Dal rogo alla rabbia dei parenti, il caso Thyssen spiegato in 5 punti

1.

02/07/2020 22.19.00

1.

1. Il rogo e l’indagine Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 nello stabilimento Thyssen Kruppo di Torino un getto d’olio bollente s’incendia investendo gli operai che stavano lavorando nella fabbrica. Sette di loro muoiono nel giro di un mese, uno solo riesce a salvarsi. Le indagini vengono affidate al al pubblico ministero Raffaele Guariniello. L’amministratore delegato Herald Espenhahn è accusato di omicidio volontario (per dolo eventuale considerando che non poteva non prevedere un incidente viste le condizioni dello stabilimento) e incendio doloso. Altri 5 dirigenti sono accusati di omicidio colposo e incendio colposo con l’aggravante della previsione dell’evento. Viene inoltre contestata l’omissione dolosa dei sistemi di prevenzione antincendio e antinfortunistici. 2. I processi Il 1° luglio 2008 i familiari delle vittime trovano un accordo con l’azienda per il risarcimento del danno ricevendo 12.970.000 euro. In cambio non si costituiranno parte civile. Il 15 aprile 2011 la Corte d’Assise di Torino condanna Espenhahn a a 16 anni e 6 mesi. Gli altri cinque dirigenti vengono condannati a pene che vanno dai 10 anni e 10 mesi a 13 anni e 6 mesi. Il 28 febbraio 2013 la Corte d’Assise d’Appello non riconosce l’omicidio doloso ma solo quello colposo e riduce le pene. Espenhahn viene condannato a 10 anni. Il 24 aprile 2014 la Cassazione conferma le colpe ma dispone un nuovo processo d’appello per ridefinire le pene. Il 29 maggio 2015 l’appello bis riduce le pene: Espenhahn 9 anni e 8 mesi, Marco Pucci e Gerald Priegnitz 6 anni e 10 mesi, Daniele Moroni e Raffaele Salerno a 7 anni e 6 mesi, Cosimo Cafueri a 6 anni e 8 mesi. 3. Tedeschi sempre liberi Nel novembre del 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo accoglie la richiesta presentata dai familiari delle vittime e da Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto, affinché Espenhahn e Prignitz, i due dirigenti tedeschi della Thyssen, scontino la condanna definitiva inflitta loro. A differenza degli imputati ital

1. Il rogo e l’indagineNella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 nello stabilimento Thyssen Kruppo di Torino un getto d’olio bollente s’incendia investendo gli operai che stavano lavorando nella fabbrica. Sette di loro muoiono nel giro di un mese, uno solo riesce a salvarsi. Le indagini vengono affidate al al pubblico ministero Raffaele Guariniello. L’amministratore delegato Herald Espenhahn è accusato di omicidio volontario (per dolo eventuale considerando che non poteva non prevedere un incidente viste le condizioni dello stabilimento) e incendio doloso. Altri 5 dirigenti sono accusati di omicidio colposo e incendio colposo con l’aggravante della previsione dell’evento. Viene inoltre contestata l’omissione dolosa dei sistemi di prevenzione antincendio e antinfortunistici.

L'Uomo di luglio: Romelu Lukaku in copertina Diletta Leotta vola in Turchia per conoscere la famiglia di Can Yaman: nozze in vista? - VanityFair.it Per SuperMario l’Immenso si citano Gesù, Sánchez, Kissinger e Gadda - Il Fatto Quotidiano

2. I processiIl 1° luglio 2008 i familiari delle vittime trovano un accordo con l’azienda per il risarcimento del danno ricevendo 12.970.000 euro. In cambio non si costituiranno parte civile. Il 15 aprile 2011 la Corte d’Assise di Torino condanna Espenhahn a a 16 anni e 6 mesi. Gli altri cinque dirigenti vengono condannati a pene che vanno dai 10 anni e 10 mesi a 13 anni e 6 mesi. Il 28 febbraio 2013 la Corte d’Assise d’Appello non riconosce l’omicidio doloso ma solo quello colposo e riduce le pene. Espenhahn viene condannato a 10 anni. Il 24 aprile 2014 la Cassazione conferma le colpe ma dispone un nuovo processo d’appello per ridefinire le pene. Il 29 maggio 2015 l’appello bis riduce le pene: Espenhahn 9 anni e 8 mesi, Marco Pucci e Gerald Priegnitz 6 anni e 10 mesi, Daniele Moroni e Raffaele Salerno a 7 anni e 6 mesi, Cosimo Cafueri a 6 anni e 8 mesi.

