Blog | Violenza contro le donne, aumentano i maltrattamenti in famiglia - Alley Oop

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23/06/2021 12.13.00

Blog | Violenza contro le donne, aumentano i maltrattamenti in famiglia - Alley Oop

Il Codice rosso, introdotto 2 anni fa, è una legge fondamentale con molte criticità. Servono formazione e risorse. Ancora troppe differenze sul territorio

troppa discrezionalitàemancanza di formazione, con il rischio che tutto resti sulla carta e si assista a una rivittimizzazione. A quasi due anni dall’entrata in vigore, sul Codice rosso, la legge 69 del 19 luglio 2019 a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, restano luci e ombre.

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“Il Codice rosso ha reso i reati contro le donnealla pari di quelli contro la criminalità organizzatae ha imposto che le donne vittime di violenze vengano sentite immediatamente”, ci spiega la giudicePaola Di Nicola. “E’ stata una vera strigliata alla magistratura e alle forze dell’ordine. Anche prima le vittime dovevano essere sentite ma la violenza e la pericolosità venivano troppo spesso ridimensionate e le denunce talvolta lasciate nel cassetto

”, continua la giudice.La relazione del Ministero della Giustizia mostra che tra l’1 agosto 2019 e il 31 luglio 2020 – compreso quindi il primo periodo di lockdown per la pandemia – è aumentata dell’11% la percentuale dei procedimenti iscritti per il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, con un incremento delle denunce da gennaio a maggio 2020, mentre sono diminuiti i reati di violenza sessuale e stalking. headtopics.com

SecondoMaria Monteleone, magistrata che a Roma ha coordinato il pool di pm specializzati nella violenza di genere e domestica e nei reati contro la libertà sessuale, la legge contiene modifiche al codice penale e di procedura “molto importanti, come l’introduzione di nuove fattispecie di reati come la diffusione illecita di immagini e video sessualmente esplicite – il revenge porn – , la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, la costrizione o induzione al matrimonio. Oltre all’aumento delle sanzioni per la violenza domestica, sessuale e stalking, la procedibilità di ufficio per gli atti sessuali con minorenne, lo scambio di atti tra giudice civile e penale e minorile, le disposizioni che rendono urgenti tutte le attività di indagine nella materia

”. Molti peròi nodi ancora aperti, tra questi l’obbligo per il pm di procedere all’ascolto della vittima entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato.L’obbligo dei tre giorni“è una norma altamente critica, in aperta violazione della Convenzione di Istanbul, che limita l’ascolto delle vittime di violenza di genere e domestica, al fine di evitare la vittimizzazione secondaria conseguente al loro ascolto ripetuto

”, sottolinea Monteleone. “La scelta dei tempi e dei modi spetta alla polizia giudiziaria e ai magistrati che devono essere specializzati– continua la magistrata –in tanti casi è assolutamente inopportuno risentire la vittima nel giro di due o tre giorni dalla presentazione della denuncia o querela. Molte di esse si rifiutano di tornare e l’adempimento di questo obbligo costituisce un inutile aggravio formale di atti. Per questo diversi uffici giudiziari hanno dovuto dare una interpretazione che deroga l’applicazione letterale di questa norma

”. Emblematico il caso di una donna picchiata dal marito, sentita subito dopo l’arrivo in ospedale. La donna si trovava in condizioni psicologiche così compromesse da tentare il suicidio. In quel caso risentirla dopo pochi giorni avrebbe aggravato le sue già precarie condizioni, racconta Monteleone. headtopics.com

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“Velocizzare l’assunzione delle informazione da parte della persona offesa può esporre la donna a nuove vittimizzazione e ulteriore violenza”, confermaIlaria Boiano, avvocata di Differenza Donna, associazione che quotidianamente supporta le donne in fuga dalla violenza. “

Tra i casi che seguiamo vi è quello di una donna che dopo una denuncia molto articolata di maltrattamenti e atti persecutori è stata risentita più volte– racconta l’avvocata –I funzionari delegati a risentirla non avevano però la formazione per integrare l’atto di denuncia, così ha dovuto ripercorrere tutti i fatti. A causa della sofferenza e dello stress, la donna, malata di tumore, si è sentita male

”. Ma si verificano anche situazioni opposte. “Tra le nostre assistite c’è una signora che ha denunciato sommariamente – e in quel caso è stato utile risentirla -, ha approfondito tutti i fatti molto gravi avvenuti alla presenza del bimbo di due anni. Sono passati due mesi dalla prima denuncia e non è successo nulla, siamo ancora in attesa di una misura cautelare. Lei è ospite dei genitori, l’uomo reclama di vedere il bambino

”.Particolarmente critici i casi didonne immigrate. “Una donna peruviana durante il lockdown si è presentata al pronto soccorso per i maltrattamenti subiti, ha denunciato e il giorno successivo la questura l’ha convocata e portata all’ufficio immigrazione per procedere all’espulsione. Siamo intervenute immediatamente, chiedendo la revoca del provvedimento e in due giorni abbiamo ricevuto il nullaosta per il permesso di soggiorno. Sono fatti che succedono spesso: su un campione di 50 donne straniere da noi seguite tra il 2019 e inizio 2020, tutte hanno ricevuto un provvedimento di espulsione a seguito di denuncia, richiesta di intervento da parte delle forze dell’ordine o controlli headtopics.com

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