Editoriale | L’identità smarrita dei magistrati italiani

L’identità smarrita dei magistrati

29/06/2020 01.00.00

L’identità smarrita dei magistrati

L'editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere del 29 giugno 2020

Ernesto Galli della Loggia | 28 giugno 2020Anche per la giustizia vale il principio che «tutto è politica». Ma tale principio diventa di fatto in questo caso l’unico elemento di autoidentificazione dei singoliNon credo proprio che a produrre il discredito che oggi colpisce l’attività giudiziaria e i suoi addetti siano state le intercettazioni dal cellulare del dottor Luca Palamara, che hanno fatto conoscere a tutti il clima di intrallazzo correntizio e di collusione con la politica in cui per anni si è svolta l’attività del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).

Denise Pipitone, Piera Maggio diffida Quarto Grado: 'Frasi offensive nei miei confronti affermate con veemenza inopportuna, senza contegno' - Il Fatto Quotidiano Speranza: 'Se i numeri sono calati è grazie ai vaccini' Primarie Pd a Roma e Bologna: la vittoria di Lepore e Gualtieri

Da molto tempo, infatti, la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica quell’intrallazzo e quella collusione li intuiva benissimo, anche se preferiva non parlarne (in parte anche per paura). Le intercettazioni del cellulare di Palamara sono servite solo a confermare ciò di cui tutti o quasi erano già convinti: sulla base di un giudizio ingiustamente sommario, se si vuole, ma inevitabile, dal momento che la gravità dei fatti cancella fatalmente i pur necessari distinguo.

Ho scritto che una gran parte dell’opinione pubblica ha preferito tacere il proprio ragionato giudizio negativo sulla magistratura per paura. È così: in sostanza per la paura da parte di molti di essere identificati con la destra berlusconiana. La quale, avendo impegnato una lunga battaglia senza esclusione di colpi contro le procure, e pur avendo talvolta delle ragioni dalla sua, ha tuttavia, in questo modo, avvelenato ogni discussione con il trasformarla inevitabilmente in un plebiscito a favore o contro il Cavaliere. Ma nel braccio di ferro con Berlusconi la magistratura, se ha guadagnato il silenzio complice di molti, ha tuttavia sempre più assistito ad una trasformazione che ha finito per perderne l’anima. headtopics.com

Una trasformazione che non è partita dal suo interno ma che ha rispecchiato un cambiamento più generale del Paese. Le donne e gli uomini dell’apparato giudiziario, infatti, sono stati forse le maggiori vittime di quella duplice assenza di etica e di spirito di corpo comune a tutta la struttura socio-statale italiana nel periodo della Repubblica. Un breve salto nel passato farà capire meglio cosa voglio dire.

Ricordo bene quando molti e molti anni fa i magistrati italiani erano dei conservatori.Lo erano innanzi tutto da un punto di vista culturale, in un modo che spesso appariva perfino patetico. E naturalmente lo erano in senso politico. Ma lo erano, dirò così «naturalmente». Cioè non già perché coltivassero personali legami con la politica o con qualche partito di centro o di destra, o perché se ne attendessero qualche vantaggio o magari si sentissero impegnati in una qualche battaglia ideale a sfondo socio-politico. Erano politicamente conservatori soprattutto perché provenivano pressoché totalmente dalla borghesia, la quale allora era conservatrice, spesso e volentieri anche reazionaria. Sicché era normale, ad esempio, che nei processi a sfondo politico – penso a quelli allora frequentissimi riguardanti l’ordine pubblico - sugli imputati di sinistra grandinassero per un nonnulla anni di galera.

