Donald Trump, Presidente Degli Stati Uniti, Cina, Medio Oriente, Iran

Donald Trump, Presidente Degli Stati Uniti

A Davos un Trump «pacifista» che pensa solo alle elezioni Usa

A Davos un Trump «pacifista» che pensa solo alle elezioni Usa

21/01/2020 15.37.00

A Davos un Trump «pacifista» che pensa solo alle elezioni Usa

Niente guerre con l’ Iran né altrove, ma fine dell’importazione di petrolio «da nazioni ostili». Sondaggi elettorali a favore, boom economico, pace esterna: ecco come sarà l’anno di Trump

EmailDonald Trump si è presentato con un quarto d’ora abbondante di ritardo, fatto altamente inusuale a Davos dove vige un culto quasi religioso della puntualità. Ma quando è arrivato, rilassato, soddisfatto e sicuro di sé, senza un cenno di aggressività o nervosismo nella voce malgrado la procedura di

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impeachmentche parte fra poche ore a Washington, il presidente degli Stati Uniti ha fatto chiaramente capire che anno sarà.Non sarà un anno di guerre, né commerciali, né tecnologiche, né sperabilmente di guerre combattute con armi vere. L’Iran e l’intero Medio Oriente sono stati completamente ignorati nel suo discorso, se non per dire che gli Stati Uniti grazie al loro «shale oil» e «shale gas» – gli idrocarburi estratti dalla roccia – non dovranno più importare petrolio «da nazioni ostili». Quanto alla Cina, Trump ha cercato di esaltare al massimo le qualità del suo accordo commerciale di «fase uno» e ha offerto un ramoscello d’olivo all’uomo forte di Pechino: «Io e Xi Jinping andiamo d’accordo. Lui è per la Cina, io per l’America, ma a parte questo ci vogliamo bene».

No, a Trump minacciaree cercare di intimidire altri Paesi oggi interessa poco. L’unica puntura di spillo l’ha riservata per la Federal Reserve «che abbassa i tassi troppo lentamente» e per la Banca centrale europea che tiene l’euro – secondo Trump – troppo debole: «Ci sono posti nel mondo con tassi negativi, in altri termini vi pagano per prendere soldi in prestito – ha detto con un mezzo sorriso — Io mi ci potrei abituare molto rapidamente, non so voi…» Ma appunto è qualcos’altro che interessa a Trump adesso: pace esterna, con il resto del mondo, per concentrarsi su una campagna per la sua rielezione in novembre tutta centrata su un solo concetto: lui ha liberato le forze represse dell’economia americana e lo ha fatto per i ceti medi e per i lavoratori. headtopics.com

«Viviamo un ‘blue-collar boom’ senza precedenti»ha detto, un boom basato sui posti di lavoro e sui redditi dei più deboli. Trump ha rivendicato una serie di record della sua amministrazione, dai minimi di disoccupazione dei giovani afro-americani a quelli fra i veterani o fra i disabili. Li ha attribuiti alle forze del capitalismo che lui ha sprigionato perché – ha aggiunto – «il nostro non sarà mai un Paese socialista». Chiaro l’attacco ai candidati democratici di sinistra che in realtà lui spera di incontrare in autunno, da Elizabeth Warren a Bernie Sanders. Niente sembra turbarlo, non la fragilità dell’accordo con la Cina, né quella del Medio Oriente o la stessa procedura di impeachment. Il presidente degli Stati Uniti viaggia verso le elezioni forte della più lunga ripresa americana mai registrata e, che sia merito suo o meno, questo è un fatto. È così sicuro di sé, Trump, che ha paragonato se stesso ai signori della Firenze medievale: «Deciso di costruire il Duomo in 140 anni quando ancora non esisteva la tecnologia per farlo — ha ricordato — Ma loro non si sono fermati per questo e alla fine ce l’hanno fatta». Sembra un Trump sicuro o molto fiducioso di vincere a novembre. E i secondi, per dirlo con la frase che ripete sempre più spesso, «not even close». Non si avvicinano neanche.

21 gennaio 2020 (modifica il 21 gennaio 2020 | 13:12) Leggi di più: Corriere della Sera »

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