IL PUNTO

Italia, da Donnarumma a Jorginho: questa Nazionale parla di rivincite

Tolto Barella, la cui giovane carriera è sempre stata in ascesa senza scossoni, sugli altri 10 titolari contro la Turchia per i critici c’era sempre qualcosa che non andava...

Dal nostro inviato Stefano Cantalupi

La felicità di Di Lorenzo, Donnarumma, Berardi (di spalle) e Spinazzola. Afp

Divertirsi, trasmettere gioia ai tifosi, fare spettacolo. Tutto giusto, tutto bello. Per tanti azzurri, però, questo Europeo non è soltanto l’occasione per mettere in pratica la filosofia del c.t. Roberto Mancini: chi più chi meno, hanno tutti qualcosa da dimostrare. Qualche rivincita sportiva da prendersi, dopo aver attraversato momenti non sempre felici, sotto una pioggia di critiche. Tolto Barella, la cui giovane carriera è sempre stata in ascesa senza scossoni, gli altri dieci uomini che sono scesi in campo da titolari contro la Turchia si sono presi il posto in questa Nazionale con qualche alzata di sopracciglio da parte degli scettici. E se è vero che il cammino è ancora lunghissimo, la prima tappa ha dato ragione a Mancini.

Difesa

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Partiamo da Donnarumma. Il rendimento di Gigio col Milan è sempre stato di alto livello, ma insomma, c’era chi pensava che presentarsi a Euro2020 da "disoccupato" potesse togliergli serenità. Vedremo più avanti: contro i turchi ha dovuto esibirsi solo in un’uscita con buon tempismo, nulla più. Il portierone azzurro è stato protetto da due super centrali che sono sulla scena da parecchio tempo. "Ma come, ancora Bonucci e Chiellini?", mugugnavano i detrattori, col dito puntato sulla carta d’identità. Ebbene, la partita di Leo e Chiello è riassunta nel "cinque" che si sono dati a metà del primo tempo, arrivando entrambi sul pallone per sventare un raro contropiede avversario: perfetti, semplicemente. Alla loro sinistra, Spinazzola. Sì, quello che "si fa sempre male e non dà garanzie di tenuta". Prestazione mostruosa, straripante dal punto di vista fisico. Per Florenzi, sull'altro lato del reparto, ci sarà tempo di incidere al rientro dal guaio al polpaccio destro: stava crescendo dopo qualche timidezza iniziale, ha dovuto cedere il posto a Di Lorenzo.

Centrocampo

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Di Barella si è detto, ma per i due compagni in mediana le cose non sono sempre andate così bene. Jorginho per lungo tempo è stato considerato un elemento funzionale esclusivamente al gioco di Sarri, ma è stato bravo a mettere in pratica il dantesco "non ragionar di loro ma guarda e passa". Ha guardato e passato (il pallone) alla grande anche in azzurro, dopo essersi ripreso il Chelsea e aver festeggiato la Champions coi Blues. Quanto a Locatelli, le sue soddisfazioni se le era tolte già al Sassuolo: essere stato sacrificato dal Milan per motivi di bilancio (2018) è una ferita che gli brucia ancora, ma se non altro ha dimostrato a tutti il proprio valore, arrivando in Nazionale e iniziando l’Europeo da titolare (anche per l’assenza di Verratti, va detto).

Attacco

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Oltre a Locatelli, De Zerbi al Sassuolo ha alzato la qualità delle giocate di Berardi, lavorando tantissimo sulla mentalità di un campioncino di cui nessuno ha mai discusso la tecnica, semmai la tenuta nervosa. "Ha paura di giocare in una big, non è mai pronto", le frasi più ricorrenti indirizzate a Mimmo. E cosa c’è di più "big" della Nazionale? Protagonista in tutti e tre i gol alla Turchia, pur senza entrare nel tabellino dei marcatori: et voilà, i signori sono serviti. Insieme a lui, se la ridono anche i due cultori di Lino Banfi, gli "scugnizzi" Immobile e Insigne. Ma come, Ciro non doveva essere "quello che segna solo nella Lazio"? E Lorenzo "il potenziale fuoriclasse che non diventa mai tale, perché non lascia mai l’impronta nei momenti più importanti di un grande torneo"? È presto per esaltarsi, è vero. Ci vuole calma. Ma se queste piccole-grandi rivincite personali continueranno, meglio ancora se vissute con la leggerezza di questo giugno fiorentino-romano, allora si può davvero sognare di andare molto avanti.

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