Epidemia e under 30: carriera “a rischio” per colpa dello smart working?

Epidemia e under 30: carriera “a rischio” per colpa dello smart working?

15/02/2021 20.13.00

Epidemia e under 30: carriera “a rischio” per colpa dello smart working?

Il 34% dei più giovani vede incrinata la possibilità di fare carriera, il 44% elegge a priorità la certezza della continuità professionale.

3' di letturaGli studi che provano a delineare gli effetti provocati dal lavoro a distanza sulle dinamiche organizzative delle grandi aziende ormai si sprecano. Molto meno numerose, invece, sono le ricerche che indagano sulleripercussioni dello smart working prolungato

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(e della prospettiva di continuare a svolgere la propria professione in modalità remota) tra gli addetti delle piccole e medie imprese.Un’indagine condotta da Censuswide per Sharp su oltre 6mila impiegati di otto Paesi europei (Italia compresa)evidenzia per l’appunto le conseguenze generate dalla pandemia di Covid-19 sulle esigenze di chi opera nelle Pmi e le loro aspettative future, delineando un quadro decisamente poco incoraggiante circa le aspirazioni di carriera dei “nativi digitali.

Ansia e incertezza, si legge nella nota che accompagna lo studio, sono sensazioni molto comuni per questa classe di lavoratori e fra gli aspetti che provocano maggiore preoccupazione vi sono la stabilità economica generale, la difficoltà nel mantenere aggiornate le proprie competenze e la mancanza di formazione e di opportunità di carriera. Per gli under 30, in particolare, è l’ultima voce a destare maggiore preoccupazione, perché l’attuale situazione può mettere rischio la loro crescita professionale. headtopics.com

Loading...Veniamo a qualche numero relativo al campione italiano. Per il 48,7% degli intervistati in testa alle priorità professionali di questa fase c’è la certezza della continuità lavorativa, seguita dalla possibilità di usufruire di strumenti tecnologici adeguati per lavorare in smart working (voce citata nel 46% dei casi). Con il cambiamento dei modelli organizzativi, come attesta la ricerca, sembra essere mutato anche il rapporto rispetto al datore di lavoro: per una buona fetta di addetti (circa il 42%), ciò che oggi viene maggiormente apprezzato è il trattamento loro riservato dal datore di lavoro, mentre una porzione quasi paritaria di lavoratori (il 41%) considera essenziale il supporto fisico e psicologico dei dipendenti.

Leggi ancheLavoro da remoto post pandemia: servono investimenti che guardino lontanoPoco meno del 46% degli intervistati italiani, rispetto a questo ultimo punto, dichiara inoltre che il benessere dei remote worker dipende essenzialmente dalla possibilità di avere orari flessibili, mentre per il 44% è strettamente collegato all’apprendimento di nuove competenze tramite la formazione online e per il 36% sono i benefit di natura finanziaria (per esempio prestiti senza interessi) il fattore su cui puntare maggiormente.

Spicca, fra i tanti indicatori che concorrono a dipingere lo scenario prossimo venturo prospettato dai lavoratori delle Pmi, la percentuale relativa a chi opterebbe per il lavoro full time da remoto, che si ferma solo al 16,6% ed è praticamente dimezzata rispetto a quella (pari a oltre il 30%) di coloro che puntano sulla possibilità di bilanciare attività da casa e lavoro in sede.

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Non preoccupatevi, la carriera l’hanno già rischiata e persa anche gli under 40 e gli under 50 e sempre dicendo grazie ai partiti ed ai sindacati bla bla bla . Sono sempre loro, gli incapaci che non rischiano nulla ma decidono sul futuro degli altri. Aiuto finanziario Hai bisogno di un prestito per i tuoi progetti? Hai problemi finanziari? Contatta urgentemente la banca continentale che concede prestiti online clarisse.roussel03gmail.com

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