'Berlusconi divisivo? La sinistra è surreale. Il voto di Fi è scontato'

Il ministro: 'Prima era il perno moderato delle larghe intese, ora impresentabile...'

18/01/2022 09.42.00

Il ministro: 'Prima era il perno moderato delle larghe intese, ora impresentabile...'

Il ministro: 'Prima era il perno moderato delle larghe intese, ora impresentabile...'

Sulla partita del Colle si fa sentire la voce di Mara Carfagna, berlusconiana della prima ora e ministro per il Sud ascoltatissima dal premier Draghi. Quasi sbotta: «Assurda questa rappresentazione della sinistra sulla figura divisiva di Berlusconi».

Ministro Carfagna, al di là degli scontri ideologici, il centrodestra sarà decisivo dopo decenni per l'elezione del presidente della Repubblica. Cosa risponde al segretario Pd Letta secondo il quale la coalizione moderata non ha alcun diritto di rivendicare il Quirinale?

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0 Sulla partita del Colle si fa sentire la voce di Mara Carfagna, berlusconiana della prima ora e ministro per il Sud ascoltatissima dal premier Draghi. Quasi sbotta: «Assurda questa rappresentazione della sinistra sulla figura divisiva di Berlusconi». Ministro Carfagna, al di là degli scontri ideologici, il centrodestra sarà decisivo dopo decenni per l'elezione del presidente della Repubblica. Cosa risponde al segretario Pd Letta secondo il quale la coalizione moderata non ha alcun diritto di rivendicare il Quirinale? «Letta parlava alla platea del Pd, e capisco l'ansia di rassicurare il partito sulla possibilità di esercitare un ruolo in questa elezione. Ho trovato politicamente inconsistente il ragionamento su Berlusconi divisivo. Fino a ieri Berlusconi era considerato dalle sinistre in modo diametralmente opposto, direi condivisivo, nel senso che la sua presenza moderata, europeista, liberale consentiva di condividere soluzioni di governo altrimenti impossibili, spesso anche in contrasto con gli alleati sovranisti di Lega e Fdi. Nell'ultimo anno il Pd non ha fatto che esaltare Berlusconi come perno delle larghe intese in funzione stabilizzatrice e anti-populista, addirittura tifando per la famosa maggioranza Ursula. Il cambio di registro a cui abbiamo assistito è davvero surreale. La sinistra non può giudicare un leader presentabile quando si tratta di sostenere il governo di Enrico Letta; votare la presidenza europea di Ursula von der Leyen; salvare il Paese dal caos insediando il governo di Mario Draghi e poi, all'improvviso, trattarlo come un impresentabile» Come viene vissuta al governo l'operazione per portare Berlusconi in cima al Colle? Ci sono imbarazzi con il premier Draghi, un altro nome di peso in corsa? «Nessun imbarazzo. Abbiamo tutti l'orgoglio di aver contribuito in questi dieci mesi a salvare l'Italia dalla pandemia e dalla crisi, conquistando i fondi del Pnrr e producendo una manovra di bilancio senza precedenti per il robusto taglio alle tasse. Mario Draghi è stato ed è una guida sicura in questo enorme impegno. Alla scadenza del Quirinale era ovvio che ciascuna forza della maggioranza avrebbe giocato la sua partita: siamo tutti adulti e abbastanza esperti per rispettarci a vicenda in un frangente politicamente decisivo come questo». Nel centrodestra si respira aria di ottimismo. Ma secondo lei Berlusconi può disporre dei voti necessari? «Solo Berlusconi ha i dati politici e numerici necessari a una valutazione precisa. Il voto unanime e convinto di Forza Italia è scontato, ma credo che anche gli alleati faranno il massimo se il presidente si candiderà: sia Matteo Salvini sia Giorgia Meloni avrebbero moltissimo da perdere dalla sconfitta di una coalizione che entrambi aspirano a guidare». Anche all'interno della