Elasi: «Quando ho detto no a X Factor» - VanityFair.it

Da piccola si fingeva Raffaella Carrà e cantava per i genitori. Da grande, ha scelto di studiare Economia. Ecco chi è Elisa Massara, ventisettenne di Alessandria che questa settimana è stata scelta per Vanity New Talent, lo spazio dedicato alle nuove pr...

28/01/2021 22.00.00

Da piccola si fingeva Raffaella Carrà e cantava per i genitori. Da grande, ha scelto di studiare Economia. Ecco chi è Elisa Massara, ventisettenne di Alessandria che questa settimana è stata scelta per Vanity New Talent, lo spazio dedicato alle nuove pr...

Da piccola si fingeva Raffaella Carrà e cantava per i genitori. Da grande, ha scelto di studiare Economia. Ecco chi è Elisa Massara, ventisettenne di Alessandria che questa settimana è stata scelta per Vanity New Talent, lo spazio dedicato alle nuove promesse

Claudia CasiraghiElasiè musica, ma, nelle sue parole, raramente fa ricorso alla sola terminologia musicale. Elasi, quando parla, racconta d’arte, di una creatività universale che pervade il mondo e ne rappresenta il cuore. «Non mi sono mai fermata a riflettere su come io tenda a definirmi artista piuttosto che musicista o cantante», ammette la ventisettenne, nata

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Elisa Massara. «Da sempre, però, cerco di mischiare, quando mi espongo, tutte le arti che posso. Il concerto che avrebbe dovuto esserci mercoledì 28 ottobre»,, «Avrebbe dovuto unire alla musica una componente di arte visiva e una di arte performativa: amo pensare che varie arti si possano incontrare per esprimere uno stesso messaggio».

Qualcosa che, di norma, parta dal particolare per raccontare l’universale.La cantante, cheil 28 ottobre ha rilasciatoCampi Elasi, suo primo Ep, scrive di sé, ma nell’individualità sa trovare una voce oggettiva. «Quando ho pubblicatoEsplodigodi headtopics.com

», invito a superare gli ostacoli e le insicurezze che ciascuno incontra sul proprio cammino, «Tantissime persone mi hanno scritto su Instagram. Si rivedevano in me, e capita si rivedano in me anche nelle poche frasi che scrivo online».

In un mondo fatto di condivisione, perché scriverne poche?«A livello social, non ho ancora imparato ad aprirmi davvero, e nemmeno so se vorrò mai farlo. Ho parlato la prima volta nelle Stories, quando è uscito il Dpcm, a ottobre. L’ho fatto per dire che il concerto che avrebbe dovuto esserci non ci sarebbe stato. Ho aperto il mio cuore e, allora, mi sono accorta che le persone hanno bisogno di una comunicazione schietta. Non voglio, però, esagerare. Non voglio che i social diventino la mia priorità».

E cosa vorrebbe, allora?«Portare online la mia idea artistica, usare i social per trasmettere le espressioni creative. Credo si possa essere social in modo artistico e, in questo momento, sto cercando di veicolare quel che sono attraverso i mei profili».

Il momento, per la musica, non è propizio. Perché fare uscireCampi Elasicon lo spettacolo chiuso causa Covid-19?«Il disco sarebbe dovuto uscire ad aprile, con un’altra copertina e un’altra tracklist. Allora, però, eravamo tutti confusi e tristi. Ho scelto di aspettare. Oggi, non voglio più aspettare. È arrivato il momento di fare quello che ho in testa e di lasciarlo su questo pianeta». headtopics.com

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Tempo di pensare, tra aprile e ottobre, ne ha avuto. Cosa seguirà aCampi Elasi?«Diciamo che, nell’aver sofferto l’attesa per la pubblicazione dell’Ep, ho avuto modo di scrivere, e scrivere tanto. Ho molto materiale sul quale lavorare».Dunque, vedremo un album vero e proprio?

«Materiale, ce n’è tanto».Perché, allora, non ha tentato la scorciatoia dei talent anziché la strada dell’emergente in tempo di Coronavirus?«Me lo hanno proposto, mi ha chiamata due anni di seguito».Chi l’ha chiamata?

«X Factor! Mi ha chiamata due anni di fila e ho detto no. La mia gavetta è nata in modo punk. A tredici, quattordici anni, ho cominciato a suonare nei bar più sfigati che potessero esistere. Mi sono costruita mattoncino dopo mattoncino, come ho voluto. Ho trovato tanti ostacoli sulla mia strada, alcuni mentali, altri fisici, ma il tempo mi ha permesso di riflettere su quel che davvero volevo. Se avessi avuto un’accelerazione da zero a centro, non avrei potuto rendermi conto di cosa avrei voluto fare nella mia costruzione, progettuale e artistica».

Troppo spettacolo, insomma.«In un certo senso, sì. Si tende a pensare che un talent sia un percorso facile, ma non credo sia così. Perché la gente ha tante aspettative, e il non saperle o non poterle mantenere è peggio che partire da zero. I talent danno hype, ma cosa succede, poi, se all’hype segue una parabola discendente?». headtopics.com

Quali mezzi consiglierebbe, dunque, ad un giovane che voglia emergere?«Se lo sapessi, in questo momento, sarei a Bali, in una villa (ride,ndr). Io ho scelto un percorso, e non so se sia quello giusto. Ho scelto di costruire con le mie forze, cercando di essere me stessa, anche se pare una frase fatta. Il mio consiglio è di dare un’occhiata ai bandi. È facile: basta cercare su Google “Bandi per artisti”. Allora, ci si imbatte in un mondo fatto di residenze artistiche in cui contaminarsi con altri artisti, in call progettuali per scrivere una musica per un’installazione. I bandi danno la possibilità di allargare i propri orizzonti. Perché un musicista non è solo la canzone su Spotify».

