Caro Draghi, serve subito il colpo d’ala

Caro Draghi, serve subito il colpo d’ala

28/02/2021 21.58.00

Caro Draghi, serve subito il colpo d’ala

Il semplice “governo del Paese” muove i primi passi, e qua e là si colgono già paradossali indizi di una “Draghi fatigue”. Segnali minimi, ma tangibili, di una svolta che non si vede, di un nuovo che non avanza e di un vecchio che resiste. Quindici giorni dopo il giuramento ...

Qual è la differenza? Le restrizioni sono necessarie: il virus e le sue varianti tornano a minacciare la nostra salute. Ma devono essere spiegate: e invece nessuno ce le spiega. L’esecutivo era già costruito sull’equilibrio complesso tra due piani distinti e distanti: l’algida squadra dei tecnici che cucinano la torta del Recovery Plan con gli ingredienti della competenza, e l’allegra comitiva dei politici che si spartiscono le briciole ai tavoli della propaganda. Ora la mediocre accozzaglia dei sottosegretari crea delusione in chi si aspettava una volta-pagina radicale, e allarga il fossato che separa il “governo dei migliori” dal “sub-governo dei peggiori”. Lo staff di Palazzo Chigi fa trapelare un messaggio chiaro: la distribuzione e l’assegnazione degli incarichi di sottogoverno le hanno decise i partiti, il premier si è limitato a indicare solo i principi ispiratori di fondo (il cosiddetto “algoritmo Draghi”).

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Capisco lo sforzo, ma segnalo un pericolo: fermi restando l’eccezione del suo status politico e l’estensione della sua base parlamentare, il governo resta pur sempre uno solo. E il presidente del Consiglio lo rappresenta tutto. Che gli piaccia o no, lo incarna in tutte le sue anime: quelle belle e quelle dannate.

Le differenze di stile, la sobrietà, l’arte del silenzio, sono un valore oggettivo in un Paese estenuato dal picaresco teatrino della politica. Ma non possono costituire un “altrove” nel quale il capo del governo si rifugia, mentre sul palco i partiti continuano a bastonarsi come pupi siciliani. In parte sta già succedendo. L’entrata in scena dell’ex presidente della Bce ha funzionato come potente Big Bang, scatenando terremoti a destra e bradisismi a sinistra. Ha scompaginato i resti dell’arrembante “bi-populismo perfetto” che alle elezioni del 2018 aveva sostituito il declinante “bipolarismo imperfetto”. Ma dopo appena due settimane si vede già con chiarezza l’immane rifondazione politica che c’è ora da compiere, mentre riaffiorano già le solite liti tra comari: Salvini contro Zingaretti, Zingaretti contro Renzi, Renzi contro Grillo, Grillo contro Dibba. headtopics.com

Il Capitano leghista fa l’europeista nei giorni pari e lo sfascista in quelli dispari. Al mattino, in felpa #ioapro, dichiara guerra a Speranza e ad Arcuri, ai virologi e ai politologi. Al pomeriggio, in giacca e cravatta, va da Draghi e fa la pace. Il giorno dopo ricomincia. E via così, in un’alternanza di codici che gli serve per puntare sull’ingresso nel popolarismo europeo grazie a Berlusconi, e per non lasciare il monopolio del sovranismo patriottico alla Meloni. Il Movimento consuma la sua transizione verso un assetto sorprendentemente “moderato e liberale”, come dice Di Maio, ma non sa ancora che uso fare di Conte né come completare una volta per tutte il suo passaggio all’età adulta, preferendo a un normale congresso con mozioni e candidature contrapposte il rituale ritrovo carbonaro convocato dal Capo Comico nel suo buen retiro di Bibbona. Il Pd, per contro, si dilania e il suo congresso lo fa permanente, tra lisergiche vocazioni maggioritarie e nostalgiche resistenze correntizie, eroiche battaglie di genere e patetiche infatuazioni d’ursiane. Il risultato, per il cittadino che guarda e che ascolta in platea, è una recita sguaiata, cacofonica, a tratti dadaista.

