Blog | Perché la nuova corsa allo spazio è diventata muscolare

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14/08/2020 13.44.00

Blog | Perché la nuova corsa allo spazio è diventata muscolare

A governi e leader nei prossimi anni il compito di evitare che la competizione nello spazio si trasformi in un pericoloso Far West senza regole

corsa allo spaziosta vivendo una nuova era di impetuoso sviluppo e diversi Paesi stanno gradualmente espandendo le loro prospettive di lungo periodo.Stati Uniti, Cina, India, Russia, Europa, Giapponepartecipano attivamente alla gara, ma non sono i soli: anche medie potenze ambiziose quali gli

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Emirati Arabi Uniti, recentemente in grado di avviare la prima missione interplanetaria intrapresa da un paese arabo grazie al lancio verso Marte della sonda Al-Amal (Speranza), sono della partita.La nuova corsa allo spazioè animata da ambiziosi e romantici traguardi scientifici ed esplorativi (con il ritorno dell’uomo sulla Luna e il primo viaggio verso il pianeta rosso nel mirino) ma rispetto alla precedente, andata in scena nel corso della

Guerra Fredda, è molto più difficile celare gli interessi particolari di matrice geopolitica, strategica ed economica che sottendono all’impegno dei Paesi nella contesa.L’attuale corsa allo spazio è, fin dalle dichiarazioni dei leader che portano in campo i Paesi coinvolti, apertamente più muscolare. Gli obbiettivi di matrice scientifica non sono certamente secondari (gli Stati Uniti pianificano il ritorno dell’uomo sulla Luna nel 2024 e l’India si propone di farlo entro il 2022; i cinesi più cauti puntano all’allunaggio dopo il 2030, mentre l’European Space Agency dopo il 2030 immagina missioni verso Marte [1]), ma non servono a nascondere o celare più approfondite mire geostrategiche. Come ha fatto notare

Marcello Spagnulo, ingegnere con trent’anni di esperienza nel settore aerospaziale tra Italia, Francia e Olanda, i primi obiettivi, “da fascino onirico, ambiziosi, stimolanti” sono al servizio di un’impostazione “tecnopolitica, un connubio tra pragmatismo e Realpolitik che permea l’essenza stessa dell’esplorazione dello Spazio. La sfida terrestre degli USA con la Cina e con la Russia si sposta nello

Spazio eso-atmosferico al punto che gli americani devono spostare il loro “Higher Ground” verso la Lunadato che Pechino diventa protagonista nell’orbita bassa della Terra con una sua stazione spaziale simile alla odierna Stazione Spaziale Internazionale, anche se più piccola [2]”, ed ecco che a giustificarla arrivano i programmi Artemis, per fare un esempio recente.

Tra i principali terreni di contesa nella nuova corsa allo spazio vi è la presa di consapevolezza della rilevanza economica dei progetti di esplorazione e delle prospettive di lungo periodo che essi possono aprire. La cosiddettaNew space economysi basa proprio sul presupposto che i dividendi dell’investimento nell’esplorazione spaziale possa essere a trecentosessanta gradi e distribuirsi su più piani. Seguendo il tragitto delle sonde e dei satelliti, analizziamoli in ordine di distanza dalla superficie terrestre.

Il primo campo è quello dipolitica industriale, strettamente legato alle necessità d’ordine strategico del settore spaziale e alla sua integrazione con altri campi di grande importanza (elettronica, aerospazio, difesa, meccanica) in cui esso può

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mobilitare investimenti e competenze. La salienza dellaNew space economyè la sua capacità di mobilitare fin dalle fondamenta sia risorse pubbliche che capitali privati. Il progettoCrew Dragon, recentemente portato a compimento col lancio della prima navetta spaziale di realizzazione privata prodotta dalla

SpaceX di Elon Musk, è l’esempio più importante di sinergia tra apparati pubblici e privati in campo spaziale, ma ci sono sempre più esempi di convergenze su singole branche del comparto spaziale [3] o su scenari molto particolari che meritano di esser studiati. In

Italiaabbiamo visto l’ascesa di una realtà dinamica comeAvionel mercato dei lanciatori [4], ma anche società agili e attive come laSitael, azienda del gruppo pugliese Angel specializzata nel mercato deisatelliti di piccola dimensione[5] e una realtà storica e consolidata come

Zoppas Industries, “numero uno mondiale nella produzione di resistenze elettriche e sistemi riscaldanti per gli elettrodomestici, ma che progetta e produce anche elementi riscaldanti di elevata qualità e affidabilità per satelliti e altri veicoli spaziali, avendo fornito sinora più di cento programmi spaziali internazionali [6]”.

