“Cuties”, le piccole ballerine punite dalla censura preventiva

Dopo l’ultimo libro di J.K. Rowling, anche sul film prodotto da Netflix si abbatte la furia del perbenismo via social

12/10/2020 11.50.00

Dopo l’ultimo libro di J.K. Rowling, anche sul film prodotto da Netflix si abbatte la furia del perbenismo via social.

Dopo l’ultimo libro di J.K. Rowling, anche sul film prodotto da Netflix si abbatte la furia del perbenismo via social

10:10Che tristezza questo andazzo di condannare un libro senza averlo letto (vedi l’ultimo di J. K. Rowling, alias Robert Galbraith) e mettere al bando un film senza averlo visto. Il meccanismo perverso che regola la diffusione delle fake news ha infestato (sta infestando?) anche il mondo delle creatività e dei prodotti culturali, trasformandosi in una sorta di censura preventiva.

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L’ultimo caso di censura preventiva è quello del film “Cuties”, premiato al Sundace Festival, al centro di una polemica insensata. Il film francese (in originale “Mignonnes”) della regista Maïmouna Doucouré, nata e cresciuta a Parigi da genitori di origine senegalese e già vincitrice di un premio César con il corto “Mamans” racconta la storia di Amy, ragazzina musulmana senegalese di 11 anni che rifiuta i valori tradizionali della sua famiglia di origine e cerca l’amicizia con un gruppetto di coetanee emancipate, un po’ ribelli, che si allenano per la gara di ballo della scuola. Netflix è stata costretta a rimandarne l’uscita per via della locandina dove le aspiranti ballerine sono fotografate in pose sexy e tutine da cheerleader, immagine accusata di “mercificare il corpo delle preadolescenti”.

Il film in America è finito nel mirino della destra trumpiana, che come si sa ha gruppi di censori molto agguerriti che si muovono a testuggine sui social, al punto che schiere di decerebrati hanno aderito alla campagna #cancelnetflix, per annullare l’abbonamento alla piattaforma. Netflix si è trasformato il Pedoflix, il web è stato inondato dalle mail di disdetta, è partita anche una campagna su Change.org che ha sorpassato il mezzo milione di firme per chiedere il ritiro della pellicola. Per questa tempesta sui social la scorsa settimana Netflix ha perso 9 miliardi di dollari ed è stata costretta a cambiare locandina, rimandare l’uscita del film, cospargersi il capo di cenere e chiedere scuse. headtopics.com

C’è un piccolo problema. Che Cuties non è affatto una pellicola scandalosa. Che non ci sono corpi di ragazzine mercificate. Al contrario. Il film è proprio la denuncia della mercificazione del corpo delle preadolescenti. Ma non importa. Quello che conta è salire sull’onda dell’indignazione, a prescindere e soprattutto senza averlo visto. Chi si è indignato ha giudicato solo da un poster, che forse - anzi sicuramente - non è stata la scelta più opportuna, ma non in quanto scandaloso, piuttosto perché fuorviante rispetto al messaggio del film.

Un film, Cuties, che andrebbe fatto vedere a tutte le ragazzine nell’età difficile del passaggio dall’essere bambine a quella in cui si diventa piccole donne. E’ un film sulla rabbia e sulla solitudine, sull’accettazione da parte degli altri, sul bullismo a scuola, su una periferia francese dove le seconde generazioni sono scisse tra i messaggi del mondo occidentale e i valori e i costumi delle famiglie di origine, con tutto il retaggio arcaico - nel caso di Amy  - di crescere in una comunità musulmana dove la vecchia zia insegna alle donne a sottostare ai mariti e che la bigamia è un valore riconosciuto. Per Amy tutto ciò è difficile da accettare. E un telefonino rubato a un cugino diventa la sua finestra su un mondo tutto nuovo, fatto di selfie scattati in bagno con la bocca a culetto di gallina e di video di balletti sexy eccetera. Quelle mosse diventano la sua forma di emancipazione e di ribellione, tramite strumenti che non padroneggia completamente, e che infatti le si ritorceranno contro.

Ma queste bambine, perché a 11 anni che si atteggiano a piccole dive sexy non sono altro che bambine, sono così ingenue da fare tenerezza. Così ingenue che a un certo punto, una delle quattro aspiranti ballerine, quella che sembra la più scafata, gonfia a mo’ di palloncino un preservativo usato raccolto per terra. Lo fa perché non sa neppure cosa sia un preservativo. La scena successiva è in bagno, con le altre che provano a lavarle la bocca con la spugnetta e il sapone, per pulirla dalle malattie e dallo schifo.

Se le undicenni ballano e twerkano in stile Khardashian, ispirandosi a pose sexy o addirittura porno che qualunque undicenne dotata di telefonino trova facilmente su internet, è giusto parlarne proprio per denunciare la ipersessualizzazione delle preadolescenti. headtopics.com

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