100 anni fa la prima legge sull'aborto. Quanto è a rischio questo diritto oggi? - VanityFair.it

A 100 anni dalla prima legge sull'interruzione di gravidanza il diritto all'aborto sembra sempre più a rischio nel mondo

04/10/2020 10.30.00

Recenti casi di cronaca mostrano una negazione del diritto alla privacy e una criminalizzazione delle donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza

A 100 anni dalla prima legge sull'interruzione di gravidanza il diritto all'aborto sembra sempre più a rischio nel mondo

non viene garantito il diritto all’aborto farmacologico senza ricovero.e non rispettano la legge che ha istituito i consultori, nati per «la tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento».L’altro caso è quello delcimitero dei feti.

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Una donna ha scoperto che al cimitero Flaminio di Roma c’è una croce con sopra il suo nome, c’è seppellito il frutto del suo aborto terapeutico. Anche per le altre 150 croci c’è un nome, ma nessuna di queste donne ha dato il consenso a metterlo.

È negato così il diritto alla privacy e c’è criminalizzazione delle donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza che è un loro diritto.La prima legge che legalizzava l’aborto risale a 100 anni fa. Era un Decreto sulla salute delle donne promulgato nell’ headtopics.com

ottobre 1920 dall’Unione Sovietica. Da allora molti altri paesi hanno adottato leggi sull’interruzione di gravidanza, mace ne sono ancora 16 al mondo dove è illegaleealtri 30 che lo considerano legale solo in caso di pericolo di vita della donna.

Anche dove l’aborto è legale gli ostacoli sono all’ordine del giorno. Negli Usa diversi stati stanno cercando dipromulgare leggi più restrittive, l’Argentina ha detto no a una nuova legge. In Italia circa il 70% dei ginecologi sono obiettori di coscienza e questo lede e limita il diritto all’aborto.

«La percentuale media di ginecologi obiettori in Italia media è del 69% con picchi del 91% in alcune Regioni e la quota degli ospedali in cui si rende usufruibile l’interruzione di gravidanza è del 64,9% e non del 100% come dovrebbe essere, in base all’Art. 9 della Legge 194/78», spiega

Silvana Agatone, presidente di Laiga, Libera associazione italiana ginecologi per applicazione della Legge 194.«L’aborto terapeutico, ovvero quello dopo i 90 giorni a causa di malformazioni del feto o pericolo per la salute della madre, viene eseguito solo headtopics.com

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in pochissime città italiane da pochissimi ginecologi», aggiunge Agatone che ribadisce anche l’inutilità del ricovero obbligatorio di tre giorni in ospedale. «In Francia è da 15 anni che le donne ricevono il farmaco dal loro medico di famiglia e lo assumono a casa, poiché è stata confermata la mancanza pressoché totale di rischi».

Secondo Agatone «esiste un movimento politico che attacca fortemente l’aborto sicuro e cerca di far diventare sempre più difficile usufruirne. Macosì si obbligano le donne o alla tortura di portare avanti gravidanze non desiderate o a far tornare le donne a rischiare morire di aborto clandestino

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