è proprio la memoria del regista a diventare letteratura dalla quale attingere per mettere in scena un dramma tanto intenso quanto delicato. Tutto di"Roma" riporta all'infanzia di Cuarón: Yalitza Aparicio, che interpreta la protagonista, la governante Cleo, è identica alla tata che si occupava dei piccoli fratelli Cuarón mentre il matrimonio dei genitori veniva minato dalle continue infedeltà del padre Alfredo. Così non è un caso che il film venga girato in bianco e nero, per restituire quell'atmosfera di ricordo e nostalgia che rende la pellicola così coinvolgente. headtopics.com

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Ma il progetto di"Roma" è straordinario anche per un altro motivo: è il primo film che va a stravincere agli Oscar con una distribuzione che avviene esclusivamente tramite Netflix. Il film ottiene ben dieci candidature, cinque direttamente legate al lavoro di Cuarón, che ne vince tre, come miglior regista, migliore fotografia e miglior film straniero. Voci di corridoio dicono che nel prossimo progetto Cuarón dovrebbe tornare all'horror e dovrebbe girare in Toscana, magari proprio nella sua Pietrasanta, o come lui l'ha definita"La piccola Atene", dove parrebbe si possa incontrare spesso a fare la spesa o seduto in un bar a bere un caffè.

L'incontro con il pubblicoI Fratelli Taviani, Germi, Fellini, Monicelli, Ferreri, Marcello Mastroianni ("lo senti come un amico, è il mio attore preferito di tutta la storia del cinema") e guardando all'oggi, fra gli altri, Alice Rohrwacher, Valeria Golino ("che non è non solo una bravissima attrice, ma una delle registe moderne più importanti"), Emanuele Crialese e anche Checco Zalone. Sono tra gli autori e i protagonisti amati da Alfonso Cuarón, protagonista di un incontro ravvicinato dedicato proprio al cinema italiano che per il cineasta messicano"è fertile, vastissimo e diversissimo, peccato che molti autori rischino di essere dimenticati".

Un legame nato per lui a sette anni, guardando con il cugino in tv 'Ladri di biciclette' ("mi ha rivelato un concetto di cinema del tutto nuovo" spiega parlando per tutto l'incontro in italiano).Filo rosso della conversazione con Antonio Monda e Richard Peña, dodici sequenze scelte dal cineasta, di otto film classici e quattro di autori di oggi. Da 'Dillinger è morto' di Ferreri ("uno degli autori più sovversivi del cinema, fa una diagnosi precisa della società e della crisi del maschio") a 'La dolce vita' ("Ho utilizzato per tutta la sequenza della spiaggia nel mio Roma il vento dei film di Fellini, un autore fondante del cinema moderno"), da 'Salvatore Giuliano' di Francesco Rosi a 'Respiro' di Emanuele Crialese ("sono un grande ammiratore di tutto il suo cinema") da 'Lazzaro Felice' di Alice Rohrwacher e 'Le quattro volte' di Frammartino.

Poi cita 'L'uomo meccanico', film italiano del 1921, di André Deed:"Quando si parla di cinema italiano, ci si dimentica del cinema muto e di quello futurista. Qui ci sono dei robot che diventano un pericolo per l'uomo e non è un 'Terminator' fatto 70 anni prima? Sarà un plagio di Cameron!" afferma ridendo. headtopics.com

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