L’intervista

“Alla musica per ripartire serve la trasparenza”

Elisa - L’artista ha appena chiuso un tour sold out il cui incasso è andato tutto a musicisti e lavoratori

12 Ottobre 2020

“Se proprio non si vuole sostenere il nostro settore per amore dell’arte, lo si faccia almeno per l’economia: anche noi muoviamo una parte consistente del Pil”. Le chiacchierate con Elisa hanno sempre bisogno di sedimentare prima di essere raccontate, perché quest’artista ha la capacità di dire cose che altri urlerebbero, con la dolcezza e la pacatezza che le rendono ancora più incisive. “Se ho fatto io qualcosa fuori dall’ordinario (come altri colleghi), perché non può farlo la politica?”. Il fuori dall’ordinario è un tour estivo sold out, che si è concluso sabato scorso nella sua terra, Udine, il cui incasso è stato destinato interamente ai musicisti e alla crew. “C’era gente che rischiava di non passare l’inverno”.

Proviamo a rivivere i mesi che l’hanno portata a questa decisione. Com’è andato il lockdown in casa Toffoli-Rigonat (il marito di Elisa, Andrea, è anche il suo chitarrista, ndr)?

L’anno scorso avevamo realizzato un centinaio di concerti. I lunghi periodi di assenza da casa capitano spesso, e altrettanto spesso i bambini vengono con noi. Sono abituati alle lezioni via Skype, ai compiti da svolgere in giro per il mondo. Come pure, io di solito non faccio la spesa in un centro commerciale: l’amore dei fan è un onore, ma a volte non mi permette una vita del tutto normale. Quindi, all’inizio, la quarantena non è stata un grosso trauma. Anche perché siamo fortunati: viviamo in campagna, in un paese piccolo e in una regione che ha avuto pochi contagi.

All’inizio non è stato difficile. Poi?

Sono una persona reattiva, anche quando sono a terra cerco di spaccare tutto. Tenevo la tv spenta per proteggere i bambini, tentavo di fare il giullare. Però dentro morivo. La sera mi saliva un’angoscia pazzesca… me la sentivo in gola.

Renato Zero ha scritto tre album durante il lockdown, Niccolò Fabi invece è rimasto in silenzio. Lei?

Mi sento più vicina a Niccolò. Ho scritto, sì, ma non posso dire che la quarantena mi abbia ispirata. L’ispirazione è una cosa bella, io ne sono uscita provata.

La prima cosa che avete fatto una volta “liberi”?

Abbiamo preso le bici e siamo andati a fare un giro. Sembrava di stare su Marte.

Tra i provvedimenti d’emergenza adottati per far fronte alla crisi, il governo ha trascurato a lungo del settore degli spettacoli dal vivo. Un mondo di cui tutti godiamo, ma che sembrava non esistere.

Scontiamo un ritardo di 35 anni.

Cioè?

Facciamo parte di una macchina dagli ingranaggi complessi, in cui esistono ruoli fondamentali ma apparentemente invisibili, e per questo difficili da spiegare. Avremmo dovuto, molti anni fa, istituire un database con i nomi dei lavoratori, in trasparenza e nel rispetto delle regole. In questo modo oggi tutti saprebbero con chiarezza quanti siamo e quanto valiamo.

Le misure adottate dal governo con il Decreto Rilancio non sono bastate?

Non tutti i lavoratori rispondono ai requisiti richiesti. E poi bisogna pensare che il nostro settore non è ripartito con la fine del lockdown. È tutto fermo e andiamo incontro all’inverno. Alla fine sarà un anno di stop.

Quindi lei ha deciso di muoversi in autonomia.

Quando ho saputo che qualcuno dei miei si stava mettendo a cercare un nuovo lavoro, mi sono data una mossa. Le persone devono pagare l’affitto, mangiare. Così loro hanno percepito il doppio del solito e artista, management e agenzia hanno lavorato gratis.

E il suo pubblico l’ha capito subito.

C’è un’Italia migliore di quella che ci viene rappresentata, e le tragedie ce lo ricordano: siamo un esempio di solidarietà per tutto il mondo. Dovremmo solo recuperare la capacità di unirci per far rispettare i nostri diritti. Ma dovremmo farlo da una posizione autorevole, quella di chi rispetta la legge e paga le tasse.

Anche all’estero la sua iniziativa ha destato interesse?

Il direttore di IQ, una rivista del settore molto seguita, è rimasto colpito e ha deciso di occuparsi di questo tour. E così molti addetti ai lavori. Nel resto del mondo sono paralizzati, ma credo basti un po’ di buona volontà.

Sta bacchettando i suoi colleghi?

Il prete non l’ho mai fatto e non lo voglio fare. Ognuno ha la propria coscienza. Io so solo che non ci dormivo la notte.

Come ne usciremo?

Quando ne usciremo… La crisi sarà lunga: mettiamo in piedi questo database e almeno non saremo più invisibili.

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