Forza Italia svolta a destra - La Stampa

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C’era una volta l’elettorato berlusconiano. Conservatore per appartenenza sociale, era attraversato da pulsioni che si faticherebbe a definire moderate: ombroso, qualunquista e anarcoide, diffidava delle istituzioni, dei politici di professione e delle élite intellettuali. Tutto sommato, però, alla fine aveva accettato di buon grado la mediazione berlusconiana fra antipolitica e moderatismo, e si era accomodato nel settore di centrodestra del bipolarismo di allora. I processi di cambiamento che hanno preso avvio circa un decennio fa – la grande recessione, la crisi del debito sovrano, l’ondata migratoria – hanno modificato questa situazione in profondità. Accanto alla dialettica tradizionale fra destra e sinistra ha preso forma una frattura nuova, frutto dell’intreccio di almeno tre diverse contrapposizioni: fra vecchio e nuovo, fra élite e popolo, fra globalisti (o europeisti) e localisti (o sovranisti). Da un lato le vecchie élite europeiste, insomma, dall’altro le forze sovraniste nuove e popolari. O per lo meno sedicenti tali. La divaricazione fra chi difendeva lo status quo e chi lo avversava, così, è venuta crescendo, e quelli fra gli scontenti che stavano a destra si sono spostati su posizioni più estreme. Complice anche l’indebolirsi progressivo della sua leadership, la sintesi compiuta da Berlusconi fra moderatismo e protesta antipolitica – o se si preferisce fra centro e destra – è entrata in crisi. E il berlusconismo si è trovato stirato fra una posizione di conservazione dello status quo ormai stabilmente presidiata da un Partito democratico sempre più profondamente identificato con l’establishment, e una di protesta antipolitica di destra che sempre più si riconosceva nella Lega e, in misura minore, in Fratelli d’Italia. Forza Italia si confronta oggi con la fase conclusiva di questa storia. L’ambiguità del partito «di lotta e di governo», moderato e antipolitico al contempo, che nelle mani di una leadership berlusconiana ancora robusta rappresentava un