Cei, Mediterraneo

Cei, Mediterraneo

Costruire ponti per rendere il Mediterraneo una frontiera di pace

19/02/2020 20.05.00

Iniziativa della cei a Bari fino al 23 febbraio Mediterraneo

La posizione geografica e strategica del Mediterraneo fa sì che molti paesi europei siano bagnati dalle acque del Mare Nostrum, grazie alla conformazione del bacino e alle molteplicità di relazioni dirette, che costituisce il senso della riscoperta e dell’importanza della sua unicità. Per questo è stato da sempre luogo di transiti, scambi, e talvolta anche conflitti. La storia ci insegna che nessun impero, neanche quello romano, è mai riuscito a dominare stabilmente il Mediterraneo che nel corso dei secoli ha messo sempre in contatto popoli e civiltà diverse, segnando un vero e proprio"mare fra le terre" nel quale tradizioni, religioni e culture differenti possono interagire ed arricchirsi del confronto reciproco.

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“Mediterraneo frontiera di pace” è il titolo dell’incontro di riflessione e spiritualità tra i vescovi cattolici dei 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Europa, Balcani, Medioriente, Africa del nord). L’iniziativa è stata organizzata dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), si tiene a Bari, che diventa dal 19 al 23 febbraio centro del Mediterraneo. Il forum vede la partecipazione anche di Papa Francesco che celebrerà la messa domenicale.

Il 2019 è stato un anno controverso. In l’Italia sono arrivati via mare poco più di undicimila persone. Il calo delle presenze dei disperati sulle nostre coste è dovuto principalmente al blocco in partenza dalla Libia: una situazione di terrore per gli immigrati, che scappano da torture, stupri e abusi. Sempre nel 2019 gli immigrati arrivati sulle coste europee sono stati 123 mila, rispetto ai circa 141 mila del 2018. Nel primo mese del 2020 sono sbarcate in Italia 1.340 persone, un incremento del 570% rispetto a gennaio 2019, e del 130% rispetto a dicembre dello stesso anno. headtopics.com

L’Europa rispondeva al problema trovando sistemazioni-accordo fuori dai suoi confini, riportando gli immigrati in Turchia, Libia, Marocco, Tunisia, Niger e Sudan. Oggi Il Mediterraneo è segnato da una profonda frattura, come un luogo di violenza, di disuguaglianze, di sfruttamento e di interessi, non volti al bene comune, ma alla logica del più forte, senza attenzione e cura per i più deboli.

Il primo viaggio di papa Francesco fu all’isola di Lampedusa, luogo di sbarco di migliaia di rifugiati provenienti dal Medio Oriente. Lì si rivolse all’Europa con una drammatica domanda che si trova nella Genesi: “Caino, dov’è tuo fratello?” Il grido del suo sangue è giunto fino a me” parole che risuonano ogni volta che papa Francesco denuncia il traffico di persone, la prostituzione forzata e lo sfruttamento del lavoro, piaghe consolidate di questo XXI secolo. Le persone morte in questi ultimi cinque anni nel Mediterraneo (dal 2014 al 2019) sono più di 15 mila, oltre a quelle di cui non siamo a conoscenza.

Il continente europeo è bagnato di relativismo, ma gli immigrati che arrivano e bussano alle nostre frontiere sono intrisi di religiosità e un forte senso della famiglia. I bambini che frequentano il catechismo nelle nostre parrocchie, soprattutto in periferie, raggiungono in alcune città circa il 50%, figli di genitori stranieri, una mano santa che cade dal cielo. Oggi, sebbene aumentino le critiche e lo scetticismo, è chiaro il bisogno di nuove energie morali, per vincere la stanchezza di una società invecchiata e rinunciataria, nonché bisognosa di cuori giovani, capaci di passione e di sacrificio.

