Draghi e la ricostruzione (in due tempi)

Draghi e la ricostruzione (in due tempi)

17/02/2021 15.28.00

Draghi e la ricostruzione (in due tempi)

Le sfide presentate in Parlamento dal premier: il superamento della pandemia e poi la gestione degli aiuti europei (con l’avvio di riforme radicali)

Implicitamente, è un invito a lasciare da parte vecchi slogan e ad abbracciare la strategia europeista che il premier offre a un Carroccio finora troppo legato all’estremismo eurofobo di alcuni partiti europei: l’unica strada per una legittimazione piena e per portare 2più Italia” nell’Ue, senza velleità nazionaliste e autarchiche.

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I suoi cinquanta minuti di discorso (leggi il testo completo), che hanno lasciato trasparire qualche momento di emozione, sono stati dedicati però soprattutto alla sfida che l’Italia ha davanti. Vaccinazioni. Scuola. Donne, con un’insistenza inedita e incoraggiante al divario salariale e di opportunità rispetto agli uomini; e con un ancoraggio alla situazione del Sud, nel quale Draghi ha legato la necessità di promuovere il lavoro femminile alla fame di sicurezza e di legalità del Mezzogiorno. Nella sua ottica, rompere la barriera tra occupazione maschile e femminile non è soltanto una questione di giustizia, né si può risolvere col “farisaico rispetto delle quote rosa”. Significa anche indebolire un’economia dell’inefficienza che produce corruzione e allontana gli investimenti esteri. È una visione insieme pragmatica e ambiziosa, che dovrà confrontarsi con un sistema politico e un’Italia tutt’altro che pronti a una sfida di questa portata.

Si tratta di una politica in due tempi. Il primo, dettato dall’urgenza, sarà quello del superamento della pandemia, con vaccinazioni veloci, capillari, da somministrare non solo negli ospedali ma dovunque sia possibile: un’imitazione del modello inglese. E già su questo c’è da capire se le persone scelte finora saranno considerate le più idonee. headtopics.com

L’unica cosa che si intuisce è che ci sarà un’accelerazione netta nelle procedure; e che su questo il governo si giocherà una parte della credibilità nei prossimi tre mesi. In parallelo si profila la gestione degli aiuti europei. E qui Draghi ha delineato uno scenario di vecchie e nuove povertà che preoccupa seriamente, citando le statistiche sconfortanti della Caritas.

Ha spiegato che “tutti i lavoratori” saranno protetti, ma che alla fine alcune categorie dovranno fare i conti con un cambiamento radicale e forse traumatico della loro occupazione. Ha ricordato l’allarme di papa Francesco sui cambiamenti climatici e sulle conseguenze che stanno causando.

Ha delineato riforme radicali,a cominciare da quella del fisco, sostituita negli ultimi decenni da leggine ad hoc condizionate dai gruppi di interessi, senza una strategia. Su questo sfondo in movimento, accelerato dalla pandemia, il premier vede un’Italia in ritardo ma forte delle sue alleanze internazionali e della voglia di riscatto.

I 209 miliardi di euro garantiti dall’Europaandranno spesi tenendo conto di queste sofferenze, e accanto a questo dell’esigenza di trasformare il Paese dal punto di vista tecnologico e digitale. L’orizzonte non è l’elezione del prossimo capo dello Stato, nel 2022, né la fine della legislatura, l’anno successivo. I traguardi di questo sforzo vanno inquadrati in un orizzonte temporale molto più lungo. Può essere sfruttato al meglio, o sciupato. Ma la cornice europea nella quale il presidente del Consiglio ha inserito il suo governo rappresenta il tentativo estremo di ancorare l’Italia a una headtopics.com

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