Accordo sulla manovra. Le tasse scenderanno di almeno dieci miliardi

Accordo sulla manovra. Le tasse scenderanno di almeno dieci miliardi

01/10/2020 00.37.00

Accordo sulla manovra. Le tasse scenderanno di almeno dieci miliardi

Primo esame in Cdm della nota di aggiornamento al Def: via libera lunedì. Sei miliardi per l’assegno unico, due per confermare il taglio del cuneo

ROMA. La riforma fiscale arriverà con una legge delega entro dicembre ed entrerà nel vivo l’anno prossimo grazie ai decreti legislativi. Ma in manovra ci sarà un anticipo: il governo lavora infatti a un taglio di tasse ben oltre i 10 miliardi di euro da presentare il 15 ottobre a Bruxelles e cinque giorni dopo in Parlamento. La legge di bilancio stanzierà 6 miliardi per le famiglie con figli, 2 per stabilizzare il taglio del cuneo fiscale (il bonus 100 euro per i redditi fino a 40 mila) e 2-3 miliardi per la decontribuzione triennale al 100% per i contratti stabili degli under 35 e al 50% per gli altri. Così si arriva almeno a 11 miliardi e a questi soldi ne vanno aggiunti altri 5 per la proroga dello sconto del 30% per le assunzioni nel Mezzogiorno, risorse che però potrebbero rientrare nel Recovery plan perché finanziate direttamente dall’Europa. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, è stato chiaro: tra margini di deficit e anticipo dei fondi del programma Next generation si raggiungono 40 miliardi. Una «espansione fiscale molto significativa», l’ha chiamata, per puntare sugli investimenti pubblici e privati e rendere strutturale industria 4.0. La Nota di aggiornamento al Def, che ieri sera ha fatto un passaggio a Palazzo Chigi e sarà approvata dal Consiglio dei ministri di lunedì, prevede per quest’anno un prodotto in caduta del 9%, il deficit al 10,8% e il debito al 158%. Nel 2021 la crescita rimbalzerà al 6%, il deficit calerà al 7 e il debito proseguirà una traiettoria discendente per tutto il triennio. Gualtieri ha spiegato che il deficit al 7% è stato deciso nonostante l’indebitamento tendenziale fosse al 5,7%. È questa dunque «la spinta di bilancio» pari all’1,3% del pil che consente margini per altri 23 miliardi. Una scelta sulla quale Pd e Movimento 5 stelle hanno stretto un «accordo politico» perché i giallorossi sono convinti che gli stimoli all’economia non vadano attenuati troppo presto, soprattutto ora che si stanno vivendo i primi segnali di ripartenza nonostante la perdurante incertezza dovuta alla seconda ondata del virus.

Cinque azzurri (e tutto il Galles) si inginocchiano prima del fischio di inizio: non era mai successo Forza Italia, Berlusconi: “Sono ancora in campo e intendo rimanerci” Euro 2020: Italia-Galles 1-0, azzurri primi nel girone A. LIVE

Questa espansione fiscale, peraltro, serve anche per rafforzare il rimbalzo della crescita dal 5,1% a politiche invariate al 6%.Sul fisco le posizioni della maggioranza restano distanti e l’ipotesi tedesca dell’aliquota continua (calcolata da un algoritmo per ogni contribuente, superando così i 5 scaglioni fissi) piace sì a Pd e Leu, però trova freddi i pentastellati e contrari i renziani. Gualtieri continua a caldeggiare per questa modello ma dovrà fare i conti con Italia viva.

È Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze di Montecitorio e responsabile economico di Iv, a ricordare la posizione del suo partito: «Abbiamo detto in tutti i modi che non siamo d’accordo sul sistema tedesco. Vorremmo fare questa discussione nelle riunioni e nei seminari con numeri e idee, ma se proprio si insiste a volerla fare sui giornali, ribadiamo il no». Non è un mistero che Luigi Di Maio e Matteo Renzi preferiscano una riduzione degli scaglioni e magari un accorpamento di quelli ce headtopics.com

ntrali del 38% e del 41% per favorire il ceto medio. Leggi di più: La Stampa »

Funivia Mottarone: incidente ripreso in video da telecamere sicurezza

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Scenderanno a chi? X chi già le paga ...ma chi evade continuerà a non pagare?😷 10 mlrd in meno di tasse erano gli 80euro di Renzi. Non fatela passare come una roba rivoluzionaria. Intanto le bollette sono aumentate del 15%...

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Le multe dei torinesi per mettere a posto le strade: stanziati 26 milioniVentisei milioni di euro per aumentare la sicurezza stradale. Soldi che arrivano dalle multe agli utenti della strada indisciplinati: automobilisti, ciclisti, ma pure chi sgarra con il monopattino elettrico. Come ogni anno le casse municipali si riempiono per le multe inflitte l'anno precedente. E, come ogni anno, una parte di queste somme deve essere reinvestita per ridurre i rischi delle strade. Così oggi la giunta comunale ha deciso cosa fare con metà di questi proventi: 22 milioni sono andati per la riparazione, la manutenzione e l'installazione dei semafori, per rimettere in sesto il suolo pubblico e in interventi a tutela dei cosiddetti utenti deboli della strada (pedoni, persone con disabilità e ciclisti, ma anche anziani e bambini). 3,9 milioni Ovvero l’intera somma arrivata dalle sanzioni accertate dai sistemi elettronici come gli autovelox è andata alla messa in sicurezza delle strade. Il Comune si è mosso in linea con le normative nazionali secondo cui a questi settori deve andare almeno il 50% degli introiti per le multe, che sale al 100% nel caso dei dispositivi elettronici. Cifre importanti, quelle del Comune, ma che fanno riferimento al 2019: un anno in cui i Tred erano entrati a regime solo a dicembre. Quindi il prossimo anno sono destinate a lievitare, visto che solo nei primi sei mesi dell’anno (due dei quali con il lockdown totale) i semafori intelligenti che beccano chi passa con il rosso hanno registrato 65mila violazioni. Nei conti del prossimo anno, poi, ci saranno anche le new entry dei monopattini (210 multe da gennaio a questo settembre). Si conferma comunque una performance migliore nel tempo per chi guida a Torino: 82milioni di euro di multe lo scorso anno, contro i 100 del 2019. Quello che aumenta, invece, è la capacità del Comune di incassare le sanzioni: si passa da un 42% al 60%.

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Vincenzo, il sedicenne rifiutato da tutte le scuole con la scusa del Covid: «Non c’è posto»Vive a Motta Visconti. Dopo una bocciatura alla fine del primo anno, è riuscito nell’impresa del recupero di due anni in uno. Ma nessun istituto vicino a casa lo accetta: l’unico è stato l’Alfieri di Sesto San Giovanni La buonascuola italiana. Che ignoranza La scuola che studia a memoria il passato ( malamente)e nn legge un giornale. scuola priva di cultura !