Beyoncé, La Vette e Alicia Keys, canti di rabbia contro il razzismo

Beyoncé, La Vette e Alicia Keys, canti di rabbia contro il razzismo

21/06/2020 10.51.00

Beyoncé, La Vette e Alicia Keys, canti di rabbia contro il razzismo

Dopo la finale di Coppa Italia, le imbarazzanti polemiche per Sergio Sylvestre che interpreta L'«Inno di Mameli» e si interrompe per una emozione non mandata in onda

MARINELLA VENEGONIPubblicato il21 Giugno 2020Buona Festa della Musica, in un solstizio d’estate che mai ha avuto così poca musica in rilievo: anche se la musica ribolle in realtà come non mai, e negli Stati Uniti si moltiplicano le uscite di canzoni, per lo più di artiste nere, che con la loro voce protestano a muso duro dopo l’assassinio di George Floyd.

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La più celebre é Beyoncé, che con il marito Jay Z ha scritto «Black Parade», uscita per Juneteenth, Giornata dell’Emancipazione Nera, che il 19 giugno celebra la fine della schiavitù negli Stati Uniti, avvenuta nel 1865. E’ un lungo brano rabbioso e molto elaborato, che mescola a tratti l’assoluta contemporaneità con echi di canti e cori tradizionali africani, celebrando appunto il giorno di Juneteenth, quando nel Sud si annunciò la liberazione di tutti gli schiavi. Con orgoglio si insiste nel testo sul colore della pelle: «Sono nera, forse è il motivo per il quale sono sempre arrabbiati... li ho superati, per questo sono tutti molto arrabbati e lo sono sempre stati», canta Beyoncé. Riferimenti alle divinità delle religioni sincretiche,  e perfino minacce («Voi potete mandargli missili, io manderò i miei sicari... Credetemi, gli servirà un esercito...») fanno capire il livello di guardia raggiunto negli Usa in queste durissime settimane.

Bettye La Vette, con i suoi 74 anni storica interprete dalle alterne fortune, che in gioventù fu in tournée con Otis Redding e James Brown suo grande fan, ha atteso la data fatidica per far uscire una cover di «Strange Fruit», il celebre pezzo di protesta di Billie Holiday, nato nel 1937 da una poesia di Abel Meeropol ispirato dalla fotografia di un linciaggio nell’Indiana. Nel ‘39, con la Holiday il brano diventò colonna sonora del movimento dei diritti civili: del quale, come si vede, ancora c’è bisogno. La versione di Billie era magnifica, e Bettye riprende con voce di cartavetro quel testo: il titolo «Strange Fruit» si riferisce allo «strano frutto» che pende da un albero, e non è altro che il corpo di un nero impiccato. La Vette aveva già registrato il pezzo, per un album di cover delle sue cantanti preferite jazz e blues, da Nina Simone a Dina Washington, e ha chiesto alla sua etichetta che «Strange Fruit» fosse il primo singolo ad uscire. headtopics.com

C’è un disco imminente anche di Alicia Keys, e pure lei si è sentita in dovere di diffondere una ballad assai significativa, «A perfect way to die», nella quale canta con intensità il susseguirsi di uccisioni di innocenti e mette in rilievo le reazioni contro la brutalità della polizia e il razzismo sistemico. Un brano drammatico e accorato, molto ben cantato, destinato ad avere una vasta eco.

L’ultima antipatica eco razzista in Italia ha per protagonista Sergio Sylvestre, nato negli Usa e ora italiano; il gigantesco cantante nero che fu vincitore di «Amici», probabilmente per le recenti drammatiche vicende americane e per i dibattiti sul razzismo mai morto nemmeno nel nostro Paese, è stato scelto per cantare l’inno nazionale italiano prima della finale di Coppa Italia Napoli-Juventus. Nel pieno del brano, Sylvestre si è interrotto per l’emozione, ed ha poi ripreso a cantare: ma per motivi speriamo inspiegabili, mentre nelle scorse edizioni della finalissima, con Noemi e poi con Tosca, la regia mendava in onda lampi delle esecuzioni, questa volta la scelta è stata di riprendere solamente i volti dei giocatori e non il momento di empasse.

