Eccentrici itinerari berlinesi

Eccentrici itinerari berlinesi

10/03/2021 22.06.00

Eccentrici itinerari berlinesi

“Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato” di Gian Piero Piretto è in libreria per i tipi di Cortina

4' di letturaIn teoria è una tortura, immaginare un viaggio e non partire. Ma allora perché siamo così felici leggendo il nuovo libro di Gian Piero Piretto, fino a qualche tempo fa docente di Cultura russa e Cultura visiva a Milano, berlinese dal 2011 e oggi autore dello splendido Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato, continuazione di quello spirito generoso e antiaccademico che ha contraddistinto altre pubblicazioni, e il cuore va a Quando c'era l'URSS. 70 anni di storia culturale sovietica, e a La vita privata degli oggetti sovietici. 25 storie da un altro mondo? Siamo felici perché abbiamo scoperto un'altra Berlino, sorprendente, ai margini del tessuto urbano e a un passo dall'inconscio. Un'altra città per sfidare quell'ansia berlinese che cancella le tracce del passato nella speranza che il nuovo distragga i ricordi.

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FlâneurLe cose invece restano, se le vuoi trovare, se ti guida Piretto, se insieme diventiamo flâneur e con un neologismo flâneuse, perché le donne non sono oggetti da guardare, le donne guardano. Cosa? Come Walter Benjamin che aveva trasformato la strada in un'abitazione, Piretto ci porta dritti nella casa dei suoi ricordi, al 1979 quando giovane laureato partecipa al convegno del MAJPRAL, l'associazione internazionale dei professori di lingua e letteratura russa.

Loading...La sede era il Palast der Republik, inaugurato appena tre anni prima in uno scintillio di luci e specchi, subito ribattezzato Erichs Lampenlanden, il negozio di lampade di Erich, leggi Honecker. Basterebbe cercare questo edificio per scoprire che non esiste più, raso al suolo nel 2006, e al suo posto è stato ricostruito identico quel che era stato distrutto prima, il Castello di Berlino. Perso l'orientamento storico, volessimo capire in quale parte di città siamo, dovremmo far caso a un segno minimo, un lampione. Se lo stile è semplice, un palo sormontato da una calotta di vetro chiusa da una piastra di metallo, siamo ancora davvero a est e la conferma è la sera quando l'opalina si trasforma in un piccolo pianeta di luce, un riverbero fioco che illumina il buio. Verrebbe da dire “datemi atmosfera!”, come chiedeva la levatrice del racconto Le nozze di Čechov. Accontentati! Siamo di fronte a una delle più antiche panetterie di Pankow, da pronunciarsi senza la w, molto più elegante. Si trova al 130 di Wollankstrasse e sforna pani fragranti dal 1875. Persino le bombe della Seconda guerra mondiale, che avevano cancellato quel che c'era intorno, l'hanno risparmiata. L'atmosfera è quella di un tempo. headtopics.com

Leggi ancheLa Colonna Traiana fatta a fetteAnche il Cafè Sibylle, al 72 della Karl Marx Allee, è sopravvissuto. Deve il nome a una famosa rivista femminile della DDR degli anni '60 e allora nel locale si incontravano editori e modelle. Tra i cimeli dell'epoca, insieme a qualche traccia di affresco, il locale vanta un orecchio e un pezzo di barba della statua di Stalin che venne smantellata nella notte tra il 13 e il 14 novembre del 1961, insieme alla relativa segnaletica stradale. Il Muro era stato costruito quattro mesi prima. Poco dopo, sulla stessa via, era stato inaugurato il Kino International, aperto ancora oggi. Le prime otto file, con poltrone comodissime, erano riservate ai funzionari di partito. Resta nella storia la notte del 9 novembre quando, durante l'epocale proiezione del primo film gay prodotto nella Germania dell'Est, titolo Coming Out, giunse l'incredibile notizia che era stato aperto un varco nel Muro. Tanto per tornare indietro negli anni, e questa fluidità, questo gioco di coincidenze è uno dei doni di Piretto, val la pena ricordare che Charlotte von Mahlsdorf, prima attivista transgender nella DDR, aveva recitato un cameo nel film, nella parte della barista.

GründerzeitmuseumNella parte vera questa volta di IM, Inofizieller Mitarbeiter, collaboratore non ufficiale, Charlotte aveva fornito notizie alla Stasi, ma quel che conta oggi è che tra una denuncia e l'altra avesse raccolto gli arredi di almeno un secolo di vita berlinese. Siamo già nel museo che li conserva, il Gründerzeitmuseum, e il tesoro è il bancone di uno dei locali più malfamati e popolari della Berlino anni '20, il Mulackritze, luogo di incontro anche degli oppositori del nazismo e palcoscenico amato da Claire Waldoff e Marlene Dietrich. Una canzone unisce queste due donne straordinarie, e stonati cantiamo Das War Sein Milljöh, “questo era il suo ambiente”. E questo è il milljöh anche di Piretto che ci accompagna nel Treptower Park e insieme passeggiamo fino al gigantesco Sowjetisches Ehrenmal, il memoriale dedicato ai soldati dell'Armata Rossa caduti durante la battaglia di Berlino nel 1945. Erano migliaia e per la prima volta, nel 1947, l'Unione Sovietica, tradendo l'energia giovanile e ottimista dei suoi eroi, dovette celebrarli morti. Un cambio di passo epocale, avvio forse a una fine annunciata.

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