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Conte bis, la scommessa è sull’Europa - La Stampa

Conte bis, la scommessa è sull’Europa

05/09/2019 08.06.00

Conte bis, la scommessa è sull’Europa

Gualtieri al Tesoro per aprire una nuova stagione con Bruxelles. Gentiloni probabile vice di Von der Leyen. L’eredità Tav al Pd. Equilibrio tra Dem e M5s, solo 7 donne su 21 ministri

Conte bis, la scommessa è sull’EuropaGualtieri al Tesoro per aprire una nuova stagione con Bruxelles. Gentiloni probabile vice di Von der Leyen. L’eredità Tav al Pd. Equilibrio tra Dem e M5s, solo 7 donne su 21 ministriIl Presidente del Consiglio incaricato, Prof. Giuseppe Conte

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fabio martini05 Settembre 2019ROMA. L’aplomb del presidente del Consiglio Giuseppe Conte è quello richiesto dall’occasione - completo blu, l’ oramai inseparabile pochette (bianca) nel taschino - e anche nella ritualità si attiene alla tradizione: legge lentamente la lista dei nuovi ministri e vi aggiunge soltanto alcune parole di circostanza: «Indicheremo le nostre competenze, la nostra più intensa passione, quella di rendere l’Italia migliore».

Mauna volta completato il rito, Conte commette un piccolo errore di protocollo: anziché avviarsi verso lo scalone dell’uscita, si indirizza di nuovo e inopinatamente verso lo studio del Capo dello Stato. Con gesto felpato del braccio, il capoufficio stampa del Quirinale, Giovanni Grasso, indirizza il capo del governo nella direzione giusta: Conte si avvia ma non prima di soffermarsi in posa, per rispondere alle sollecitazioni dei fotografi. headtopics.com

L’ “attrazione” quasi istintiva per lo studio presidenziale allude al ruolo essenziale svolto dal Capo dello Stato, che è riuscito a chiudere una crisi del tutto inattesa in un arco di tempo che non era facile immaginare: 25 giorni. Un tempo stretto che in qualche modo ha finito per influire sulla squadra di governo: i due partiti-guida della maggioranza (Cinque stelle e Pd, ai quali si è aggiunta Leu), si sono ritrovati impreparati all’appuntamento di un nuovo governo. Una lista dei ministri che riflette la principale trattativa tra i partiti: quella sulla suddivisione della torta ministeriale. Alla fine i dicasteri sono 21, e di questi 10 se li è presi il M5S (assieme alla presidenza del Consiglio), 9 sono andati al Pd e uno a Leu, mentre stavolta è ridottissima la presenza di tecnici: una soltanto, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, già prefetto di Milano, in “quota Mattarella”.

Le quattro fasce dei ministeriL’altra trattativa si è svolta per l’attribuzione dei ministeri che, sin dai tempi del celebre Manuale Cencelli, sono divisi in fasce. Convenzionalmente le fasce oggi sono quattro. Prima fascia: Economia, Interno, Esteri e Difesa. Il Pd ne ha presi due su quattro: l’Economia per Roberto Gualtieri, che sarà l’uomo forte del governo e anche il punto di riferimento di Nicola Zingaretti dentro il Consiglio dei ministri, e la Difesa (Lorenzo Guerini). I Cinque stelle (avendo la presidenza del Consiglio) ne hanno preso uno solo - ce l’ha fatta Luigi Di Maio agli Esteri - mentre Mattarella ha voluto “denuclearizzare” l’Interno, togliendolo ai leader di partito.

Dei tre ministeri di seconda fascia, i Cinque stelle ne ha hanno presi due (Sviluppo economico e Giustizia), mentre al Pd sono andate le Infrastrutture. Dei sei ministeri della terza fascia, quattro sono andati ai Cinque stelle (Lavoro, Pubblica amministrazione, Ambiente, Istruzione), uno al Pd (Cultura) e uno a Leu, la Salute. Nella quarta fascia (Rapporti col Parlamento, Innovazione, Affari regionali, Politiche agricole, Sport) due ministeri al Pd (Affari regionali, Politiche agricole) e due ai Cinque stelle: Rapporti col Parlamento e Innovazione.