Ci è arrivata così alla musica, con i bandi?«In parte. Io ho iniziato prestissimo a fare musica, avevo da poco imparato a camminare. In casa mia, si è sempre ascoltata tanta musica: vinili, televisione, radio. Da bambina, mettevo in piedi spettacolini per i miei genitori. Ero Lorella Cuccarini o Raffaella Carrà, scrivevo canzoni».

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E com’è diventata un’artista «punk»?«I miei genitori mi hanno iscritto alle prime lezioni di pianoforte, poi ci sono stati altri corsi, tanto studio. Ho potuto viaggiare molto e questo mi ha permesso di aprirmi sui suoni, sulle contaminazioni. Ho cominciato ad esplorare me stessa».

E Raffaella Carrà è scomparsa.«Ho cominciato a vestirmi così come mi vesto oggi al liceo. Facevo feste surreali, in cui chiedevo ai miei amici di mascherarsi. Appendevo le Barbie al soffitto, dopo averle travestite. Avevo un mondo tutto mio, e sono felice oggi di poterlo esprimere e condividere, nonostante le mille insicurezze che cerco di combattere».

Le stesse di cui canta inEsplodigodi?«Sì. Sono sempre stata molto insicura. Ho cominciato a studiare musica da bambina, però, dopo il liceo, quando ho dovuto scegliere cosa fare, ho optato per Economia per l’arte. Pensavo: “Ma chi mi caga come artista?”, e ho scelto di studiare qualcosa che mi permettesse di lavorare per altri artisti. Sono sempre stata la peggior nemica di me stessa».

Alla fine, ha vinto, però.«Sì, ad un certo punto ho pensato solo a condividere quello che avevo in testa. Non ho mai creduto abbastanza in me stessa, ho sempre lasciato che le insicurezze mi rallentassero, che altre persone mi rallentassero. E questo nonostante i miei genitori e i miei amici mi abbiano sempre incoraggiata a provarci. Alla fine, ho dato retta a loro».

E conValangheè diventata anche una star su Triller, social network americano. Ha mai avuto in animo di andare all’estero?«Più che altro, mi sono sempre chiesta perché l’italiano non esca tanto. Noi italiani ascoltiamo musica americana, francese, brasiliana pur non capendone appieno i testi. Americani, francesi e brasiliani non ascoltano, però, noi italiani. Il mio pallino è di riuscire un giorno a creare un testo che sia ritmico e musicale al punto da poter essere compreso e ascoltato anche all’estero. E questo senza l’ambizione di diventare Lady Gaga, eh».

Come sceglie di cosa scrivere?«Esplodigodil’ho scritta per me. Uscivo da una grossa delusione personale, e per crearmi gli anticorpi alla tristezza mi sono messa a suonare. Così, è nato quel pezzo. Un pezzo nel quale tante altre persone si sono riviste, perché il continuo confronto cui ci inducono i social e il conseguente obbligo ad esprimere il meglio di sé sono una pressione forte».

Travis Scott, in lockdown, ha dimostrato che i concerti virtuali possono essere un gran successo. Da emergente, li trova una valida alternativa agli eventi in presenza?«L’idea di Travis Scott è stata geniale, perché ha fatto una partnership vincente e c’era il budget per realizzare una cosa che non fosse un mero concerto, ma un insieme di arti e creatività che potessero intrattenere anche chi fosse solo nella propria cameretta. Un concerto, però, resta per me un momento da vivere insieme. E non posso pensare di viverlo attraverso l’audio del mio computer mentre siedo sul mio letto, da sola».

Dunque,sposa la polemica sollevata da Tiziano Ferro.«Assolutamente sì, il nuovo Dpcm mi ha lasciata arrabbiata e agguerrita. Sono scesa in piazza anch’io. Ci hanno chiusi senza darci un’alternativa economica, nessuno ci ha offerto lo stipendio di un mese in cambio di uno stop equivalente. Ci hanno impedito di lavorare e basta».

Nel lavorare, pensa mai a riprendere in mano la sua laurea in Economia?«Quella laurea non è mai stata messa nel cassetto. Mi ha aiutata a portare avanti questo progetto. Mi ha insegnato la progettualità. Io mi sono specializzata nello scrivere bandi e l’anno scorso ho vinto un bando che mi ha dato un grosso aiuto nel fare questo disco. Mi ha dato un sostegno economico e uno organizzativo. Si trattava dell’Ora X, organizzato dalle Compagnie di San Paolo, e mi ha permesso di fare un disco da remoto con altri musicisti di tutto il mondo. Oggi, ho vinto un bando per rivalorizzare, ad Alessandria, mia città natale, un parco del centro, rimasto chiuso. Faremo dei workshop di musica elettronica per i bambini e dei corsi di danze popolari».

Dunque, pensa sempre di poter lavorare per altri artisti.«Diciamo che non si sa mai. Magari un giorno, quando avrò più tempo, aprirò la mia etichetta e riuscirò ad aiutare altri artisti che, come me, abbiano voglia di emergere».

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