Volere la pace, promuovere la pace, essere strumenti di pace: siamo qui per questo”, ricordava Francesco all’incontro interreligioso ad Abu Dhabi. “Senza esitazione sia condannata ogni forma di violenza, perché è una grave profanazione del Nome di Dio, che è spesso utilizzato per giustificare l’odio e la violenza contro il fratello. Non esiste violenza che possa essere religiosamente giustificata”. Un messaggio e un invito chiaro al rispetto della dignità di tutti e alla costruzione di ponti. Proprio nell’Unità delle differenze avvengono le relazioni, uno dei capi saldi della cristianità. L’Italia e l’Europa hanno fortemente bisogno di un pensiero giovane, capace di intuire soluzioni nuove per i grandi problemi che le vecchie generazioni hanno causato - afferma la CEI - L’Italia ha un bisogno forte dell’Europa, e l’Europa ha una necessità vitale dell’Italia. Aggiunge il Card. Bassetti: “Non ci guadagnerebbe nessuno da un ipotetico distacco. Un distacco che, tra l’altro, da un punto di vista storico, geografico, spirituale e culturale non ha alcuna ragion d’essere”. headtopics.com

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Abbiamo incontrato Vincenzo Corrado, primo laico Direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della CEI (Conferenza Episcopale Italiana)Il Mediterraneo è diventato luogo di conflitto più che di Pace. Cosa ne pensa?Uno dei motivi per cui Il Mediterraneo purtroppo è teatro di scontri è dovuto agli interessi particolari che in un certo senso sono favoriti dalla ricchezza che esso stesso offre. In questo senso diventa oggetto di interesse nello scacchiere internazionale. Per favorire lo sviluppo della popolazione del Mediterraneo serve un’attenzione particolare, una visione umana, non quella che risponda ai propri bisogni. Gli investimenti che vengono fatti devono tenere conto dei bisogni della gente del posto. Altrimenti rimaniamo sempre in una logica di colonizzazione.

Ma è solo quello?Inoltre il Mediterraneo è anche testimone di quanto sia difficile bagnare terre diverse con lo stesso flusso di acqua. È diventato una sorta di inconscio in cui vengono registrate le fratture che vivono tutti i paesi rivieraschi, tutti i paesi che in qualche modo vengono dissetati dalle sue acque. È ormai noto a tutti purtroppo come la situazione di crisi, di sviluppo, di disuguaglianze, di sfruttamento, di persecuzioni siano un tutto uno con questo mare. Abbiamo davanti a noi la Libia, l’Africa settentrionale, la Turchia, la Grecia che ha vissuto una forte crisi; i Balcani, che hanno vissuto una crisi che ha frantumano anche intere identità. Per non parlare poi della crisi di fiducia nei paesi europei che viene registrata. E quel Mediterraneo continua a essere testimone di tutto ciò che siamo oggi.

Cosa propone la CEI con questo Forum?La CEI con questo incontro cerca di dare una risposta, non una risposta univoca, ma la sintesi di un ascolto. La CEI, su intuizione del Cardinale Gualtiero Bassetti, si è fatta promotrice di questo incontro che vedrà riuniti tutti i vescovi del Mediterraneo. L’idea di fondo è quella di mettersi all’ascolto, di ascoltarci reciprocamente, e attraverso la voce dei vescovi ascoltare la voci delle popolazioni; mettere a fuoco quali sono le problematiche, ma anche le ricchezze. Molto spesso noi dimentichiamo che il Mediterraneo è anche fonte di ricchezza, di storia, civiltà, cultura, proprio questo vuole essere l’incontro, che possa anche aprire uno spiraglio di pace.

Con l’arrivo degli immigrati sulle nostre coste abbiamo chiuso le frontiere. Cosa ne pensa?Pensare di poter ridurre il problema migratorio a un semplice slogan “porti chiusi” o “frontiere chiuse” è fuorviante. Ovviamente l’approccio deve essere coniugato insieme a quella umanità che di fondo contraddistingue le azioni che riguardano la persona umana. E questo è fuori di discussione. Invece sarebbe insensato potersi approcciare a un tema così vasto con una visione riduttiva, che non tiene neanche conto di quelle che sono le radici che favoriscono queste onde migratorie. Papa Francesco ha parlato in diverse occasioni, tracciando quelle che sono le motivazioni: diseguaglianza, tratta di essere umani, disparità, crisi che riguardano anche il lavoro. Ma per poterle affrontare serve una lucidità, anche politica, che tenga conto di tutto il complesso che sta sotto la questione migratoria. Quello che a noi sta a cuore, come Chiesa, è che questo approccio deve essere sempre umano, davanti alle sofferenze dei nostri fratelli dobbiamo rimanere sempre come scudi umani. headtopics.com

