Il Cielo

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Compleanno di Torino: ecco la prova astronomica - La Stampa

Secondo la ricostruzione di Guido Cossard la fondazione avvenne alle 8 del mattino del 5 febbraio del 27 avanti Cristo. La città sul 45° parallelo come proiezione del cosmo

10/02/2020 09.36.00

Secondo la ricostruzione di Guido Cossard la fondazione avvenne alle 8 del mattino del 5 febbraio del 27 avanti Cristo. La città sul 45° parallelo come proiezione del cosmo.

Secondo la ricostruzione di Guido Cossard la fondazione avvenne alle 8 del mattino del 5 febbraio del 27 avanti Cristo. La città sul 45° parallelo come proiezione del cosmo

7:02In queste foto scattate da Guido Cossard alle 8:5 di mattina del 5 febbraio vedete l’alba di Torino. L’alba in senso letterale, perché le immagini colgono il primo raggio di Sole. E anche nel senso metaforico, perché riproducono la situazione che 2047 anni fa vide la nascita della città romana, Augusta Taurinorum. Siamo in via Garibaldi all’angolo con via delle Orfane e il Sole si leva sopra il tetto di Palazzo Madama illuminando con luce radente le facciate delle case. Che il rito di fondazione sia avvenuto il 5 febbraio alle 8 e 5 minuti si desume da considerazioni astronomiche. Il nostro 5 febbraio corrisponde alle None del calendario giuliano, che corrispondevano al nono giorno prima delle Idi, la cui collocazione oscillava tra il 13 e il 15 a seconda dei mesi. Dunque il 5 di febbraio cadrebbe il compleanno della città. Guido Cossard, fisico e presidente dell’Associazione di Ricerche e studi di Archeoastronomia Valdostana, ricostruisce la storia nel libro “Torino città celeste” (Keltia Editrice, 120 pagine, 15 euro).

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Dai Taurini al CastrumTorino esisteva già da qualche secolo. Prima fu un insediamento dei Taurini, popolazione di origine celtica che unificò Liguri e Galli. Nel 58 avanti Cristo, durante la campagna della Gallia, Giulio Cesare vi insediò un “castrum”, un campo militare fortificato alla confluenza tra il Po e la Dora Riparia. Pochi anni dopo, nel 44 a.C., alla morte di Cesare, il castrum divenne la colonia romana Julia Taurinorum e infine, nel 27 a.C., l’Augusta Taurinorum con l’impronta urbanistica che ancora la caratterizza: un rettangolo con l’angolo a est smussato, perimetro di 2875 metri, lati di 720 e 760 metri, superficie di 45 ettari, isolati quadrati (“insulae”) con lati di 80 metri (6-8 per il foro, uno per il teatro, due per le terme, 60 per abitazioni private). L’anno è oggetto di discussione. C’è chi parla del 28 a.C. e chi posticipa al 9. Diciamo che il 28 a.C. è l’anno “post quem”.

Il rito della fondazioneMolte città, templi, chiese e monumenti hanno un orientamento astronomico più o meno preciso. Nelle città romane, il tessuto urbano si sviluppava intorno a due strade principali tra loro perpendicolari: il cardo e il decumano. Il “locus” della fondazione identificava il loro incrocio, parallelamente si sviluppavano cardi e decumani secondari, nel caso di Torino otto cardi e sette decumani. Il rito aveva tre protagonisti: l’”eroe fondatore” per l’aspetto storico-politico, il sacerdote per quello religioso e il “gromatico” per l’aspetto tecnico. Il gromatico, oggi diremmo agrimensore, era il professionista che con la groma, strumento di origine etrusca, stabiliva l’orientamento del cardo e del decumano. Groma è una deformazione del greco “gnomon”, gnomone. Era un’asta di ferro che si conficcava nel terreno e terminava con un braccio e un’altra asta orizzontale ai due lati della quale calavano dei fili a piombo per garantire la perpendicolarità dello strumento rispetto al terreno. headtopics.com

Tra il polo e l’equatoreDi solito il cardo correva in direzione nord-sud con riferimento all’asse di rotazione della Terra (che gli antichi ritenevano essere l’asse di rotazione della volta celeste in quanto pensavano la Terra immobile), il decumano in direzione est-ovest. Le città diventavano così proiezioni del cielo sulla Terra. Nel caso di Torino (ma anche di Piacenza e altre città minori) l’orientamento astronomico assumeva un significato speciale perché la città si trova quasi esattamente sul 45° parallelo, a metà strada tra il polo e l’equatore. I gromatici determinarono la posizione con cura: l’errore è di appena 7 centesimi di grado, perdonabile se si considerano gli strumenti dell’epoca e la deviazione della luce dovuta alla rifrazione atmosferica. Con un ricevitore GPS oggi è facile stabilire che il 45° parallelo in realtà passa dove c’è il ponte tra Torino e Moncalieri.

Dall’azimut alla dataRicostruire la data di fondazione significa individuare il giorno in cui il Sole sorgeva nella direzione del decumano, che corrisponde all’attuale via Garibaldi, il cui azimut è poco più di 116 gradi (l’azimut è l’angolo tra il punto sull’orizzonte corrispondente al nord e il punto da considerare sull’orizzonte a est, in questo caso identificato da via Garibaldi, che risulta appunto di 116 gradi). In quella direzione la vista non è libera perché c’è la collina, che si leva sull’orizzonte di circa 2 gradi. Il Sole doveva quindi raggiungere almeno questa altezza per illuminare con i suoi raggi il decumano di Augusta Taurinorum (oggi di più, perché la collina è coperta da Palazzo Madama). La rifrazione atmosferica, che in apparenza alza il Sole sull’orizzonte, comporta una ulteriore correzione di 18’.

