I giudici britannici fanno marcia indietro e, dopo aver disposto l’aborto forzato per una donna di 25 anni con difficoltà di apprendimento alla 22esima settimana di gravidanza, ha accolto il ricorso presentato, a suo nome, dalla madre della donna. La Corte d’Appello ha quindi disposto che la gravidanza non sarà interrotta, a differenza da quanto stabilito in primo grado dalla giudice Nathalie Lieven. A giorni, i tre magistrati d’Appello pubblicheranno le motivazioni della nuova sentenza.

In Gran Bretagna la decisione della corte giudiziaria aveva fatto molto discutere. La Chiesa cattolica del Regno aveva definito la sentenza “triste e angosciante”. Il Guardian, che ha pubblicato la storia della 25enne, scrive che i medici hanno stabilito che la futura madre ha le capacità mentali di una bambina, ma, nonostante questo, aveva espresso esplicitamente il desiderio di portare avanti la gravidanza, al pari di sua madre e di un’assistente sociale che la segue.

Ma il giudice della Court of Protection di Londra, Nathalie Lieven, aveva stabilito che proprio a causa delle ridotte capacità di apprendimento il parto doveva essere evitato. “È straziante, sono assolutamente conscia che ordinare a una donna d’interrompere la gravidanza contro quella che appare la sua volontà è un’intrusione enorme“, ha spiegato la giudice sostenendo di averlo deciso nell’interesse della madre stessa “e non della società”. Nemmeno l’impegno della futura nonna a prendersi cura sia della figlia che della nipote era bastato a convincere Lieven.

John Sherrington, vescovo cattolico di Westminster, dopo la prima sentenza aveva commentato: “Forzare una donna ad avere un aborto contro la sua volontà e quella dei familiari più stretti viola i diritti umani, per non parlare del diritto alla vita del nascituro. È triste e angosciante”.

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