Dolci paradossi - La Stampa

Dolci paradossi

18.10.2019

Dolci paradossi

Siccome i nostri figli sono sovrappeso, siccome siamo tutti un po’ sovrappeso, un po’ malaticci, abbiamo dei fegati così, la pressione arteriosa eccetera, il Governo del Ricambiamento applicherà una sugar tax. Cioè la tassa sullo zucchero, che detta in italiano sa tanto di gabella da ancien régime, mentre detta in inglese, spiegava Ignazio Silone, è una stupidaggine più sopportabile. In pratica si tasseranno le bibite zuccherate, coca cola, aranciata, roba del genere, e le si tasseranno per il nostro bene, naturalmente. Se la gazzosa costerà di più, smetteremo di comprarla, ne ricaveremo una salute di ferro e camperemo cent’anni (occhio alla spesa pensionistica, però). Qui sorgono alcuni dubbi, il primo è ovvio: perché le bibite sì e le merendine no? Perché non tassare il vino, il salame, il burro d’arachidi, la crema chantilly o il motocross, che perlomeno a me farebbe molto più male del Chianti? Poi ci sarebbe da interrogarsi su un governo in licenza di questionare sui nostri menù, ma sono assiomi di liberalismo troppo fuori moda. Il terzo dubbio, invece, è di una bellezza struggente. Seguite il ragionamento di Luigi Gallo, presidente a cinque stelle della Commissione cultura della Camera: con la sugar tax, dice, contrasteremo l’obesità infantile e le malattie diabetiche, e coi soldi che arriveranno in più faremo risparmiare le famiglie su scuola e università. Eh no, delle due l’una: se la legge funziona, la scuola non rimedia un quattrino; se non funziona, risparmiamo sulla scuola quanto abbiamo speso in lattine, e restiamo pure ciccioni (on. Gallo, mi telefoni che gliela rispiego).

Siccome i nostri figli sono sovrappeso, siccome siamo tutti un po’ sovrappeso, un po’ malaticci, abbiamo dei fegati così, la pressione arteriosa eccetera, il Governo del Ricambiamento applicherà una sugar tax. Cioè la tassa sullo zucchero, che detta in italiano sa tanto di gabella da ancien régime, mentre detta in inglese, spiegava Ignazio Silone, è una stupidaggine più sopportabile. In pratica si tasseranno le bibite zuccherate, coca cola, aranciata, roba del genere, e le si tasseranno per il nostro bene, naturalmente. Se la gazzosa costerà di più, smetteremo di comprarla, ne ricaveremo una salute di ferro e camperemo cent’anni (occhio alla spesa pensionistica, però).

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Arriva la nuova Raiplay: si parte con Fiorello - La StampaDal 30 ottobre novità nella grafica e nelle funzioni. Tra queste, «Teche Rai», pieno di materiali d’archivio. «Ripartiamo da zero» ha detto lo Chief technology officer.

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La zuppa e il bosco di Satoru sbaragliano i concorrenti della “Vegetarian Chance” - La StampaTORINO. Ueda Satoru, giapponese dal cuore torinese, 33 anni, sous chef del Gardenia di Caluso, vince la sesta edizione del concorso ideato da Pietro Leemann «The Vegetarian Chance» a Torino. Leggi anche: Per tre giorni Torino è la capitale dei vegani claudia luise Dopo l'alberghiero, lavora tre anni al ristorante ... sous chef vuol dire sottocapo (cuoco) ma scritto in francese magari qualcuno non lo capisce e sembra una specializzazione rara. Piccole cose. E poi dite che abbiamo il problema delle fake news.

Al Politecnico la “top experience” del fisico Faggin - La StampaTORINO. Tutto è cominciato con un aeromodello. Il fisico Federico Faggin, classe 1941, inventore del microprocessore e sviluppatore dei primi touchpad e touchscreen, deve il suo genio a una passione dell’infanzia. «Quando ero bambino amavo gli aerei, il mio sogno era diventare pilota. La prima volta che vidi un aeromodello ne rimasi folgorato: non pensavo che un giocattolo potesse davvero volare. La mia curiosità nella progettazione è nata in questo modo, comprandomi il “manuale dell’aeromodellista moderno” per realizzare un velivolo tutto mio». Dalla Vicenza dell’immediato dopoguerra, città dove è nato, passando per la Olivetti e fino alla Silicon Valley, quella di Faggin è la storia di un mito vivente dell’informatica. Nel 1961, appena ventenne, alla Olivetti realizzò uno dei primi calcolatori elettronici sperimentale a transistori. Dopo la laurea, nel 1968, sviluppò poi uno dei processi di fabbricazione per circuiti integrati tra cui il Mos «Silicon gate technology» (Sgt), tecnologia ancora oggi in uso. Una vita all’insegna dell’eccellenza, quella di Faggin, che lui stesso ha raccontato agli studenti nell’ambito degli incontri «Top Experience» del Politecnico di Torino, serie di appuntamenti nati per offrire agli aspiranti ingegneri l’opportunità di conoscere i protagonisti delle grandi sfide della società attraverso le loro testimonianze. «Devo tutto alla smania che avevo da bambino di capire, progettare e costruire i modellini di aerei» ha detto Faggin in un’aula magna piena all’inverosimile. «All’epoca non avevo i soldi per comprarmi i prodotti già realizzati da assemblare. Facevo tutto da solo». In questo modo, «a 12 anni avevo già capito come inventare un prodotto. E quando venni assunto in Olivetti per me era già tutto facile». Dopo l’esperienza nell’azienda di Ivrea il trasferimento in Silicon Valley, California. Qui, a partire dal 1971, si dedicò alla progettazione di circuiti integrati tra cui il primo microprocessore al mondo, l’Intel 4004. «All’epoca e

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