Torino

Custodiva eroina e denaro degli spacciatori, arrestato - La Stampa

Aveva in casa a Torino 2 chili e 700 grammi di droga

05/02/2020 14.04.00
Torino

Aveva in casa a Torino 2 chili e 700 grammi di droga.

Aveva in casa a Torino 2 chili e 700 grammi di droga

11:02TORINO.  Nascondeva nel suo appartamento a borgo San Paolo droga e denaro del traffico di stupefacenti gestito da gruppi nigeriani. U.L., 43 anni, incensurato e regolare in Italia, era soprannominato il 'custode'. Lunedì 3 gennaio è stato arrestato dalla polizia. In casa, gli investigatori della Squadra Mobile hanno sequestrato, conservati in sacchetti trasparenti termosaldati, 2 chili e 700 grammi di eroina purissima (che lavorata avrebbe raggiunto i 4 chili). Un carico che, venduto, avrebbe portato un guadagno oltre 100 mila euro.  Gli agenti della sezione «Falchi» hanno trovato anche 27.735 in contanti.

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«Questo è un sequestro particolare. Generalmente i gruppi nigeriani si occupano del traffico di cocaina - spiega Marco Martino, dirigente della Squadra Mobile - Le indagini proseguono per risalire alla rotta dello stupefacente, che potrebbe essere quella del Sud - Est asiatico». Negli ultimi sei mesi la polizia torinese ha sequestrato 106,3 chili di cannabinoidi, circa 30 chili di cocaina, 1,4 di eroina e 0,5 grammi di droghe sintetiche. Negli ultimi quattro giorni, le Volante hanno arrestato per spaccio venti persone. 

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La passione, la morte, il peccato: a Torino è di scena la monaca di Monza - La StampaTORINO. «Io li chiamo, li invito a tornare dal mondo dei morti: e loro arrivano». Ristretti nelle teche, uno accanto all’altro per formare il triangolo del peccato e della passione che produce sangue: due assassini e la vittima. Ciascuno nella sua cabina da quiz tv: sono i «resuscitati» di Giovanni Testori nella sua rilettura de «La monaca di Monza» scritta nel ‘67, ispirata alla figura storica di Marianna de Leyva primogenita di un nobile spagnolo più che alla creatura manzoniana. Una donna seicentesca emblema della costrizione interpretata da Federica Fracassi, protagonista dello spettacolo che alle 21 di stasera, 5 febbraio, va in scena al Teatro Astra di Torino (via Rosolino Pilo 6), con repliche sino a domenica 9 febbraio e l’adattamento e la regia di Valter Malosti. Qual è la domanda che più pesa sulla coscienza della monaca? «Lei vuole ricostruire ciò che è stato e si domanda come Dio permetta tanto dolore per far sentire viva tanta passione. E pesa anche la riflessione sul perché Dio non si sia fatto come gli uomini». Siete interpreti di un credo dibattuto di Giovanni Testori, in un testo scritto nel 1967? «E’ un testo di quel periodo e che comunque guardava avanti, oltre. Testori è un credente ma fa a botte con Dio, questo suo lavoro è una preghiera e una bestemmia». Qual è stata la porta drammaturgica per entrare nel peccato? «Io parto sempre senza mai giudicare i miei personaggi, che comunque amo difficili, un po’ neri, e in questo caso è una donna dal carattere complesso e che vive per l’amore, la passione: l’unica cosa che le dia il senso della vita. Altrimenti sarebbe stata una rinchiusa in convento come aveva scelto per lei il padre. E per quella passione accetta la morte: del figlio di cui sotterra il feto nel convento con il suo amante, della conversa per cercare di non far scoppiare lo scandalo sulla sua relazione con Osio». Il pentimento non è contemplato? «In lei è un sentimento che non esiste: solo passione e morte». E la figura maschile, è un d