coalizione ci sono spinte per un piano B alternativo. Il suo che cosa prevede? «Non ho fatto Piani B, non lo ritengo necessario. Mi infastidisce anche l'espressione, è un gergo da guerra o da film d'azione. Qui siamo davanti alla più importante scadenza della nostra generazione politica, in un momento delicatissimo per il Paese: il solo Piano che una politica responsabile dovrebbe coltivare è concludere con serenità e rispetto delle regole l'elezione del capo dello Stato per poi riprendere a lavorare intensamente al salvataggio del Paese con l'attuazione del Pnrr». Lei crede che questo governo potrà ripartire senza scossoni se Draghi dovesse restare a Palazzo Chigi? «La continuità nell'azione di governo è essenziale. In questa vicenda il dato certo è uno solo, e credo che tutti ne siano consapevoli: gli italiani non perdoneranno chi in qualsiasi modo metterà a repentaglio la legislatura, il Piano di Ripresa e Resilienza e la nuova reputazione che abbiamo raggiunto nel 2021, che ci sta fruttando un rilancio economico in percentuali superiori a ogni più rosea previsione. Non lo perdoneranno le imprese, i cittadini, gli amministratori sul territorio, nessuno che abbia a cuore il futuro dell'Italia». Se invece il presidente del Consiglio fosse eletto presidente della Repubblica lei riesce a immaginare un nuovo esecutivo senza passare dalle urne? «Sarebbe difficile ma non impossibile. La volontà del Parlamento è sovrana, e questo Parlamento credo si impegnerà a fondo per trovare soluzioni». L'elezione al Colle in tempo di Covid rischia di essere sfalsata. Ci sono spinte per non fare votare i positivi o gli eletti in quarantena mentre sale la disputa sul contrasto alle schede elettorale segnate in modo riconoscibile per evitare franchi tiratori ed attirare voti di altri schieramenti. Vede rischi di contestazioni? «Credo si troveranno soluzioni efficienti, so che gli uffici di Camera e Senato stanno lavorando intensamente. Sulle quarantene credo che valga la responsabilità dei singoli: è un dovere, davanti a un impegno come questo, evitare di esporsi al minimo rischio di contagio per poter rispondere alle chiamate». C'è la sensazione che la corsa al Colle abbia distratto nelle ultime settimane il presidente del Consiglio, parso molto attento a non creare malcontento tra le varie anime della maggioranza. Provvedimenti basilari come il Pnnr hanno risentito di questo clima di fine settennato? «Non credo, il lavoro di tutti i ministeri e di tutti i colleghi è molto intenso. Siamo consapevoli che la tabella di marcia del 2022 è impegnativa, con 102 obiettivi e 66 riforme da mandare in porto, tra cui quella della giustizia. Nell'ambito delle mie strette competenze, abbiamo appena ricevuto e reso pubblica la relazione della Commissione Giustizia civile al Sud, insediata di concerto con la ministra Marta Cartabia: è una ricognizione articolata della situazione delle 16 Corti d'Appello e dei 62 Tribunali del Sud e delle Isole, che si trasformerà a breve in provvedimenti concreti per aumentare l'efficienza degli uffici in difficoltà». Ministro, quando finirà lo stato di emergenza legato al Covid? Che anno sarà per la ripresa del Paese? «Questo sarà, deve essere, l'anno della ripresa. L'anno in cui apre un grande cantiere Italia con le opere infrastrutturali finanziate dal Pnrr, l'alta velocità, l'edilizia scolastica, l'efficientamento energetico e la svolta green nelle imprese e nei consumi domestici. L'anno d'avvio della ricucitura tra Nord e Sud del Paese con nuovi servizi e opportunità per milioni di meridionali, e soprattutto per i giovani e le donne. Io ci credo fermamente, e so che le speranze degli italiani vanno in questa direzione: non dobbiamo deluderle». Tag