Poi le cose cambiarono. Grazie alla mobilità favorita dalla crescente scolarizzazione, la provenienza sociale dei magistrati così come quella di ogni altro gruppo professionale fu in buona parte liberata dagli stretti vincoli classisti precedenti

. Da un carattere dominante cetuale di tipo liberal-borghese con forti tratti reazionari la società italiana passò almeno tendenzialmente a una struttura democratico-interclassista. Sebbene con il vincolo in Italia sempre fortissimo della trasmissione ereditaria delle professioni, tutti poterono diventare giudici, medici o notai. Un fatto indubbiamente positivo ma con una conseguenza inevitabile: il venir meno all’interno delle varie corporazioni professionali di quell’omogeneità/ solidarietà di fondo che in precedenza erano assicurate dalla comune origine socio-culturale. In altri Paesi questo venir meno di valori di tipo classista nei ceti professionali e degli alti uffici pubblici, verificatosi in tutte le democrazie, è stato compensato da un insieme di altri caratteri risalenti: da una diffusa cultura civica, da un’orgogliosa deontologia delle identità professionali, da antiche tradizioni di servizio allo Stato e di spirito di corpo. headtopics.com

Olimpiadi Tokyo, Laurel Hubbard prima atleta transgender a partecipare Viva l’Italia inginocchiata (a metà): siamo sempre il Paese delle mezze misure La sai l’ultima? - Il Fatto Quotidiano

Tutte cose che per ragioni storiche da noi erano invece introvabili o solo debolmente esistenti. Sulle quali quindi la Repubblica non ha potuto contare e alle quali tantomeno essa è riuscita a dare vita. Nata dai partiti, infatti, e rimasta sempre dei partiti (anche per effetto di uno sciagurato sistema di governo), la Repubblica ha potuto trovare solo nella politica, nella politica di partito, la sua vera ragion d’essere, in un certo senso la sua ideologia fondativa. Per ragioni storiche ormai consolidate ma abbastanza uniche nel panorama europeo, nel nostro Paese la stessa Costituzione non sfugge al destino di essere oggetto da sempre di continue dispute di segno politico.

Non è dunque per caso se nella democrazia italiana anche l’ideologia strutturante della magistratura è diventata ben presto la politica. Non è per caso se una volta andata in soffitto l’antica unità classista, il ruolo e la funzione dei magistrati, ai loro stessi occhi, nei loro stessi discorsi, si sono andati caricando immediatamente di significato e contenuto politico. Se ben presto per l’identità della grande maggioranza di essi la dimensione della politica e delle relative ideologie è diventata la sola dimensione realmente significativa. Anche perché nel frattempo la politica dei partiti non lesinava certo seduzioni, minacce e allettamenti di ogni tipo avendo scoperto quale ruolo importante potesse avere (o non avere) un procuratore della Repubblica al posto giusto nel momento giusto.

Sia chiaro: è evidente che anche per ciò che riguarda la giustizia vale il principio che «tutto è politica». Ma un conto è che tale principio informi di sé la discussione sulle grandi linee generali, sulle opzioni di sistema, un conto ben diverso è che immediatamente, cioè senza alcuna mediazione, la politica diventi di fatto l’unico elemento di autoidentificazione dei singoli, del loro profilo, dei loro atti, del modo di esercitare le proprie funzioni. Secondo una deriva che rende impossibile – non bisogna stancarsi di ripeterlo – qualunque immagine d’imparzialità e che di conseguenza dissolve virtualmente ogni idea di giustizia.

Perché questo è il danno terribile occorso alla magistratura italiana: la perdita dell’immagine dell’imparzialità. Una magistratura, per giunta, apparsa finora, tranne rarissime eccezioni, totalmente ignara del problema, accecata dal suo enorme potere, trincerata in un Consiglio superiore impegnato perennemente nella bassa cucina delle nomine o nella difesa della corporazione, incapace sempre di dire un’alta parola di verità e di autocritica headtopics.com

.28 giugno 2020, 22:59 - modifica il 28 giugno 2020 | 23:00 Leggi di più: Corriere della Sera »

G7, un miliardo di dosi di vaccino saranno donate ai Paesi poveri

Leggi su Sky TG24 l'articolo G7, un miliardo di dosi di vaccino saranno donate ai Paesi poveri: la metà dagli Usa

Scusate mettiamo Borsellino,non indagava sugli assassini di Falcone? Mica erano dentro per giudicarli ,li doveva incastrare,ma non siedevano l'aula!! Ohhhhh come avete girato la storia? Dinnanzi a dove li presenti gli imputati? Dinnanzi a colleghi? Mo dagli la pena? Erano soltanto una pubblica accusa,sostituivano l'avvocato della procura.