3. Tedeschi sempre liberiNel novembre del 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo accoglie la richiesta presentata dai familiari delle vittime e da Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto, affinché Espenhahn e Prignitz, i due dirigenti tedeschi della Thyssen, scontino la condanna definitiva inflitta loro. A differenza degli imputati italiani, infatti, i due manager tedeschi non hanno mai fatto un giorno di carcere. Il 28 maggio giunge la notizia dalla Germania che i due manager avrebbero fatto richiesta per la semilibertà. Il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo, spiega però come non vi siano possibilità alternative rispetto al carcere: «Il tribunale di Essen ha riconosciuto l’efficacia della sentenza torinese e quindi i dirigenti tedeschi devono scontare in carcere cinque anni, il massimo previsto dalla giustizia tedesca per l’omicidio colposo. La libertà vigilata è prevista solo dopo aver scontato metà della pena in carcere, mentre dopo due terzi esistono delle misure alternative alla detenzione». headtopics.com

4. L’emergenza CovidI due dirigenti avrebbero dovuto entrare in carcere già a marzo ma l’emergenza coronavirus ha rallentato l’esecuzione della condanna. Il 17 giugno arriva un’altra notizia dalla Germania: i due dirigenti dovranno sì andare in carcere ma potranno allontanarsi per lavorare. Sempre il procuratore generale Saluzzo spiga come in effetti in alcuni land tedeschi sia prevista questa possibilità in assenza di recidiva e se non sussistono il pericolo di fuga e di reiterazione del reato.

5. La rabbia dei parentiL’ennesima giravolta fa esplodere la rabbia dei familiari dei sette operai torinesi. «La giustizia di sconfitte ne ha subite tante, è stato un percorso a ostacoli e alla fine dell’ultimo ostacolo il risultato è stato meno importante di quanto ci aspettassimo – ha ancora commentato il procuratore generale di Torino – Comprendo bene lo sconforto e la delusione dei parenti, ma parliamo dell’esecuzione della pena regolata dalla legge di uno Stato estero, adesso non possiamo più fare nulla».

 (AGI) - Torino, 26 giu. - Il 22 febbraio 2019 la Cassazione conferma le condanne per i sei dirigenti e nel novembre dello stesso anno la Corte europea dei Diritti dell'uomo accoglie la richiesta presentata dai familiari e da Antonio Boccuzzi, l'operaio che nel 2017 sopravvisse al rogo, con la quale si chiede a Italia e Germania di applicare la sentenza di condanna definitiva del 2016 nei confronti di Espenhahn e Priegnitz, i due dirigenti tedeschi che, a differenza degli imputati italiani, non hanno mai scontato le loro pene. Il 28 maggio scorso dalla Germania giunge in Italia la notizia secondo cui Espenhahn e Priegnitz avrebbero chiesto la semiliberta' prima ancora di andare in carcere. "E' l'ennesima pugnalata al cuore - commenta Rosina Plati', mamma di Giuseppe Demasi, tra le vittime del rogo - speriamo solo che la richiesta venga respinta. Queste persone non sono ancora andate in galera e chiedono gia' la semiliberta', e' inspiegabile". Sulla vicenda interviene il procuratore generale di Torino, Francesco Enrico Saluzzo, che spiega come non vi siano possibilita' alternative rispetto al carcere per Espenhahn e Priegnitz. Saluzzo, che ha ricevuto una comunicazione da Eurojust, l'unita' di cooperazione giudiziaria dell'Unione Europea, spiega che "il tribunale di Essen ha riconosciuto l'efficacia della sentenza torinese e quindi i dirigenti tedeschi andranno certamente in carcere. Sconteranno una pena di cinque anni, il massimo previsto dalla giustizia tedesca per l'omicidio colposo. La liberta' vigilata e' prevista solo dopo aver scontato meta' della pena in carcere, mentre dopo i due terzi esistono delle misure alternative alla detenzione". I due manager sarebbero dovuti andare in carcere gia' a marzo, ma l'emergenza Covid ha rallentato l'esecuzione della condanna. L'ennesimo colpo di scena arriva qualche giorno dopo, il 17 giugno, quando si apprende che i manager tedeschi andranno si' in carcere ma potranno allontanarsi per lavorare. Il pg Saluzzo spiega come in effetti in alcuni land tedeschi sia prevista questa possibilita' in assenza di recidiva e se non sussistono pericolo di fuga e di reiterazione del reato. La notizia scatena la rabbia dei parenti, che il giorno dopo si recano in Procura per un incontro con il procuratore generale. "La giustizia di sconfitte ne subisce tante - dice Saluzzo ai cronisti - e' stato un percorso a ostacoli e alla fine dell'ultimo ostacolo forse il risultato e' stato meno importante di quanto ci aspettassimo". Il procuratore aggiunge: "Comprendo bene lo sconforto e la delusione dei parenti, ma parliamo dell'esecuzione della pena regolata dalla legge di uno Stato estero, adesso non possiamo piu' fare nulla". I parenti si allontanano in lacrime dal tribunale e chiedono l'incontro con il governo, arrivato nove giorni dopo. (AGI)To2/Mav