Su ogni piano, dunque, laNew space economymobilita investimenti e risorse tali da comprimere notevolmente i tempi di sviluppo dei progetti e di ritorno sui capitali investiti. Allontanandoci dalla superficie terrestre, arriviamo allafascia orbitaleove si muovono satelliti di ogni tipo, da quelli di sorveglianza militare a quelli per la mappatura del pianeta e le telecomunicazioni. In un’era caratterizzata, sulla superficie terrestre, da una continua accelerazione della

rivoluzione tecnologica e della crescita del flusso di datigli hub satellitari possono giocare un ruolo strategico nell’aumento dei volumi d’affari dei settori di riferimento. Si pensi, ad esempio, al fatto che nel solo 2015 i servizi di telecomunicazione via satellite hanno generato un volume d’affari di 127 miliardi di dollari, per l’80% imputabile alla trasmissione televisiva e per il restante 20% ai servizi internet e telefonici, una quota pari al 7% del mercato planetario del settore [7]. E se già ora difficilmente calcolabili sono i benefici economici di sistemi come il Global Positioning System, legato a una costellazione di satelliti militari americani [8] che vede potenziali sfidanti europei [9] e cinesi, è facile immaginare quanto ampie potranno essere le ricadute in un futuro caratterizzato dall’entrata in campo di tecnologie come l’Internet of Things e le macchine a guida autonoma [10].

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Il terzo livello, per ora considerato solo in prospettiva, è quello dellosfruttamento economico dei corpi celesti. La Luna, Marte, gli asteroidi e la miriade di Near Earth Objects (NEO) che ogni anno incrociano l’orbita del nostro pianeta attorno al Sole [11] sono stati studiati come possibili fonti di minerali rari sul nostro pianeta ma fondamentali per l’industria tecnologica avanzata.

In questo campo si fa sentire con forza la sovrapposizione degli interessi privati a quelli di prospettiva “pubblica”, tantoNeil DeGrasse Tysonn, astrofisico di fama mondiale e celebre divulgatore, ritiene che, con ogni probabilità, il primo trilionario del pianeta sarà un

“minatore di asteroidi”Tra le aziende maggiormente attive nel sondare queste opportunità vi èPlanetary Resources Inc., fondata dall’inventore di GoogleLarry Page, la quale si pone l’obiettivo di mappare gli asteroidi e i pianeti del Sistema Solare per poter individuare i corpi celesti maggiormente funzionali allo sfruttamento minerario: nel mirino nichel, cobalto e terre rare [13]. Attualmente la prospettiva si scontra con le difficili condizioni dell’attività concreta di estrazione, dato che le sonde e i rover mandati sui corpi celesti esterni alla coppia Terra-Luna sono generalmente di piccola o media dimensione. Come ricorda Spagnulo, le due missioni giapponesi Hayabusa e Hayabusa-2 lanciate nel 2005 e nel 2014 dirette, rispettivamente, sui piccoli asteroidi Itokawa e Ryugu riuscirono a prelevare dopo diverse difficoltà tecniche solo alcuni campioni di terreno da pochi grammi [14]. Lo scenario va però tenuto profondamente monitorato e valutato in prospettiva: investimenti, capitali e conoscenze sono in continua evoluzione.

Analizzando su questi tre piani la nuova economia spaziale si comprende la matrice iper-competitiva che divide le principali potenze sul tema della corsa alla frontiera esterna al nostro pianeta. I Paesi cercano di ottenere vantaggi competitivi in ogni teatro e lo spazio, complici i legami della sua industria con gli apparati di difesa e sicurezza, acquisisce un valore tanto economico quanto strategico. Non a caso accanto alla

New space economysi sta sviluppando, su un sentiero parallelo, la dottrina dellaSpace warfare, segno della crescente complessità geopolitica del teatro extra-terrestre. Come ha fatto notare un analista attento come il professorGiuseppe Gagliano, nel corso del XXI secolo una transizione di questo tipo è da ritenere come intrinsecamente legata alla crescita dell’interesse dei maggiori attori statuali e privati del globo per le rotte spaziali [15}, in un contesto analogo a quanto accaduto tra XIX e XX secolo nella partita per la superiorità marittima mondiale cui parteciparono Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti, Francia e Russia. In questo contesto, “l’uso della tecnologia come strumento di competizione e supremazia militare ed economica rimane una costante della storia come rimane una costante della storia la costruzione di forze militari e basi (navali e/o spaziali) che consentano e facilitino insieme la proiezione di potenza di una nazione”. [16] A governi e leader il compito di creare nei prossimi anni un sistema di governance capace di contemperare pretese, diritti e ambizioni dei soggetti in campo e evitare che la competizione nello spazio si trasformi in un pericoloso Far West senza regole.

*Andrea Muratoreè un analista indipendente che vive a Orzinuovi (BS). Classe 1994, si è formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano. Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019. Il suo principale interesse di studio è la geoeconomia, ovvero l’analisi degli effetti dell’interdipendenza tra le grandi questioni geopolitiche e le dinamiche industriali, commerciali e produttive del mondo contemporaneo, con un focus particolare sull’impatto della rivoluzione tecnologica, sulla sfida Usa-Cina e sul ruolo dell’Europa nel mondo contemporaneo. È parte della squadra che assiste il professor Aldo Giannuli nella gestione del centro studi “Osservatorio Globalizzazione”.

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