Non hanno smarrito l'identità... Siamo noi che l'abbiamo scoperta! 🤣🤣 Mo da quando siedono in mezzo? Falcone non ha tenuto nessun processo,indagava per cazzi suoi!

“Così non si resiste, riapriamo in autunno”: 100 bar e ristoranti di nuovo in lockdownLe difficoltà dei locali dopo il lungo stop per il virus. La Regione: promozioni anche il mese prima dei saldi Se cambia il modo di lavorare ...serve adeguarsi ...cambiare lavoro ...e qui arrivò al punto ,un economia basata su locali pubblici ...non su digitalizzazione e università ...X cui riconvertire i dipendenti sarà difficile

Dalla Maturità vercellese col massimo dei voti al lavoro dei sogni: “Noi, che ce l’abbiamo fatta”La tensione dell’esame, il rituale dei tabelloni e poi l’estate più attesa prima di lanciarsi nelle sfide del futuro. Tre storie di ragazzi che ce l’hanno fatta a realizzare il loro sogno. Dopo una Maturità da cento. Anno scolastico 2018/2019. Margherita Delmastro si è diplomata con il massimo dei voti all'Alberghiero Sergio Ronco di Trino: per lei, e per molti altri studenti dell’istituto, si sono aperte le porte del mondo del lavoro addirittura prima di raggiungere la Maturità. «Già durante il periodo scolastico - racconta ora la ex studentessa - mi avevano mandato a fare uno stage di pasticceria al Platano di Villa d’Este, l’hotel di lusso sul Lago di Como. Verso la fine di giugno, poco prima del mio turno all’esame, sono stata richiamata per essere assunta. In pratica ho sostenuto la Maturità lavorando: ho gestito le partite dei primi piatti, secondi e dei dolci». Nell’ottobre scorso è finita la stagione turistica, «e ora - prosegue Margherita - avrei dovuto riprendere di nuovo negli hotel di lusso di Como, ma è tutto un po’ fermo a causa dell’emergenza coronavirus. Avevo deciso di non proseguire con gli studi, però adesso sto valutando se iniziare con Scienze dell’Alimentazione, una materia legata al lavoro». Nel frattempo l’ex allieva del Ronco è impegnata in una gastronomia di Valenza. «Ho sempre dato il massimo, sia a scuola sia sul lavoro - prosegue -, e il 100 è stato il risultato di molti sforzi e sacrifici fatti accanto i miei professori». Un’altra allieva da cento, uscita dalla scuola superiore di via Vittime di Bologna, è Loriana Bonetta, di Trino. Anche lei, come per tanti altri ex studenti o nuovi lavoratori, tutti i piani di vita sono stati stravolti dalla situazione sanitaria provocata dal coronavirus. Dopo essersi diplomata in pasticceria, Loriana, 20 anni, ha fatto il suo esordio nel mondo del lavoro in un hotel quattro stelle di Fieberbrunn, in Austria, il Family Hotel Schloss Rosenegg: qui faceva la «commis» insieme ad un altro ragazzo uscito d Dai che le patatine del Mac attendono nuovi schiavi per essere fritte. Il lockdown?

Coronavirus, bollettino: 8 morti, mai così pochi da inizio marzo. Sotto i 100 i ricoveri in terapia intensivaCala ancora la curva dei contagi: 175 nuovi casi, superati i 240.000 dall’inizio dell’epidemia

Da «Metropolis» a «Atto di Forza». Nove film di fantascienza che hanno predetto il futuroAlcune pellicole hanno anticipato i tempi e sono riuscite a fotografare la realtà dei decenni successivi Secondo me quelle menti visionarie non hanno solo predetto il futuro, hanno offerto veri e propri spunti creativi, hanno ispirato il futuro

Lezioni nei musei e aule a rotazione: la scuola riparte tra le incogniteL’accordo non cancella i dubbi dei presidi: “Adesso andrà discusso con gli enti locali” complimenti al vostro social manager: 100 tweet in 3 minuti. defollow. richiamate quando siete diventati adulti.

Sicurezza Torino, interventi dei carabinieri: quattro arrestiLeggi su Sky TG24 l'articolo Sicurezza Torino, interventi dei carabinieri: quattro arresti