Arriva la zona arancione rafforzato: tutte le restrizioni dalle scuole alle seconde case

Arriva la zona arancione rafforzato: tutte le restrizioni dalle scuole alle seconde case

06/03/2021 11.46.00

Arriva la zona arancione rafforzato: tutte le restrizioni dalle scuole alle seconde case

Tutto il Cuneese finisce in fascia uno. La scuola in Piemonte si divide a metà: nella prima fascia di rischio i 21 distretti sanitari dove l’incidenza dei contagi supera la soglia di allerta, uguale o superiore ai 250 casi ogni 100.000 abitanti. Nella seconda quelli in cui la situazione è ...

chiara vigliettiFlash mob di genitori davanti al Comune di Cuneo contro la didattica a distanza (Foto Danilo Ninoto)chiara vigliettiPubblicato il06 Marzo 2021Tutto il Cuneese finisce in fascia uno. La scuola in Piemonte si divide a metà: nella prima fascia di rischio i 21 distretti sanitari dove l’incidenza dei contagi supera la soglia di allerta, uguale o superiore ai 250 casi ogni 100.000 abitanti. Nella seconda quelli in cui la situazione è meno allarmante e dove finiranno in dad dalla seconda Media in su.

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Invece da lunedì tutti gli istituti del Cuneese, dall’Infanzia alle Superiori, entrano in didattica a distanza. Per due settimane, fino al 20 marzo compreso. Poi si deciderà in base ai contagi. Unica eccezione nidi e micronidi che restano invece in presenza. Prevista anche la chiusura delle aree gioco e sportive all’interno di parchi e giardini pubblici. In tutte le attività commerciali - oltre all’obbligo di mascherina e misurazione della febbre all’ingresso - sarà inoltre consentito l’accesso solo a un componente per nucleo famigliare. Misure più restrittive anche per seconde case e parenti: in arancio rafforzato non è possibile raggiungere le seconde case e sono vietati gli spostamenti verso le abitazioni private nel territorio della Regione. Dunque non si potrà più andare a trovare a casa parenti e amici. Nulla cambia, invece, per i negozi: restano tutti aperti compresi i centri commerciali che chiuderanno, invece, nei giorni festivi e prefestivi. Anche se «si raccomanda fortemente per le attività di ristorazione la vendita con consegna a domicilio rispetto all’asporto».

Ma la scuola in dad non convince i genitori. Protestano ovunque. Quelli di Cuneo hanno scritto una lettera al presidente della Regione Alberto Cirio che ha raccolto mille firme. Tema: la scuola deve proseguire in presenza. E ieri, alle 17,30, si sono ritrovati per un flash mob davanti al municipio. Lo slogan: «Così si ritorna al passato». Un film già visto, insomma, un anno dopo. Possibile, chiedono, che dall’epidemia del marzo scorso non si sia riusciti a elaborare un sistema alternativo alla dad? Ma poi, aggiungono, non è la scuola il luogo del contagio. «Le nostre sono sicure. Dovete tenerle aperte». headtopics.com

Intanto 34 dirigenti scolastici del primo ciclo della provincia hanno appena scritto a Cirio. La richiesta: «Non sospenda la didattica in presenza almeno nelle scuole del 1° ciclo». Perché? «Le Primarie - scrivono i presidi - hanno bacini di utenza corrispondenti allo stesso territorio in cui si trovano». Dunque vengono meno i flussi di mobilità che possono veicolare i contagi. Senza contare che «le conseguenze sociali e anche economiche per le famiglie potrebbero avere effetti disastrosi». Alcuni sono già sotto gli occhi di tutti. E nelle mail di migliaia di genitori che svolgono «lavori essenziali, dalla sanità alle forze dell’ordine» e che chiedono di poter portare comunque i figli a scuola anche nei prossimi giorni. A loro si sommano i figli disabili - a cui peraltro verrà comunque garantita la possibilità di frequentare in presenza - ma con un problema in più: gli insegnanti. Se impegnati in dad come faranno a garantire la copertura anche per gli studenti disabili a scuola?

L’assessore regionale all’Istruzione Elena Chiorino rassicura: «Non stiamo agendo a cuor leggero. Tuttavia la situazione è complessa. E i numeri ci dicono che i contagi sono in preoccupante aumento anche nelle scuole. Faremo il possibile per riportare quanto prima i ragazzi in presenza. Anche perché quello resta il nostro obiettivo: garantire il diritto alla scuola»

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