Secondo Lei, perché ci angosciano così tanto gli sbarchi degli immigrati sulle nostre coste?Innanzitutto la paura fa parte dell’uomo, ma poi c’è una paura di fondo che attanaglia, paralizza e che molto spesso sfocia in parole di odio. Questa paura si fomenta nel momento in cui ci troviamo davanti a qualcuno che riteniamo possa, in un certo senso, destabilizzare le nostre certezze. La capacità invece deve essere quella di traghettare questa paura in una motivazione che ci possa far comprendere meglio chi abbiamo di fronte e perché è arrivato a chiederci aiuto.

Che ruolo ha la politica nella formazione dell’idea che ha la gente dell’immigrazione?I nostri politici dovrebbero avere uno sguardo più ampio su tutte le realtà tale da includere l’area delle problematiche, ma anche quella delle ricchezze, avere la capacità di fare dei progetti, e di dare delle risposte al di là del momento presente. Siamo abituati a programmare risposte che ovviamente cercano di rispondere ai problemi che abbiamo di fronte, vivendo così un po’ alla “spicciola”. Poi dobbiamo stare attenti alla narrazione, alle parole che si utilizzano per descrivere quello che dovrebbe essere il vero problema. La politica con la “P” maiuscola è quella che riesce ad avere a cuore i problemi della gente, lavorando su progetti grandi, capaci di dare risposte andando oltre, al di là, del momento presente.

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Secondo Lei, che ne pensano gli altri paesi del Mediterraneo dell’immigrazione?Riguardo il tema sicuramente ci sono differenze di vedute. L’informazione che circola sui paesi dei Mediterraneo riflette un vizio di forma. Riusciamo a venire a conoscenza dei fatti e delle persone solo per sentito dire: metterci all’ascolto, sentire i racconti, dare voce viva a chi abita in questi contesti sarà una prerogativa per conoscere meglio, per venire a contatto con le problematiche reali. I paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono accumunati tutti dagli stessi problemi: sofferenze, emigrazione giovanile.

Papa Francesco ha detto di non lamentarsi perché è inutile, soprattutto quando le cose non vanno bene. Anzi ha chiesto di fare proposte concrete che possano essere utili a risolvere i problemi dell’Umanità. Vi siete sentiti chiamati in causa?

Il messaggio è stato piuttosto una consegna, un consiglio di Papa Francesco nella fase progettuale dell’incontro. Ovviamente come dare torto a questa esigenza. Dal Forum, che nasce dall’ascolto reciproco, dovranno uscire tracce concrete di un cammino da percorrere, percorsi che hanno il potenziale di andare oltre l’emergenza del momento, disegnando uno scenario possibile di comunione tra tutte le chiese del Mediterraneo. Riuscire ad individuare le problematiche in comune, ci auguriamo che possa portare a sviluppare una riflessione comune. È necessario darsi una tempistica e prendersi a cuore la risoluzione di alcune criticità; incontrarsi, ascoltarsi e conoscersi è sempre uno stimolo in più. Ma il fatto di mettersi all’ascolto dell’altro è già un primo traguardo raggiunto.

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Sky TG24 ha tradotto in illustrazioni animate due tra gli scritti scelti e poi pubblicati sul sito Zanichelli (qui potete leggere tutti i testi). Le due puntate della serie NOI DOMANI sono a cura di Andrea Dambrosio e Fabio Vitale.

Signori prelati, cominciate ad accogliere nelle vostre regge, dove vivete negli agi e ben protetti. Cominciate a camminare sui marciapiedi, senza guardie del corpo, dove si puo' rischiare anche la vita, lasciando i sedili ben imbottiti delle vostre lussuose auto. Basta blaterare! Dal Vaticano a Tripoli.. Diretto e senza uscite... Che gli riempiano castel Gandolfo l attico di Bertone ecc ecc allora si può fare

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