Così, quello che poteva essere un esempio di spettacolo dell’emozione, di cui la tv pare sempre assai ghiotta, e avrebbe potuto causare un effetto virale sul momento topico del breve show, non è stato compreso che da pochi: e critiche sono uscite da ogni dove, per la scelta del cantante nero, con commenti nemmeno ripetibili. Tutto ciò ci fa capire che anche da noi non sarebbe male scrivere e cantare nuove canzoni e cover contro il razzismo.

                                                                            headtopics.com

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Chiedete loro pure se anche il caso riportato in foto sotto rientra nella definizione di ''razzismo' .Chi di loro si inginocchiera' per lei? Tutto a posto vero?INUTILE parlarne suppongo...non e' funzionale alla agenda di SOROS e GATES che vi passano la mancetta.. ah puttane!!

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“Vide la mia handbike e disse: ‘Voglio fare la maratona di New York’”«Se non lo conoscessi così bene, sarebbe il mio idolo». Ecco Alex Zanardi secondo Vittorio Podestà, il campione paralimpico che ha condotto l’asso dei motori a braccetto nella nuova avventura paralimpica, quella dell’handbike, dopo che l’incidente del 15 settembre 2001 ha portato via le gambe ad Alex durante un gran premio di Formula Cart sul circuito del Lausitzring. Quando viene raggiunto al telefono, un uragano di emozioni frulla nella testa di Vittorio, preoccupato per le condizioni dell’amico fraterno oltre che compagno di trionfi con la maglia azzurra. Qual è il segreto di Alex? «Ne ho conosciuti tanti di fenomeni, ma di fuoriclasse c’è solo lui, in tutto quello che fa. Ha avuto quest’incidente mentre stava partecipando a un’iniziativa benefica, Obiettivo Tricolore, perché proprio non ce la fa a starsene a casa con le mani in mano. Lui è uno che ne pensa 100 e ne fa 99: riesce a stupirmi sempre, ogni giorno che passa». Ci racconta il vostro primo incontro? «Era il 2005 e ci siamo incrociati per caso in autogrill. Ha visto la mia handbike sul tettuccio della macchina e ha voluto saperne di più. Poi ricordo la sua chiamata al telefono nell’autunno del 2007 per parlarmi del suo progetto di fare la maratona di New York. Io gli ho dato subito corda e gli ho detto che l’avrei aiutato a preparare quella dell’anno seguente e lui: “Ma no, io voglio farla il mese prossimo”. Io ho subito pensato: “Ma questo qua è matto!”. Invece, si è messo sotto, con tutta la sua testardaggine, e l’ha fatta. Mi sbagliavo, non è matto, il suo è coraggio razionale: vede i limiti e li sposta». Ma è vero che in allenamento va più forte che in gara? «Durante il lockdown gli ho confidato: “Sandro, senza obiettivi faccio molta fatica ad allenarmi”. Lui mi ha risposto: “Io mi preparo come se i Mondiali fossero a giugno”. Anche stavolta gli ho dato del matto, ma ancora una volta mi ha stupito: non a caso e nonostante non sia più un giovanotto, ha fatto i suoi record di watt espressi sul ciclosim PodestaVittorio SEI UN IDOLO UN ESEMPIO X TUTTI!!!!! 💪💪💪💪💪ALEX OK

Sorpresa, l’emergenza coronavirus fa riscoprire la voglia di tatuarsi la pelle: ecco quelli più gettonatiDalle coppie alle famiglie, in molti durante l’emergenza hanno scoperto il valore di un disegno indelebile sulla pelle. Il simbolo più richiesto la corona. Frustrazione pura. Feticcio che simboleggia la catastrofe di un rapporto. Sono MALATI GRAVEMENTE. devono curarsi... Bravi...saranno i coglioni che aspettano bramosi il vaccino per il coglionevirus, nel frattempo tentano la sorte con l’epatite, l’HIV e il cancro tatuaggio derivati!😀