Arrestato l’ad di Wirecard, Markus Braun: sempre più la Parmalat di Baviera

Arrestato l’ad di Wirecard, Markus Braun: sempre più la Parmalat di Baviera

23/06/2020 12.21.00

Arrestato l’ad di Wirecard, Markus Braun: sempre più la Parmalat di Baviera

Il colosso dei pagamenti digitali nella bufera. La procura di Monaco dispone l'arresto dell'ex numero uno della società finanziaria. Resta da capire dove sono finiti i quasi 2 miliardi di euro

11:06Nel caso della Parmalat di Baviera si apre un nuovo capitolo. Era nell’aria da ieri ed è arrivato. Markus Braun è stato arrestato dalla polizia di Monaco di Baviera, su richiesta della procura bavarese. L’ex amministratore delegato di Wirecard, il colosso tedesco dei pagamenti digitali, dovrà rispondere della sua condotta riguardo lo scandalo scoppiato la scorsa settimana. Quasi 2 miliardi di euro sarebbero scomparsi, tra conti asiatici, scarsa trasparenza delle società di revisione contabile e prodotti finanziari derivati.

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Non si placano le turbolenze intorno a Wirecard. Nel gennaio 2019 le prime avvisaglie, con il Financial Times (FT) che notò alcune incongruenze nei bilanci del gruppo finanziario tedesco. Asimmetrie contabili che però non furono notate dall’authority finanziaria tedesca, la Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht (BaFin), che non aprì un dossier contro la società di Braun, bensì contro il quotidiano britannico. Poi, nemmeno il revisore di Wirecard, Ernst & Young (EY), fece seguito alle accuse del FT. Fu la stessa Wirecard a chiedere una consulenza esterna, a Kpmg, per verificare la situazione contabile. E quest’ultima, a marzo, disse che non vi era nulla di strano, salvo poi rettificare a fine aprile, rimarcando che la società fintech più brillante di Germania non aveva fornito tutti i documenti necessari per completare i controlli dettagliati. Infine, la scorsa settimana, la prima rivelazione. “Non sappiamo dove sono 1,9 miliardi di euro”, fa sapere Wirecard, mentre EY si rifiuta di controfirmare il bilancio del 2019. L’ad Markus Braun rassegna le dimissioni e James Freis prende il suo posto.

La vicenda si evolve nel weekend, quando pare sicuro che gli 1,9 miliardi di euro “volatizzati” in apparenza siano in realtà in diversi conti su banche filippine. E qui il mistero si infittisce, visto che interviene anche la Banca centrale di Manila. La quale, dopo aver verificato l’ingresso di capitali esteri nel suo sistema finanziario, comunica che non vi è traccia delle transazioni. Vale a dire, se ci sono, questi soldi non sono presenti nelle Filippine. headtopics.com

Ieri, l’ulteriore tassello della storia. “C’è un’elevata possibilità che gli 1,9 miliardi di euro non esistano”, ha reso noto la società in una nota. E tra l’ironia di molti investitori istituzionali e l’imbarazzo della BaFin, si è giunti a un nuovo punto. “La verità è che questa vicenda è un disastro sotto molteplici aspetti”, ha detto il presidente della BaFin, Felix Hufeld. Uno di questi, l’allocazione dei capitali da parte della compagnia di Aschheim. Quello che è noto, infatti, è che Wirecard avuto una gestione finanziaria spesso poco conservativa. Nel 2019, infatti, organizzò circa 150 milioni di euro ottenuti da Deutsche Bank in un Collateralized loan obligation (Clo), ovvero un’obbligazione che ha come collaterale a garanzia un prestito, che poi ha venduto ai clienti istituzionali. “Con una struttura così complessa, è possibile che si perdano le tracce di alcuni prodotti, anche se non dovrebbe accadere”, fa notare un senior trader di una primaria banca italiana dietro esplicita richiesta di anonimato.

Oggi, l’arresto di Braun. A cui potrebbe seguire quello del direttore operativo, Jan Marsalek, liquidato ieri dal consiglio d’amministrazione di Wirecard senza troppi complimenti. La procura bavarese vuole vederci chiaro, e l’ordinanza di custodia cautelare è stata giustificata dal fatto che sia Braun sia Marsalek sono cittadini austriaci. Il pericolo di fuga, dunque, era concreto per Braun. E lo è ancora per Marsalek, di cui non si hanno notizie dal tardo pomeriggio di ieri. Allo stesso tempo, l’attesa è che la BaFin decida di convocare i vertici delle due società di revisione, Ernst & Young e Kpmg, come soggetti giuridici informati sui fatti. L’ipotesi di reato per il viennese Braun è la presentazione di false informazioni contabili. Ma le fattispecie potrebbero aumentare, qualora emergesse che le malversazioni sui quasi due miliardi di euro non siano frutto di un errore di bilancio. L’impressione degli investitori, che stanno continuando a punire il titolo Wirecard in Borsa, è che l’arresto di Braun sia solo la punta dell’iceberg.

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