I sondaggi confermano la fiducia che gli italiani ripongono in Draghi. Sei su dieci credono in lui. Questa cambiale in bianco firmata dal popolo è un beneficio, ma può rivelarsi un maleficio. Alessandra Ghisleri lo spiega come meglio non si potrebbe: sei su dieci sono anche i nostri connazionali che, dopo averne apprezzato il discorso programmatico davanti alle Camere, adesso chiedono al premier un “immediato cambio di passo” e un “rapido segno di discontinuità” rispetto al governo precedente. Su Draghi si sta concentrando una quantità smisurata di aspettative che, se mal gestite, possono finire per schiacciarlo in fretta. Per questo tocca a lui, con altrettanta fretta, cominciare a cambiare passo e a dare quei segni di discontinuità che la gente si aspetta. È vero che siamo solo agli inizi di un percorso e i guai che il Paese si trascina da mezzo secolo non si risolvono in mezzo mese. Ma è altrettanto vero che se non ci prova un leader con il suo curriculum, chi altri può riuscirci?

Per ora il salto di qualità, evidente, lo abbiamo visto sul fronte internazionale. Le due uscite del premier al G7 e al Consiglio europeo hanno marcato subito un protagonismo nuovo del Paese, che va esattamente nella direzione di cui parlava il commissario Ue Paolo Gentiloni nell’intervista a “La Stampa” della settimana scorsa. Con Draghi l’Italia può giocare un ruolo decisivo, in Europa e nel mondo. Ed è già così, come dimostra la linea dura assunta sulle inadempienze di Big Pharma nella fornitura dei vaccini, sulla difesa militare e digitale rispetto a Cina e Russia, sulla cosiddetta “autonomia strategica” dell’Unione nel rapporto di fedeltà atlantica con l’America. Con tutto il rispetto per “Giuseppi”, il profilo dell’Italia è già mutato, e non potrebbe essere diversamente, visto che per otto anni Draghi alla Banca centrale europeo è stato uno degli uomini più potenti del pianeta, e adesso ha di fronte a sé l’opportunità di colmare il vuoto di leadership che si aprirà nell’Unione a settembre, dopo l’uscita di scena della Cancelliera di ferro Angela Merkel.

Ma ora lo stesso colpo d’ala si impone anche sul fronte interno. Le urgenze non mancano. La lotta al Covid e il piano vaccinale su tutto: anche qui, come è accaduto nella delega sui servizi segreti conferita a Franco Gabrielli, serve un sano spoil system, di cui il nuovo capo della Protezione civile è solo il primo atto. Poi tutto il resto. I piani del Next Generation Eu, da trasmettere a Bruxelles entro fine aprile per poter ottenere entro giugno il primo acconto dei 209 miliardi. La riforma degli ammortizzatori sociali, da accompagnare alla fuoriuscita dall’economia dei sussidi e dal blocco dei licenziamenti. La soluzione delle grandi crisi industriali, da Ilva ad Alitalia, e dei grandi piani infrastrutturali, dalla rete unica delle Tlc alle concessioni autostradali. Il Paese è stanco, è logorato, è smarrito. A Draghi chiede esattamente ciò che lui gli ha promesso: una “nuova ricostruzione”. Si apra il cantiere, e il malcontento diventerà davvero il primo passo verso il progresso. headtopics.com

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Non leggiamo la STAMPA! Abbiamo fatto tombola Adesso al governo ci sono i migliori. Povera Italia Dopo una settimana dovrebbe rimediare a 50 anni di malgoverni!!! Colpo d’ala o di altro. Giannini. Draghi. Trovata eredita' pesante. Costretto a confermare Speranza. Trovato Arcuri e Borrelli. E poi: Piano Pandemico, Sanita nel Territorio, Monoclonali, Piano Vaccini, Cts, Recovery Fund da riscrivere, Riforme e tanta burocrazia....Forse per I miracoli non e' attrezzat

Con l armata brancaleone che crociata sperate di vincere...... E come fa a darlo il colpo d'ala? Non è competente, basta vedere da chi si è attorniato. Accozzaglia, e deve anche sperare che in quest'anno che governa non veda sminuire anche la sua persona, cosa molto probabile. Si prevedono una serie di grandi stupidagini.

con questi 'migliori'? Ci sono tantissimi segni di svolta e cambiamento nonostante il fardello enorme del potere dei partiti. Il Direttore Giannini lo sa benissimo. Diamo tempo al tempo. Ma perché condividere l’articolo se poi non si può leggere? Vorrei capire. Grazie.