Coronavirus, a Marsiglia chiusi bar e ristoranti: “Non si può più fare finta di niente”

Quei pochi rimasti aperti si organizzano con l’asporto, come nel lockdown. Il ministro Véran: «E’ pericoloso tergiversare, misura necessaria».

29/09/2020 14.50.00

Quei pochi rimasti aperti si organizzano con l’asporto, come nel lockdown. Il ministro Véran: «E’ pericoloso tergiversare, misura necessaria»..

Quei pochi rimasti aperti si organizzano con l’asporto, come nel lockdown. Il ministro Véran: «E’ pericoloso tergiversare, misura necessaria».

13:09Solo qualche bar non ha rispettato la chiusura annunciata dal ministro della Salute Olivier Véran e imposta anche ai ristoranti da domenica sera 27 settembre. Chi ha deciso di riaprire si sta organizzando per proporre la vendita da asporto, come aveva già fatto durante il lockdown, con la speranza di contenere per quanto possibile le perdite e tenere aperta l’attività. Ma rabbia e disappunto circolano e si fanno sentire.

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E’ il temperamento marsigliese, forse anche accentuato dal Mistral che qui soffia sempre deciso, pulisce mare e cielo e fa abbassare la temperatura, ma non il numero dei contagi, il più alto di Francia secondo le autorità, con 281 casi ogni 100 mila abitanti. Mentre domenica mattina già dalle prime ore, giovani e appassionati ne hanno approfittano cavalcando le onde con il surf e facendo sport nei parchi e in riva al mare, pedalando, correndo e camminando, la città ha preso atto della decisione del governo: «Non possiamo più tergiversare, è una misura necessaria» aveva detto già venerdì scorso il ministro Olivier Véran, durante la sua visita ufficiale nella città e all’ospedale Timone. Tante le proteste, ma c’è anche chi, rassegnato, ha anticipato la chiusura, un albergo a quattro stelle nella frequentatissima zona del celebre Prado, dove ci sono le spiagge, la passeggiata a mare, con la statua in marmo di Carrara che riproduce il David di Michelangelo, copia dell’originale realizzata dallo scultore Jules Cantini: «Abbiamo chiuso in anticipo già sabato, sia ristorante che sala sport - dice la responsabile dell’accoglienza - Fortunatamente le poche prenotazioni cancellate non ci hanno penalizzato, ma vedremo in seguito».

Domenica mattina c’era il sole ed è stato il risveglio di una città forse un po’ confusa e senza neanche la soddisfazione di una vittoria sabato sera per la quinta partita di campionato in casa, giocata dall’Olympique di Marsiglia contro Metz e finita 1 a 1. I tifosi aspettavano una prova convincente e contro una squadra che, con tutto il rispetto, non avrebbe dovuto impensierire i padroni di casa. Invece l’OM è andata sotto di un gol nel secondo tempo, rimediando negli ultimi secondi del 5° minuto di recupero. Un’altra delusione dalla squadra del cuore e in uno stadio senza pubblico, oltre alla decisione del governo, che riguarda anche la città di Aix en Provence, di chiudere bar e ristoranti. headtopics.com

I Marsigliesi non l’hanno presa bene, la contestano questa decisione. Prima la chiusura annunciata lunedì 28 settembre poi anticipata a sabato e quindi riportata a domenica. Chiusura per una settimana e poi  si farà il punto per decidere se e come andare avanti. Per gli operatori del settore della ristorazione non è un modo corretto di funzionare, non è un modo che consente di lavorare e di motivare. Ma tanti marsigliesi ce l’hanno anche con i marsigliesi stessi, a sentire le voci della gente. Ce l’hanno con i concittadini che hanno preso tutto troppo alla leggera, «Ceux qui se foutent des règles», cioè che dal dopo lockdown ad oggi se ne sono fregati delle regole, non hanno portato mascherine e non hanno rispettato il distanziamento, perché così «Dicono di ribellarsi alle istituzioni e a misure sanitarie imposte dal governo e che non servono. Ma così facendo hanno peggiorato tutto».

Qui a Marsiglia, Notre Dame de la Garde veglia sulla città e sugli abitanti, ma non fa miracoli anti Covid, qui vive e lavora il virologo e professore Didier Raoult che la città rispetta, ma che ha diviso la Francia e mezzo pianeta con il suo protocollo alla clorochina contro il coronavirus. E’ un giro di vite che non piace a nessuno, ma che adesso tocca quasi tutti. E fra sette giorni potrebbe non essere finita.

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