“Andando a fare tutti i calcoli – conclude Cossard – si determina per il decumano una declinazione di circa -16°. Il Sole assumeva questa declinazione intorno al 5-6 febbraio del 27 a.C. (oggi anticipa di un paio di giorni a causa di alcune differenze nel calendario). Il Sole raggiungeva quella posizione anche il 6-7 novembre, ma non vi sono feste significative in quel periodo. Dunque possiamo sostenere che Augusta Taurinorum sia stata fondata verso le 8,05 del 5 febbraio del 28 a.C. (o del 27 a.C.) Il 5 febbraio è dunque il giorno natale di Torino.”

Altre coincidenzeVolendo, ci sono altre più sottili coincidenze astronomiche. Nella direzione del decumano sorgeva anche Sirio, la stella più luminosa del cielo, la cui levata eliaca (cioè il primo avvistamento mattutino) fu adottata dagli egizi per segnare l’inizio dell’anno. Inoltre gli angoli della smussatura del rettangolo corrispondono rispettivamente al sorgere della Luna alla massima declinazione positiva e al sorgere delle Pleiadi. headtopics.com

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Quattro ipotesiSenza addentraci in troppi particolari, per la scelta della data di fondazione Cossard formula cinque ipotesi che non appaiono in contrasto tra loro ma anzi possono corroborarsi l’una con l’altra: 1) il 5 febbraio era – ufficiosamente nel 27-28 a.C. e ufficialmente a partire dal 2 a.C. – la festa di Augusto Pater Patriae, titolo che era stato attribuito a Romolo; 2) la festa più importante dei Taurini si celebrava quando il Sole toccava la declinazione di 16°, quella del decumano; 3) il riferimento a Sirio potrebbe rimandare a un contatto con la cultura egizia attestato da un tempio di Iside presso l’antica Industria, ora Mereu da Po; 4) “Torino si trova in quel punto – scrive Cossard – con quell’orientamento e con quella pianta, proprio perché gli astronomi, fondatori di Augusta Taurinorum, si erano accorti della coesistenza di tutti questi aspetti. E aggiungendo il fatto che, osservato da quel sito, l’asse dell’universo taglia in due parti uguali la volta celeste, ecco che il luogo era chiaramente eletto, la città diventava un vero e proprio cosmogramma, una rappresentazione unica dell’universo, lo specchio del cielo o addirittura tutt’uno con il cosmo.”

Immersi in un cosmogrammaComunque stiano le cose, dopo aver letto il libro di Cossard, passeggiare per via Garibaldi non è più come prima. Una speciale consapevolezza storica e astronomica accompagna ogni passo lungo il decumano di Augusta Taurinorum. E che dire per il cardo, parola che richiama immediatamente il cardine del cosmo, l’asse della rotazione apparente della volta celeste? Ci si sente immersi nel cosmogramma torinese. Ma dove sarà stato esattamente il “locus”, il punto di intersezione tra cardo e decumano?

Calpestiamo il “mundus”?Cossard ha scattato le sue foto all’angolo con via delle Orfane. Ma “in realtà – dice – il gromatico si era piazzato un poco più a est, all’incrocio tra via Garibaldi e via Porta Palatina”, strada che dall’atro lato prosegue in via San Tommaso. Nel punto di intersezione tra via Garibaldi e via Porta Palatina/via San Tommaso, forse calpestiamo il “mundus”, cioè la fossa che il fondatore faceva scavare per seppellirvi la pietra di fondazione, coprirla con un pugno di terra del suo paese di origine ed erigervi un altare sul quale si accendeva il fuoco sacro. Quanti torinesi vanno per vetrine senza sapere che cosa hanno sotto i piedi?

ControversiaC’è unanimità sul genetliaco di Torino? Unanimità è parola grossa. Diciamo che c’è una discreta concordanza ma non mancano notevoli divergenze. Un documento registrato al Politecnico di Torino l’8 febbraio 2020 e firmato il 27 ottobre 2019 da Amelia Carolina Sparavigna (Politecnico di Torino) contesta un lavoro dell’archeologo Sandro Caranzano e di Mariateresa Crosta (Osservatorio astrofisico di Torino) in cui si propone la data del 30 gennaio del 9 a.C. Dopo aver rilevato numerosi errori di vario tipo, Sparavigna arriva alla conclusione che non è possibile su base astronomica determinare con certezza l’anno, ma la data non può essere il 30 gennaio, semmai il 1° febbraio, o più probabilmente il 4-5 febbraio. Sulla datazione è intervenuto anche Giulio Magli, matematico e titolare della cattedra di archeoastronomia al Politecnico di Milano, con il quale converge in parte la Sparavigna. Quanto all’anno, rimane dubbio. Secondo la Sparavigna “la datazione più plausibile di Torino è dopo il 27 a.C., per via del titolo Augusta. Ottaviano divenne Augusto proprio nel 27 a.C.”. Un anno da considerare è il 21 a.C., ricavabile da un cippo che ricorda la centuriazione del terreno e cita Publio Marco Lollio, che fu console in quell’anno. headtopics.com

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