Covid, le dieci cose che il governo deve fare per evitare la terza ondata

Covid, le dieci cose che il governo deve fare per evitare la terza ondata

29/10/2020 16.20.00

Covid, le dieci cose che il governo deve fare per evitare la terza ondata

Dieci scienziati, tra cui Crisanti, redigono un documento e spiegano nel dettaglio gli errori commessi e come l’Esecutivo dovrà reagire. «Rischiamo un terzo evento pandemico»

14:10Ma davvero questa seconda ondata pandemica si poteva evitare? Ora che ci siamo dentro in pieno, con l’Europa piegata dalla conta dei contagi e dei morti, è tardi. E allora, a che cosa sono valsi i sacrifici fatti nei mesi passati? Dove abbiamo sbagliato? Che errori sono stati fatti e poi, purtroppo, ripetuti? Ce ne sono una serie, come vedremo. Li metteremo in fila cercando di capire cosa è necessario fare e cosa dovremo evitare di fare, una volta terminata la seconda ondata,  per scongiurare una terza ondata.

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La strada la indicano un gruppo di studiosi, tra i quali c’è anche  Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia e direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova che, assieme ad altri 9 ricercatori, docenti universitari ed esperti, ha firmato un documento inviato al governo. Ora che è riesplosa la pandemia, la sensazione è che i sacrifici degli italiani, reclusi per 2 mesi fra marzo e aprile, siano stati gettati alle ortiche. Cosa dobbiamo fare, allora? Gli scienziati firmatari del documento parlano di «operazione verità» che individui gli errori commessi «non solo perché ciascuno si faccia carico delle proprie responsabilità, ma soprattutto per evitare il ripetersi di simili errori». «Perché se dovessimo ripeterli in futuro – scrivono – in futuro, domata la seconda ondata, potremmo trovarci a dover fronteggiare la terza».

Si guarda innanzitutto a quei Paesi che, meglio di noi, hanno gestito la pandemia in modo più efficace. Citano, i 10 scienziati, i paesi asiatici (ma anche di Australia e Nuova Zelanda), che hanno combattuto l’epidemia con molto più successo di noi, doveva insegnare qualcosa. Per non parlare di quella dei paesi europei che, come la Germania (ma non solo la Germania), hanno avuto maggiore successo di noi nel contrasto dell’epidemia e nella difesa dell’economia. «Soprattutto, è il caso di ricordare che in Italia sono stati prodotti diversi studi e documenti che in tempi utili indicavano ai decisori politici quel che stava effettivamente accadendo, e la strada da imboccare per evitare di ritornare in una situazione drammatica quale quella sperimentata nella prima parte dell'anno. Perché sostenere l’economia e tutelare la salute non sono due obiettivi inconciliabili, ma due processi strettamente interdipendenti: l’economia funziona solo se la gente non ha paura, e la gente non ha paura solo se l’epidemia è sotto controllo». Il fatto che oltre alla pandemia del Covid ci troviamo ad dover gestire anche la pandemia della paura è ormai evidente. «La situazione di panico generalizzato che, al di là delle chiusure più o meno severe e più o meno tempestive, sta investendo gli italiani in questi giorni, è il frutto amaro degli errori e delle omissioni dei mesi estivi, quando molto si poteva fare e poco è stato fatto».

Ma veniamo al punto. Gli scienziati firmatari del documento partono da questo passaggio: a chi spetta governare l’epidemia? E’ evidente che tocchi allo Stato, che deve però definire le norme generali e per conseguenza, in termini amministrativi, il coordinamento dell'azione delle istituzioni regionali a tutela della salute. «Lo Stato ha, in altre parole, anche il compito di garantire l’efficacia della azione amministrativa in suddetta materia». Ma l’articolo 120 della Costituzione comma 2 riserva «al Governo il compito di sostituirsi agli organi regionali e comunali laddove lo esiga la tutela della incolumità e della sicurezza pubblica». Premessa utile, ma in concreto, dove si è sbagliato? Quali errori sono stati fatti e quali passaggi è necessario fare per evitare una terza ondata?

Ecco le dieci cose da fare (e che non sono state fatte)1) Tamponi di massa, nel quadro di una strategia rigorosa di "sorveglianza attiva"Francesco Curcio e Paolo Gasparini, per Lettera 150, avevano reso pubblico il 19 maggio scorso un concreto modello organizzativo per realizzare circa 1.3 milioni di tamponi al giorno. «Una capacità così ampia di fare tamponi rallenterebbe ancora oggi il diffondersi dell'epidemia. I costi sono compatibili: un tampone rapido costa circa 4 euro» dicono gli studiosi. Che citano l’esempio della città cinese di Qingdao che, su una popolazione di 9 milioni di abitanti, ha effettuato oltre 3 milioni di tamponi in un solo giorno (come ha riportato l’agenzia Agi il 13 ottobre).

2)A scuola in sicurezza Alla ripresa di settembre – scrivono ancora nel dossier - la maggior parte delle scuole non è stata in grado di ridurre il numero di alunni per classe (come avvenuto in molti paesi europei), né di garantire la misurazione della febbre, né di gestire i sospetti positivi. Non era, in una prima fase, nemmeno previsto l'obbligo delle mascherine chirurgiche in classe. «I ragazzi arrivano a scuola ammassati sui bus, perché – non essendo stata rafforzata la rete dei trasporti locali – nessuno si preoccupa di far rispettare la (blanda) regola che imporrebbe di non occupare più dell’80% dei posti».

