Coronavirus, Cgia

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Coronavirus. Cgia: 'A rischio quasi 300mila microimprese e 1,9 milioni di addetti'

#Coronavirus. #Cgia: 'A rischio quasi 300mila microimprese e 1,9 milioni di addetti'

06/02/2021 12.24.00

Coronavirus . Cgia : 'A rischio quasi 300mila microimprese e 1,9 milioni di addetti'

I settori produttivi più interessati sono il tessile, l’abbigliamento, la stampa, i mobili e l’edilizia'. Nel settore dei servizi, invece, 'si distinguono le difficoltà della ristorazione, degli alloggi/alberghi, del commercio dell’auto e altri comparti come il commercio al dettaglio, il noleggio, i viaggi, il gioco e lo sport' spiega l'Associazione

Il fatturato del 2020 dunque per moltissime professioni è impietoso come si evince da questi dati: attività artistiche, palestre, piscine, sale giochi, cinema e teatri -70 per cento; alberghi e alloggi -53 per cento; bar/ristoranti -34,7 per cento; noleggio e leasing operativo -30,3 per cento; commercio/riparazione di autoveicoli e motoveicoli -19,9 per cento.

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In termini assoluti, la perdita di fatturato più importante ha interessato il commercio all’ingrosso (-44,3 miliardi di euro). Seguono il commercio/riparazione auto e moto (-26,8 miliardi) i bar e i ristoranti (-21,3 miliardi di euro), le attività artistiche, palestre, sale giochi, cinema e teatri (-18,3 miliardi), il commercio al dettaglio (-18,2 miliardi), gli alberghi (-13,9 miliardi), le agenzie di viaggio e i tour operator (-9,3 miliardi).

E' prevedibile un incremento del lavoro neroE’ prevedibile un incremento del lavoro nero". E' l'allarme lanciato dalla Cgia di Mestre."E’ evidente che la crisi determinata dalla pandemia potrebbe far aumentare a dismisura l’esercito degli abusivi e dei lavoratori in nero presenti in Italia - si legge in un comunicato della Cgia -. Stando alle previsioni dell’Istat illustrate più sopra, 1,9 milioni di addetti rischiano di perdere il posto. Auspicando che la dimensione del numero di coloro che perderanno l’occupazione sia decisamente inferiore a quella prevista, l’Ufficio studi della Cgia sottolinea che una parte di questi esuberi finirà ad ingrossare le fila dell’economia sommersa. Non saranno pochi, infatti, coloro che, dopo aver perso il posto in fabbrica o in ufficio, si rimboccheranno le maniche in qualsiasi modo, anche ricorrendo ad una occupazione in nero". headtopics.com

"Stiamo parlando - prosegue la Cgia - di quelle persone che non riuscendo a trovare un nuovo lavoro accetteranno un’occupazione irregolare o si improvviseranno come abusivi. Grazie a questa scelta riusciranno a percepire qualche centinaia di euro alla settimana; pagati poco e in contanti, tutto ciò avverrà in nero e senza alcun versamento di imposte, di contributi previdenziali e di quelli assicurativi". Ad 'ammortizzare' la perdita di posti di lavoro, quindi,"ci penserà l’economia sommersa - avverte la Cgia -. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che in Italia ci sono oltre 3,3 milioni di occupati in nero e il 38 per cento del totale è presente nelle regioni del Sud. Questo esercito di 'invisibili' ogni giorno si presenta nei campi, nei cantieri, nelle fabbriche o nelle case degli italiani per prestare la propria attività lavorativa. Pur essendo sconosciuti all’Inps, all’Inail e al fisco, gli effetti economici negativi che producono questi soggetti sono molto preoccupanti. Essi, infatti, 'generano' 78,7 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso".

Le cose da fare nei primi 100 giorniL’Ufficio studi della Cgia auspica che"a breve il Paese torni ad avere un Governo, perché le emergenze da affrontare sono numerosissime". Si legge in un comunicato della Cgia."Nei primi 100 giorni, ad esempio, il nuovo Esecutivo dovrà affrontare almeno 3 grandi questioni. In primo luogo sarà necessario riorganizzare il piano vaccinale, rendendolo più efficace ed efficiente, affinché possiamo raggiungere quanto prima l’immunità di gregge, lasciandoci così alle spalle le limitazioni alla mobilità e i lockdown subiti in questo ultimo anno - continua la Cgia -. In secondo luogo bisognerà introdurre delle misure a sostegno di coloro che con lo sblocco dei licenziamenti, previsto a partire dal prossimo 1 aprile, perderanno il lavoro. Infine, entro il 30 aprile, dovremo presentare all’Ue il Recovery plan. Un piano da oltre 210 miliardi di euro che in maniera dettagliata dovrà indicare gli interventi necessari da realizzare nei prossimi anni per dare un futuro al nostro Paese".

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