A Valpelline papà, bimbi e asini insieme alla scoperta della montagna

Due papà (Michel e Christian), due bimbi (Gabriele, «Lele», e Liam), due asini («Ugo» e «Ardito»).

14/10/2020 08.22.00

Due papà (Michel e Christian), due bimbi (Gabriele, «Lele», e Liam), due asini («Ugo» e «Ardito»).

VALPELLINE. Due papà (Michel e Christian), due bimbi (Gabriele, «Lele», e Liam), due asini («Ugo» e «Ardito»). Quattro bipedi tra i 3 e i 38 anni e due quadrupedi, «un giovanotto vivace e l'altro più saggio», hanno compiuto un tour di 4 giorni e 70 chilometri nella Valpelline, lungo pendii e colli fino a 2.700 metri di quota. «Come maestro di sci frequento la montagna soprattutto d'inverno e questa esperienza estiva mi ha fatto apprezzare quello che i nostri territori hanno di straordinario anche senza neve. Scoprirli in modo lento, con due bambini piccoli e aiutati dagli asini, ha regalato all'esperienza un ritmo lento, lontanissimo dal concetto di competizione e velocità che ha preso piede negli ultimi anni. I passi dell'escursionista si mescolano a quelli dell'animale trovando un'armonia comune», dice Michel Domaine, di Gressan, professione videomaker. Con Christian Favre, insegnante di yoga, è partito per sperimentare insieme ai figli un progetto di turismo sostenibile da sviluppare e proporre alle famiglie l'estate prossima (entrambi faranno anche un corso per certificarsi nella conduzione degli asini). I due amici, muniti di asini da Cristian Brédy, guida alpina che gestisce la scuola di montagna «Espri sarvadzo» a Valpelline, hanno raccontato la loro avventura giorno per giorno sui social intitolandola «Ugo, non fare l'asino!». Il reportage immortala i bimbi sul dorso dell'animale o negli zaini dei papà, i passaggi stretti, i falò notturni, il cibo cucinato nel bosco, la vastità dell'alta quota. Nel «Day 1» la compagnia sale da Valpelline (964 metri) al bivacco La Lliée (2.422 metri). Domaine narra la magia delle prime volte: «Imparo a conoscere Ugo: mangia un pacchetto di sigarette e mi lancia nel bosco con una fiancata. Ho capito: è un duro, fa un po' il bulletto, ma ci vogliamo già bene. Lele fa la sua prima cacca nel bosco, ma è solo la più pruriginosa delle scoperte che affronta. I bimbi cavalcano Ardito, giocano con la propria ombra riflessa sulla monta

Francesca Soro14 Ottobre 2020VALPELLINE.Due papà (Michel e Christian), due bimbi (Gabriele, «Lele», e Liam), due asini («Ugo» e «Ardito»).Quattro bipedi tra i 3 e i 38 anni e due quadrupedi, «un giovanotto vivace e l'altro più saggio», hanno compiuto un tour di 4 giorni e 70 chilometri nella Valpelline, lungo pendii e colli fino a 2.700 metri di quota.

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«Come maestro di sci frequento la montagna soprattutto d'inverno e questa esperienza estiva mi ha fatto apprezzare quello che i nostri territori hanno di straordinario anche senza neve. Scoprirli in modo lento, con due bambini piccoli e aiutati dagli asini, ha regalato all'esperienza un ritmo lento, lontanissimo dal concetto di competizione e velocità che ha preso piede negli ultimi anni. I passi dell'escursionista si mescolano a quelli dell'animale trovando un'armonia comune»,

dice Michel Domaine, di Gressan, professione videomaker. Con Christian Favre, insegnante di yoga, è partito per sperimentare insieme ai figli un progetto di turismo sostenibile da sviluppare e proporre alle famiglie l'estate prossima (entrambi faranno anche un corso per certificarsi nella conduzione degli asini). headtopics.com

I due amici, muniti di asini da Cristian Brédy, guida alpina che gestisce la scuola di montagna «Espri sarvadzo» a Valpelline, hanno raccontato la loro avventura giorno per giorno sui social intitolandola «Ugo, non fare l'asino!». Il reportage immortala i bimbi sul dorso dell'animale o negli zaini dei papà, i passaggi stretti, i falò

notturni, il cibo cucinato nel bosco, la vastità dell'alta quota.Nel «Day 1» la compagnia sale da Valpelline (964 metri) al bivacco La Lliée (2.422 metri). Domaine narra la magia delle prime volte: «Imparo a conoscere Ugo: mangia un pacchetto di sigarette e mi lancia nel bosco con una fiancata. Ho capito: è un duro, fa un po' il bulletto, ma ci vogliamo già bene.

Lele fa la sua prima cacca nel bosco, ma è solo la più pruriginosa delle scoperte che affronta. I bimbi cavalcano Ardito, giocano con la propria ombra riflessa sulla montagna al tramonto, esplorano una stalla abbandonata, montano il recinto degli asini, cercano la legna per accendere un falò notturno e dormono nel bivacco.Il tramonto sul Monte Bianco vale il prezzo del biglietto: scarpinata e offerta libera al bivacco».

Il secondo giorno la strada è lunga: Colle di Arpeyssaou (2.494 metri), Colle di Saint Barthélémy (2.641), Col Léché (2.585) fino a Lignan (1.633). I ritmi lenti rischiano di toccare la notte tanto che spunta l'idea di terminare il tour, ma i bambini convincono i genitori: «Risaliamo!». Verso il bivacco Rosaire Clermont (2.700), headtopics.com

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«una casetta di pietra che si erge sopra un lago alpino e sotto un anfiteatro di montagne rocciose, dalle quali verso sera si staglia la sagoma di uno stambecco che osserva forse noi o forse l'infinito. E scopriamo che se separiamo Ardito da Ugo soffrono: Ardito raglia per la prima volta e Ugo sradica la panchina dove lo avevamo legato. Riuniti, avvicinano i musi come in un gesto d'affetto esemplare».

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