Alessandrina e Mowgly: «Senza cuore, non c'è Break Dance» - VanityFair.it

Essere breaker è molto più che essere «solo» degli atleti. A raccontarlo, la b-girl e il b-boy della Marittima Funk Crew

16/05/2021 17.00.00

Essere breaker è molto più che essere «solo» degli atleti. A raccontarlo, la b-girl e il b-boy della Marittima Funk Crew

Essere breaker è molto più che essere «solo» degli atleti. A raccontarlo, la b-girl e il b-boy della Marittima Funk Crew che abbiamo incontrato in occasione del Red Bull BC One Italy Cypher 2021

sinonimo di libertà, di improvvisazione, di invito a vivere il qui e ora. Ma al contempo è anche una disciplina sportiva che, a partire daParigi 2024, diventerà sport olimpico.La disciplina era stata proposta dagli organizzatori dei gioghi di Parigi più di un anno fa, dopo i test positivi alle Olimpiadi della Gioventù 2018 di Buenos Aires che hanno visto, tra l’altro, vincere l’argento femminile dall’azzurra

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Alessandra Cortesia, 18enne veneta di Conegliano, per tutti ‘Lexy’.«C’è stata un’evoluzione: l’ingresso alle Olimpiadi e lo stesso Red Bull BC One hanno dato una visibilità pazzesca a questa disciplina, ma la cosa che possiamo dire con fierezza è che noi non siamo cambiati, il metodo di allenamento è lo stesso, i valori che ci sono all’interno della scena sono i medesimi di sempre», continuato

i due atleti Red Bull della crew Marittima Funk.Alessandrina poses for a portrait after the Red Bull BC One Italy Cypher in Milano, Italy on May 5, 2021.Alessandra Chillemi, in arte b-girlAlessandrina, ha iniziato da piccolissima ad appassionarsi alla break dance. «Avevo sei anni e facevo danza classica», racconta. «Poi un giorno mi sono imbattuta in dei ragazzi che ballavano per strada. Sono rimasta incantata dalle loro acrobazie, da quei gesti particolari che non avevo mai visto prima: è stato un colpo di fulmine. Ho iniziato a capire quando si allenavano, andavo a spiarli di nascosto cercando di copiare qualche passo senza farmi vedere. Un giorno ho detto ai miei genitori: “voglio farlo anche io” e ho iniziato a ballare. Mi è piaciuto tutto, soprattutto l’ambiente. headtopics.com

A 8 anni ho iniziato a viaggiare in giro per il mondo, ero la mascotte del gruppo, facevo parte della famiglia»., ovveroCristian Bilardi, nasce a Gallico Marina in provincia di Reggio Calabria nel 1996. «Iniziai guardando mio fratello Giancarlo che ballava già nel 2007, cercavo sempre di imitarlo, a fare quelle acrobazie, ma sempre un po’ di nascosto. Allora non vedevo benissimo la break dance: frequentavo amici che parlavano di calcio, motorini e mi sentivo fuori dal coro. Poi nel 2010 ho deciso di provare perché stavo sempre in verticale, ero fisicamente predisposto. Iniziai ad allenarmi sia con mio fratello che in una scuola di ballo a Gallico. Eravamo 3 compagni di scuola e insieme abbiamo deciso di cominciare a ballare dividendoci tra corsi di ballo e allenamenti in strada. Mi allenavo tutti i giorni, ovunque, anche su una dance flore costruita all’interno di un centro sociale con le mattonelle avanzate che ognuno della crew ha messo a disposizione».

L’allenamento è serio, include attività cardio, dalla corsa al salto della corda, a workout di potenziamento fino alle sezioni vere e proprie di breaking dove consolidare ciò che si sa fare e inventare nuove figure. Nato dalla strada e arrivato oggi alle Olimpiadi,

la break dance ha ancora parecchi miti da sfatare.«Ancora oggi, vederci ballare in strada suscita nelle mentalità chiuse l’idea che siamo dei poco di buono dei drogati, le ragazze poco femminili e i ragazzi dei violenti. Oggi abbiamo la possibilità di poter cambiare questa percezione e poter fare arrivare il nostro messaggio di unione e libertà», dicono i due.

«Purtroppo l’evoluzione di questa disciplina ha portato anche i suoi lati negativi: oggi vediamo quasi più team che crew, soprattutto all’estero. Il breaking ha così tanti significati che risulta quasi difficile spiegarlo:per noi vuol dire libertà e ci fa sentire speciali, con esperienze pazzesche vissute già da giovanissimi e con la consapevolezza di far parte di una grande famiglia mondiale headtopics.com

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dove c’è una condivisione pazzesca e un grande spirito di fratellanza. Per questo pensiamo che un b-boy che non vive la strada potrà essere fortissimo, ma gli mancherà sempre qualcosa. E quella cosa è il cuore».Mowgli performs during the Red Bull BC One Italy Cypher in Milan, Italy on May 05, 2021

«In Italia siamo davvero uniti, qui non sta crescendo il singolo atleta, ma la scena tutta insieme. Ovviamente nelle gare l’unico obiettivo è vincere e ogni battle è una sfida all’ultred bullimo sangue. Entrare nel dance flor vuol dire dare il meglio di sé, non solo nelle acrobazie, ma anche nell’attitudine, nella provocazione e nella determinazione. Poi però fuori torniamo la grande famiglia che siamo, dove il campione e il ragazzino condividono momenti ed esperienze, dove nessuno è lasciato in disparte.

Definirci “solo” atleti allora forse è riduttivo. Siamo breaker, che vuol dire tutto Leggi di più: Vanity Fair Italia »

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