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A 25 anni dalla pace riesplodono le tensioni fra Israele e Giordania - La Stampa

A 25 anni dalla storico accordo di pace fra Israele e la Giordania le relazioni fra i due Paesi sono al punto più basso.

30/10/2019 20.02.00

A 25 anni dalla storico accordo di pace fra Israele e la Giordania le relazioni fra i due Paesi sono al punto più basso.

DALL’INVIATO A BEIRUT. A 25 anni dalla storico accordo di pace fra Israele e la Giordania le relazioni fra i due Paesi sono al punto più basso. Il Regno Hashemita è stato il secondo Stato arabo a riconoscere lo Stato ebraico e siglare la fine delle ostilità, sull’onda degli accordi di Oslo fra palestinesi e israeliani. I rapporti hanno però virato al peggio dopo il riconoscimento da parte di Donald Trump di Gerusalemme come capitale di Israele. Re Abdullah è «custode» della spianata delle Moschee, terzo luogo santo dell’islam, e teme di perdere questa prerogativa. Questo spiega le reazioni sempre più dure agli sgarbi israeliani. L’ultimo riguarda l’arresto di due cittadini giordani di origine palestinese quest’estate. Ieri Amman ha richiamato in patria il suo ambasciatore a Tel Aviv. «Alla luce del rifiuto del governo israeliano di rilasciare i cittadini giordani Hiba al-Labadi e Abdul Rahman Miri, detenuti illegalmente da mesi senza accuse – è stata la dura spiegazione del ministro degli Esteri Ayman al-Safadi -, abbiamo deciso di richiamare il nostro ambasciatore, come primo passo». I due sono stati arrestati il 20 agosto e a settembre al valico di Allenby. Lei è in sciopero della fame e le sue condizioni di salute sono «deteriorate». Ieri le autorità giordane hanno anche arrestato un cittadino israeliano, «entrato illegalmente in Giordania», e potrebbe chiedere un scambio di prigionieri. Israele non ha confermato l’arresto di un suo cittadino, ma c’è pure il rischio di una escalation. Già nel gennaio del 2018 si era andati a un passo dalla rottura diplomatica, quando due agenti giordani erano stati uccisi da una guardia israeliana vicino all’ambasciata ad Amman.

17:10DALL’INVIATO A BEIRUT. A 25 anni dalla storico accordo di pace fra Israele e la Giordania le relazioni fra i due Paesi sono al punto più basso. Il Regno Hashemita è stato il secondo Stato arabo a riconoscere lo Stato ebraico e siglare la fine delle ostilità, sull’onda degli accordi di Oslo fra palestinesi e israeliani. I rapporti hanno però virato al peggio dopo il riconoscimento da parte di Donald Trump di Gerusalemme come capitale di Israele. Re Abdullah è «custode» della spianata delle Moschee, terzo luogo santo dell’islam, e teme di perdere questa prerogativa.

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Questo spiega le reazioni sempre più dure agli sgarbi israeliani. L’ultimo riguarda l’arresto di due cittadini giordani di origine palestinese quest’estate. Ieri Amman ha richiamato in patria il suo ambasciatore a Tel Aviv. «Alla luce del rifiuto del governo israeliano di rilasciare i cittadini giordani Hiba al-Labadi e Abdul Rahman Miri, detenuti illegalmente da mesi senza accuse – è stata la dura spiegazione del ministro degli Esteri Ayman al-Safadi -, abbiamo deciso di richiamare il nostro ambasciatore, come primo passo».

I due sono stati arrestati il 20 agosto e a settembre al valico di Allenby. Lei è in sciopero della fame e le sue condizioni di salute sono «deteriorate». Ieri le autorità giordane hanno anche arrestato un cittadino israeliano, «entrato illegalmente in Giordania», e potrebbe chiedere un scambio di prigionieri. Israele non ha confermato l’arresto di un suo cittadino, ma c’è pure il rischio di una escalation. Già nel gennaio del 2018 si era andati a un passo dalla rottura diplomatica, quando due agenti giordani erano stati uccisi da una guardia israeliana vicino all’ambasciata ad Amman. headtopics.com

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