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Cercasi thriller senza violenza (sulle donne) - La Stampa

Cercasi thriller senza violenza (sulle donne)

09/07/2019 08.22.00

Cercasi thriller senza violenza (sulle donne)

Polemiche per lo Staunch Prize inglese, dove sono ammessi solo romanzi che non si abbandonino a descrizioni di omicidi, torture, brutalità sessuali contro le donne. Molti autori insorgono rivendicano la loro «funzione sociale», ma la fondatrice ha qualche buona ragione dalla sua

08 Luglio 2019Bisogna ammettere che gli inglesi, quanto a premi letterari, sono insuperabili per creatività. A parte il Bad Sex Award, ormai notissimo, che premia ironicamente un romanzo di qualità scivolato però sulla buccia di banana di orribili o ridicole o goffe o implausibili pagine di sesso, ora s’alza un vento di polemica su un altro riconoscimento che promette di diventare anch’esso celebre: lo Staunch prize, destinato a un thriller in cui non ci siano personaggi femminili vittime di violenza, stalking, sfruttamento sessuale, nefandezze varie e naturalmente omicidio per motivi attinenti i rapporti di genere (sono ammesse invece le morti per terrorismo o catastrofe ambientale). Suona a tutta prima un po’ bizzarro, ma forse non lo è.

Roma, Letta: 'Molto negativo il giudizio su Raggi, il candidato giusto è Gualtieri. Affluenza bassa alle primarie di Torino? È il post-Covid' - Il Fatto Quotidiano 'Saman? Le politiche di integrazione hanno fallito. E le donne restano invisibili' Auto elettrica, la rivoluzione è partita. Presto diremo addio al motore termico

L’anno scorso il vincitore è stato lo scrittore australiano Jock Serong, al suo terzo romanzo con On The Java Ridge, dal nome del battello su cui si svolge l’intrico finale di una vicenda che riguarda la durissima politica Australiana sui rifugiati – non ancora tradotto in Italia. Quest’anno vari autori di thriller sono insorti. Rivendicando il diritto e forse il dovere di testimoniare nella «fiction» anche, talvolta soprattutto, gli atti di odio verso le donne: lo considerano una delle loro funzioni sociali, elencando indignati, per l’ennesima volta, tutto quello che normalmente si dice in favore di questo tipo di romanzi. I responsabili del premio vengono accusati di voler semplicemente nascondere la polvere sotto il tappeto, atteggiamento assai poco progressista.

La risposta però è altrettanto dura, com’è ovvio, e dilaga sui media non solo anglosassoni. In sostanza, spiegano quelli dello Staunch (termine che designa qualcosa di solido, affidabile, leale) non si tratta di fare della censura, ma di evitare i clichés più pericolosi: i serial killer e i serial maniaci che prosperano nei thriller, spiegano, non hanno molto a che vedere con la realtà, dove secondo ricerche e statistiche il 90 per cento delle donne vittime di abusi conosce personalmente il proprio assalitore. Ma c’è di più: inducono nell’opinione pubblica – e magari nelle giurie dei processi – la falsa impressione che se non c’è molto sangue o molta violenza o intollerabile perversione, in fondo non è successo niente di grave. headtopics.com

L’argomento non è da scartare a priori. Forse non si tratta di censura, e neanche di un sogno moralista o proibizionista, ma di un tentativo di riconsiderare, come è stato fatto a lungo nella modernità, le molte ambiguità della «denuncia» narrativa, spesso accusata di rendere popolari e quindi oggetto di possibile imitazione i personaggi più negativi. E’ successo da noi, ad esempio, per la serie tv ispirata a Gomorra. Nel caso britannico la prospettiva è diversa, quasi capovolta. Il problema non sembra essere la possibile imitazione, ma al contrario l’effetto di saturazione, che va tuttavia di pari passo con un oscuro compiacimento. «Se questa faccenda vi crea un problema, chiedetevi perché» dice infatti la fondatrice del premio, una scenografa a nome Bridget Lawless. Considerato quel che si vede in giro, non è così facile darle torto. Aspettando magari di leggere Serong.

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Così i poteri mediatici oscurano la verità giudiziaria - La StampaCara Maria, vorrei sapere cosa ne pensi del fatto che in televisione si dia voce a criminali incalliti come Antonio Ciontoli che ha ammazzato senza un perché il fidanzato della figlia, cercando di evitare la responsabilità in tutti i modi e condannato alla fine solo a 5 anni. Le pare giusto? Ma a parte la condanna insignificante per un delitto come l’omicidio, quel che mi ha indignato è stato sentirlo parlare e difendersi. E siamo tanto sicuri che abbia detto la verità? Che sia stato veramente lui? La famiglia di Marco Vannini pensa che stia coprendo qualcuno, ossia, per esempio, suo figlio. Ma la giornalista che lo ha intervistato, che tra le altre cose intervista sempre criminali, non lo ha incalzato su questo. Lo ha lasciato parlare a ruota libera, permettendogli di mostrare disperazione, afflizione, pentimento. Come se dovessimo avere pena di lui? Ma si rende conto? A me sembrava più pentito di essersi rovinato la vita e di averla rovinata ai figli che di avere distrutto il futuro a un ragazzo e alla sua famiglia. Non si deve dare voce alla cattiveria. Non credo più, o forse non ci ho mai creduto, alla clemenza verso chi ha dimostrato di non averne. Ha detto che comunque finisca il processo lui non potrà mai lasciarsi alle spalle questa vicenda. Per lui sarà comunque una pena all’ergastolo. E non pensa all’ergastolo che ha inflitto senza motivo a un padre e una madre? E alla vita che ha tolto a un meraviglioso ragazzo senza un apparente motivo? Ma veramente in nome del diritto di cronaca si può concedere il diritto di parola a chi non se lo merita? So che a lei non piace quando si dice «chiudere la porta della cella e buttare la chiave». Ma questo penso. E se fosse capitato a me? E se fosse capitato a lei? Questa è la domanda che mi pongo. Se mi avessero portato via un figlio senza ragione, con crudeltà come nel caso del povero Marco Vannini? Ma si rende conto? Lo hanno lasciato soffrire, agonizzare quando potevano salvarlo. Tutti. La moglie, la figlia, il figli Nella risposta ' il diritto di cronaca e la libertà di stampa sono sacri - non penso che si debba togliere la voce a «Caino». 'AD ABELE SI? SONO STATO PRIVATO ILLEGALMENTE DEL RUOLO DI POLIZIOTTO - DA ANNI - TUTTI I MEDIA ZITTI - DOVE E' LA STAMPA LIBERA?E IL DIRITTO DI CRONACA?

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