Un governo ultra-europeistaSe nella distribuzione dei ministeri i Cinque stelle possono vantare un posto in più e complessivamente un maggior peso, in realtà l’impronta del governo è data dalla trazione europeista, conferita dalla vocazione dei personaggi-chiave. Anzitutto la forte identità europeista del ministro dell’Economia Gualtieri, due legislature all’Europarlamento, europeista a tutto tondo e con un rapporto di stima con Mario Draghi. Gualtieri oltretutto guida il ministero di gran lunga più potente di tutto il governo. Con un’aggiunta: torna a guidarlo un uomo di partito. Europeista è anche il ministro degli Affari europei (lo zingarettiano Enzo Amendola), ma soprattutto è europeista colui che sarà designato dal governo come Commissario europeo: Paolo Gentiloni, destinato a diventare responsabile degli Affari economici, il guardiano dei conti pubblici. headtopics.com

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Due “tribù”, sei clanNelle designazioni dei tre partiti sono decisamente prevalsi i tradizionali criteri del manuale Cencelli, con un rispetto dei pesi delle diverse correnti interne. Zingaretti, reduce dal congresso, ha applicato con irrituale rispetto e generosità le quote interne: dopo aver vinto col 70%, si è “preso” 6 ministri (Gualteri, De Micheli, Franceschini, Boccia, Provenzano, Amendola), ne ha dato uno ai renziani moderati (Guerini) e due ai renziani doc (Bellanova e Bonetti). Una formazione, quella Pd, nella quale prevalgono nettamente gli ex-Ds, rispetto agli ex Dc, che sono solo due (Franceschini e Guerini) su nove.

Tra i Cinque stelle, oramai divisi in tre aree (Di Maio-Casaleggio, Grillo-Fico e Conte) invece prevale nettamente l’area Di Maio: oltre a sé medesimo il capo politico annovera altri sei ministri (Patuanelli, Catalfo, Bonafede, Costa, Spadafora, Fioramonti), mentre più vicina al presidente del Consiglio è la torinese Pisano. Dell’area Grillo-Fico è invece il neo-ministro D’Incà, richiesto espressamente dal presidente della Camera. E infatti D’Incà si occuperà di Rapporti col Parlamento, mentre la neo-ministra Fabiana Dadone è collocabile al confine tra Fico e Di Maio.

Nord poco rappresentatoStavolta le donne ministro sono molte meno della metà: sette su 21, dunque appena un terzo: uno standard lontano da quelli degli ultimi governi di centrosinistra e in linea con l’esecutivo giallo-verde. Da questo punto di vista l’apporto del Pd è stato modesto: su 9 ministri soltanto tre sono donne, esattamente come i Cinque stelle.

Altrettanto spiazzante il dato sulla provenienza geografica dei ministri: ben 12 sono originari di regioni del Sud, 4 di regioni centrali e soltanto 7 di regioni settentrionali. Del tutto assenti città come Milan e Genova. Le regioni settentrionali che da sole sommano oltre il 50 del Pil appaiono sottorappresentate, sicuramente molto meno di quanto non fossero col precedente governo nel quale i ministri lombardi erano 6, quelli veneti 3, mentre quelli di origine meridionale erano 7. headtopics.com

Mattarella e la libera stampall presidente Sergio Mattarella ci ha tenuto a ringraziare al termine delle consultazioni i giornalisti nella sala stampa del Quirinale e con apparente nonchalance ha valorizzato il valore della libertà di informazione, che recentemente è stata sotto tiro da parte di esponenti di governo: «Sono entrato solo per salutarvi e ringraziarvi del vostro lavoro e dell’impegno con cui avete informato i nostri concittadini. Per me è stato di grande interesse leggere ogni mattina i giornali stampati o on line e la sera ascoltare le cronache e le interpretazioni dei fatti. Questo confronto tra prospettive differenti e opinioni diverse è prezioso per me come per chiunque e ancora una vota sottolinea l’importanza della libera stampa».

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