Leggi di più: La Stampa »

Noi domani, la scuola che verrà. Le animazioni tratte dal concorso di scrittura Zanichelli -Scuola Holden | Sky TG24

Sky TG24 ha tradotto in illustrazioni animate due tra gli scritti scelti e poi pubblicati sul sito Zanichelli (qui potete leggere tutti i testi). Le due puntate della serie NOI DOMANI sono a cura di Andrea Dambrosio e Fabio Vitale.

Il lockdown, grande occasione per l’ecommerce: il boom eBay (e il caso Macai)Durante l’isolamento i consumatori online sono diventati 1,3 milioni in più di prima e hanno comprato soprattuto prodotti per l’igiene personale e per tenersi in forma morte per gli altri.... Grande occasione per chiusura piccoli commercianti, ristoranti etc

Katy Perry racconta il suo 2017, tra separazione da Bloom e la battuta d'arresto nella carrieraKaty Perry. Il 2017 è stato l'annus horribilis per la cantante: si è separata dall'uomo che amava e anche la sua carriera ha avuto una battuta d'arresto.

L’amore puro di Maria nella penna dell’Alberti - Il Fatto QuotidianoMichela Murgia ha inaugurato la collana di Marsilio, “Passa parola”, originale iniziativa che si propone di accoppiare libri inediti di scrittrici e scrittori a classici del passato, attraverso scelte di stile e di gusto personali, a rappresentare, appunto, un ideale passaparola, da sempre lo strumento più artigianale ed efficace capace di fare la fortuna di … «C’è sempre qualcuno a scovare la presenza del divino nel prossimo»

Dal makeup al parrucchiere: le spese che il lockdown ha reso meno importantiSu un forum britannico alcune donne hanno rivelato che nel post lockdown hanno limitato vestiti per i bambini, makeup e parrucchiere

Lega in soccorso di Esselunga: l’aiutino per aprire il megastore - Il Fatto QuotidianoUna variante “ad aziendam”. Una modifica urbanistica voluta dalla Lega per indebolire Conad e favorire Esselunga. L’ultima battaglia dei supermercati va in scena a Forlì, storica roccaforte della sinistra conquistata nel 2019 da una coalizione guidata dal salviniano Gian Luca Zattini. Il Fatto ha ottenuto l’audio di una riunione della Lega tenutasi il 22 maggio … Lo sappiamo tutti che le Coop hanno sempre operato sul mercato in condizioni di vantaggio rispetto alla concorrenza per motivi meramente politici: marcotravaglio Eh già...in Emilia e Romagna non si muove foglia che coop rossa non voglia! Al sud si chiama maffy... Almeno un po’ di sana concorrenza alla Coop e al Conad. Vi dispiace per caso?

Scaccabarozzi: “Ecco quando arriverà il vaccino anti-Covid” - Il Sole 24 OREParla l'amministratore delegato di Janssen, azienda italiana del gruppo farmaceutico Johnson & Johnson che produce ogni anno nei suoi stabilimenti di Latina dai 4 ai 5 miliardi di compresse l'anno, distribuite per il 90% all'estero