Carne giapponese nella storica macelleria Curletti di corso Moncalieri

Carne giapponese nella storica macelleria Curletti di corso Moncalieri

26/09/2020 13.52.00

Carne giapponese nella storica macelleria Curletti di corso Moncalieri

Nella bottega in corso Moncalieri 47 apre il ristorante Japs! che punta sulla Wagyu, pregiata razza orientale

12:09È entrata nel tempio della cultura gastronomica piemontese, e della storia di Torino, in punta di piedi: la brigata di Japs! ha preso il posto della mitica macelleria Curletti, in corso Moncalieri 47, chiusa dal 2015 dopo un’epopea cominciata più di un secolo fa, nel 1911, con Oreste Curletti, p

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oi proseguita con il figlio Pino, il macellaio-gallerista che oltre alle bistecche amava l’arte, e infine con Sergio Micheli, suo storico assistente che ne raccolse l’eredità. «Un luogo così suggestivo merita rispetto - dice Andrea Borello,fondatore e titolare di Japs! -: tutto q

ui ricorda ancora la macelleria: abbiamo mantenuto l’originale insegna in lamine d’oro e il suggestivo bancone in marmo, la cui bellezza e fascino portarono il maestro del noir Dario Argento a scegliere proprio questa location per una scena del suo film “Giallo”». L’omaggio all’antica vocazione del locale, in un certo senso si ritrova anche a tavola: «Appena abbiamo deciso di aprire qui, nell’estate scorsa, la scelta del prodotto su cui puntare e specializzarci ci è sembrata naturale: la carne». headtopics.com

Non è una proposta così scontata per un ristorante giapponese di sushi. E non è nemmeno una carne qualsiasi: è la bovina Wagyu, razza «Japanese Black», tra le più pregiate al mondo, dall’inconfondibile trama marmorizzata data dalla distribuzione omogenea del grasso intramuscolare che si accumula grazie all’allevamento prolungato fino a 30 mesi. Sotto l’egida del capocuoco Alin Neacsu, viene servita come nigiri o tataki, come tacos a base di alga nori o come burger.

Il Japs! della precollina (è il quarto del gruppo a Torino) ha aperto giovedì sera, senza inaugurazioni per via del Covid, ma festeggiando il primo sold out. Incide positivamente il fattore quartiere: è una «calamita» negli ultimi tempi per coraggiosi e giovani imprenditori nel campo del food. «In realtà, però, a noi le tendenze interessano meno: ci è piaciuta la zona per la sua tranquillità, perché è facile da raggiungere, si può posteggiare e intercettiamo una clientela trasversale, dalle famiglie ai single, dai colleghi di lavoro alle coppie».

I coperti sono 40 e i dipendenti una decina. All’entrata, nessun tavolo: protagonisti sono il bancone e il marmo di inizio ’900 che ancora resiste dietro la vetrina. Lo spazio per sedersi è ricavato in quella che era invece una latteria. E sempre qui, in questa lingua di precollina affacciata sul Po, e a pochi passi dalla cioccolateria Peyrano, altra icona della torinesità, nel 1969 Pino Curletti inaugurò anche una galleria d’arte: la «Parisina», che ospitò, tra gli altri, Renato Guttuso, Alberto Giacometti, Lyonel Feininger, Graham Sutherland e Fausto Melotti.

Oggi si parla un’altra lingua, si mangia un’altra carne, ma l’obiettivo è subentrare senza distruggere, cambiare senza dimenticare. Leggi di più: La Stampa »

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