3) Un database pubblicamente accessibile con tutti i datiE’ un elemento considerato necessario per affrontare efficacemente l’epidemia. «La lotta contro l'epidemia si vince partendo dalla conoscenza dei dati epidemiologici indispensabili per capire per esempio i canali di trasmissione del virus oppure per organizzare una rete efficiente di tracciamento dei contatti» scrivono gli scienziati. E sottolineano come da giugno scorso l'Accademia dei Lincei, fra i tanti, «aveva chiesto al governo che fossero raccolti e messi a disposizione della comunità scientifica i dati epidemiologici. Ciò non è avvenuto. Ad oggi ancora molti dati essenziali per la lotta al virus sono sconosciuti». Quanto ai dati della Protezione Civile, «è incredibile che le poche informazioni fornite siano del tutto indisponibili a livello comunale, e che a livello provinciale l’unico dato fornito sia quello dei nuovi casi».

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4) Il tracciamento come strumento di controllo della trasmissione del virusLa capacità dei Paesi dell'est Asia di tenere sotto controllo il diffondersi dell'epidemia «è legata innanzitutto al tracciamento dei contatti dei positivi. Il governo aveva promesso un sistema efficace di tracciamento informatico. L'app Immuni non ha funzionato.

5) Non chiudere un occhio sugli assembramenti, effettuando controlli massicci e sanzionando le violazioniAltro tema caldo. Assembramenti e movida. Cosa serve? «Per tutta l’estate si moltiplicano gli assembramenti, in particolare quelli legati alla movida e ai divertimenti di massa, ma né la polizia locale, né le forze dell’ordine vengono mobilitate per fare rispettare le regole: il numero di controlli si riduce di circa l’80% rispetto ad aprile. Nemmeno a Ferragosto, quando i rischi per la salute sono diventati evidenti a tutti, viene disposta la chiusura delle discoteche, che entra in vigore solo dopo aver concesso l’ultimo weekend di divertimento (14-15-16 agosto)».

6) Mantenere la promessa di creare 3.500 nuovi posti di terapia intensivaIl capitolo terapie intensive è sempre al centro del dibattito. «Ad oggi si stima che solo 1.300 dei 3.500 posti aggiuntivi di terapia intensive, previsti dal governo a maggio scorso, siano operativi». Solo il 12 ottobre – fanno notare i 10 scienziati  – si è chiuso il bando di gara per le nuove postazioni.

7) Garantire un adeguato distanziamento su tutti i mezzi pubbliciAltra questione che esaspera i dibattiti non solo tra maggioranza e opposizione ma nel Paese. Cosa è stato fatto per il distanziamento nei mezzi pubblici? Evidentemente poco, vista la situazione che, ora, è sotto gli occhi di tutti. «I mezzi pubblici possono essere un importante luogo di diffusione del contagio. Nonostante ciò il Governo, d'intesa con le Regioni, si è limitato a stabilire una capienza massima per mezzo pubblico pari all'80%, una capienza che non consente un adeguato distanziamento». Sul capitolo finanziamento e sostegno a Regioni e Comuni: «Non è stato previsto un finanziamento straordinario specifico, né è stato esercitato alcun coordinamento per indurre Comuni e Regioni a dotarsi di nuovi mezzi utilizzando le procedure d'urgenza di cui all'art. 63 del Codice appalti, che avrebbero consentito di espletare le gare in circa un mese». Dall’assunzione di conducenti, a bandi straordinari per contratti e tempo determinato o al sostegno finanziario in convenzione con le compagnie dei taxi. Cosa è stato fatto? E ancora: perché non sono stati riaperti al traffico i centri storici, alleggerendo così la pressione sui mezzi pubblici? 

8) Assicurare un'adeguata e tempestiva disponibilità di vaccini anti-influenzali, anche nelle farmacie In molte regioni italiane mancano i vaccini contro l'influenza. Le quantità disponibili sono insufficienti anche per una parte della popolazione anziana. «Non si trovano nelle farmacie. Molti cittadini, dopo mille raccomandazioni a vaccinarsi, non saranno in grado di farlo. Per fronteggiare l'emergenza si dovevano centralizzare le procedure di acquisto a livello nazionale».

9) Mettere i medici di base in condizione di visitare i pazienti Covid, dotandoli dei necessari dispositivi di protezione individualeLa testimonianza del primario di Oncoematologia all’ospedale di Piacenza Luigi Cavanna ad Italia Oggi del 13 giugno scorso, «l'esperienza delle cure domiciliari anti-Covid ha consentito di ridurre sensibilmente i ricoveri ospedalieri e la mortalità». «Le unità speciali di continuità assistenziale per le cure domiciliari sono poche e male organizzate. Occorreva un intervento governativo che innanzitutto finanziasse questo servizio e ne garantisse la efficacia su tutto il territorio nazionale coinvolgendo direttamente i medici di base dotati di adeguate protezioni». «Nonostante le promesse di rafforzare la medicina territoriale, ancora ad oggi (28 ottobre) i medici di base non sono in condizione di visitare a domicilio i loro pazienti sintomatici, né di effettuare tamponi».

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10) Luoghi dove poter trascorrere la quarantena senza contagiare famigliari conviventiIl governo aveva promesso i Covid-hotel e questo è un fatto noto. In estate con il decreto legge 34 – scrivono nel dossier – la gestione è passata dalla Protezione Civile alle Regioni. Asl e Ats stanno lanciando soltanto ora bandi per stipulare convenzioni con hotel e altre strutture.

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