Assunzioni giù del 30%, pagano i precari. Così il lockdown ha frenato il Piemonte

Assunzioni giù del 30%, pagano i precari. Così il lockdown ha frenato il Piemonte

06/07/2020 07.20.00

Assunzioni giù del 30%, pagano i precari. Così il lockdown ha frenato il Piemonte

L’analisi dell’Ires: la serrata è arrivata quando il contesto occupazionale pareva essere sulla buona strada

alberto prieriPubblicato il06 Luglio 2020Lo scorso marzo, in Piemonte le assunzioni sono crollate del 30% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso: è il primo effetto dell’emergenza Covid19 sul mercato del lavoro misurato dall’Ires, l’istituto regionale di ricerca economica e sociale. L’indagine ha analizzato informazioni sulle circa 360 mila imprese attive sul territorio regionale a cui corrispondono un milione e 370 mila addetti (escluse agricoltura e pubblica amministrazione). Il periodo tra il 22 marzo e il 10 aprile è stato quello più penalizzante, tale da costringere il 53% dei lavoratori a sospendere l’attività, percentuale che poi è progressivamente scesa fino alla ripresa.

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In valore assoluto, le assunzioni registrate a marzo scorso, considerando tutte le tipologie contrattuali, sono state 38.599, mentre nel terzo mese 2019 furono oltre 55 mila. I posti a tempo pieno equivalenti, attivati dalle stesse assunzioni, sono diminuiti del 20,3% (14.558 contro i 18.264 dello scorso anno). «Questa differenza mostra un’informazione scontata – evidenzia il rapporto -: nella prima fase sono stati i contratti a termine di breve durata a saltare per primi». Sono scesi del 35,9%, quelli a tempo indeterminato hanno perso il 3,7%.

La frenata è arrivata quando il contesto occupazionale piemontese pareva essere sulla buona strada: a fine 2019, il tasso di disoccupazione in Piemonte era sceso al 7,6% (-0,6% sul 2018) e seppure l’anno scorso gli avviamenti al lavoro erano calati di 50 mila unità (arrivando a 715 mila, -6,6%), in realtà gli Fte (cioè, come già detto, i posti di lavoro a tempo pieno generati da quegli stessi nuovi contratti), erano aumentati del 5%. «Ciò significa – sostiene l’Ires - che nel corso dell’anno passato le assunzioni sono diminuite di numero, ma sono migliorate in termini di qualità e di durata, sicché il volume di lavoro da esse attivato è aumentato». headtopics.com

Invece, il primo mese di lockdown ha fatto andare in fumo oltre un quinto dei nuovi impieghi rispetto a quelli creati a marzo 2018. Un vero disastro in provincia di Vercelli, dove la perdita è stata del 61,2%. Meno interessata Torino (-13,3%) probabilmente, secondo l’Ires, «in ragione della specializzazione della città capoluogo nei servizi, meno impattati dal lockdown». Cali evidenti anche a Novara (-28,9%), Biella (-26,3%), Alessandria (-23,8%), Asti (-23,6%), Cuneo (-21,7%). In controtendenza Vercelli, dove i posti di lavoro equivalenti sono saliti del 6,6%. In generale, a perdere opportunità occupazionali sono state soprattutto le donne (Fte in calo del -26,3%; -12,2% per gli uomini) e i giovani tra i 15 e i 29 anni (-27,6%), i maggiori destinatari di contratti flessibili.

Quanto ai singoli comparti, i nuovi posti in quello alberghiero e della ristorazione sono crollati del 65,4%. Male anche servizi alla persona (-43,4%), edilizia (-35,9%), tessile e abbigliamento (-33%) e metalmeccanica (-16,8%). Effetti meno pesanti sull’alimentare e chimico-farmaceutico, sui settori della logistica, informatica, bancario-assicurativo, attività professionali, istruzione e sanità private. E se anche il 4 maggio formalmente i negozi hanno potuto riaprire, il 23% degli addetti al commercio al dettaglio ha ripre

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