Fellini

100 anni dalla nascita di Federico Fellini: ritratto del regista italiano più «venerato» del mondo - VanityFair.it

Ritratto di uomo che è riuscito a far sognare il mondo con i suoi stessi sogni #Fellini

20/01/2020 16.00.00
Fellini

Ritratto di uomo che è riuscito a far sognare il mondo con i suoi stessi sogni Fellini

I film, il rapporto con le donne, la notorietà, Cinecittà. Ritratto di uomo che è riuscito a far sognare il mondo con i suoi stessi sogni

Jan 3, 2020 at 1:15am PSTChiunque volesse stare al suo fianco sapeva il prezzo da pagare: rassegnarsi a diventare quello che lui vedeva. Subire la dolce violenza del suo amore distorsivo. I ricordi stessi erano trasfigurazioni nella sua testa morbosa. Che fossero il mare di Rimini o il Grand Hotel, ridisegnato come un harem d’infantile lussuria. La cartapesta reinventava la natura. Donne come animali mitologici, clown e padri della chiesa che filtravano come spettri di un sottosuolo che cessava di essere sinistro nel momento in cui diventava cinema.

Fotorassegna stampa, le prime pagine dei quotidiani di domenica 20 giugno 2021 Il Santissimo Draghi “si immola” e “offre il suo corpo per noi” - Il Fatto Quotidiano 'In Tunisia io e mia moglie siamo diventati imprenditori. L'Italia, che amo, incastrata in una burocrazia senza visione'

L’occhio di Fellini era il ragno che irretisce le sue vittime, a partire dalla voce che tuonava morbida ma inesorabile al megafono.Tutto e tutti finivano nella sua tela e ci finivano senza timore, facevano la fila per finirci, incantati, rapiti, come i bambini del pifferaio magico di Hamelin. Lui stesso bambino. La prepotenza di Federico era la seduzione manipolatoria e perversa dell’onnipotenza infantile. La stessa di Quentin Tarantino. Dai suoi attori sapeva cavare tutto e in tutti i modi possibili, delicati, persuasivi o furenti. E tutti, famigliari, donne e amici, diventavano prima o poi attori della sua vita. Fellini era un ladro di anime che sapeva riconoscere i ladri di anime. Ammirava il talento stregonesco di Alighiero Noschese, l’amico che lo imitava, un mucchietto d’ossa appeso a un testone sproporzionato che un giorno si fece esplodere con una Smith e Wesson calibro 38, davanti alla statua della Madonna, esattamente come esplodeva il cappello di Fellini a ogni colpo di genio, in una delle sue più ispirate parodie. Giulietta si rassegnò, qualche volta a malincuore, a finire in quella tela, a diventare quella che Federico vedeva e voleva, il folletto malinconico e surreale, dal candore inattaccabile. A diventare Gelsomina e Cabiria. Lei, come tutte. La «favorita» dell’harem, anche quando Federico sbandava di brutto, la «piccola fata» che compensava quelle come Anita, la Ekberg, «…donna di una bellezza sovrumana. Non fatemela incontrare mai…».

LEGGI ANCHE100 anni dalla nascita di Federico Fellini: 20 capolavori influenzati da FefèDonne da cui si sentiva irresistibilmente attratto e minacciato, rispetto alle quali Giulietta era il rifugio rassicurante in cui desiderare non sarebbe stato rischiare. headtopics.com

Fellini era un uomo dall’insaziabile curiosità, ma non amava il rischio. Non gli piaceva viaggiare. Preferiva intrattenersi con i suoi vizi e le sue curiosità nella zona protetta della sua mente e del suo cinema. Era un uomo fragile lontano dal set. Per un periodo si appassionò alla magia. Si lasciò convincere da Andrea De Carlo, l’amico scrittore, ad andare nello Yucatan a incontrare Castaneda per un progetto cinematografico. «Ma si mostro intimorito da lui e rinunciò a fare il film. Si sentiva sicuro solo nei suoi studi a Cinecittà». Mi raccontava Carlo Verdone che Fellini dormiva due ore a notte e smaniava dalla voglia di girare per la città tra puttane e malavitosi fino all’alba, ma lo faceva solo a bordo delle Pantere della polizia. E, se non era Anita, era Sandra. La Milo. Altra donna mitologica, altra femmina da svenimento. Diciassette anni insieme. Donne vere o inventate? Tutte inventate e dunque vere. Inclusa la Saraghina di

Otto e mezzo, il puttanone monumentale che inceneriva gli uomini con lo sguardo e oscurava il cielo con il suo culo.Il Fellini dalla parte delle donne. Di uno che si è sempre dichiarato «arreso alle donne».Le spiava, le pedinava, le interrogava, le corteggiava, le amava.

Una volta puntò una sconosciuta che teneva in mano una sporta di arance. Dopo averla pedinata a lungo, le chiese un’arancia. Finirono a letto. Tutto il cinema di Fellini è un atto di devozione alla donna. Le ha raccontate a tempo pieno, da dentro il loro grembo, le loro fessure, senza mai capirci un granché, nemmeno poi così smanioso di capire («La donna: solo il diavolo sa cos’è. Io non ci ho capito niente», Fiodor Dostoevskij). Mito, mistero, diversità, luce e buio. Ha trovato nell’alter ego Marcello la faccia perfetta per raccontare la sua straniata sottomissione alla città delle donne. Dietro il feretro dei due c’erano a lutto non si sa quante mogli, compagne e amanti. Andavano di notte, Federico e Marcello, in segreto, nella pineta di Ostia, Isabella Biagini al volante, loro due dietro, dalle “mignotte” di allora a carpire storie per i loro film. «Mi passavano i soldi, ventimila, trenta, cinquanta, e io li giravo dal finestrino alle poveracce per convincerle a farsi intervistare. Queste, al freddo, il focherello, e lui, Federico, amabile, che gli faceva un sacco di domande…”Ma tu provi qualcosa, quando fai l’amore?”. “Che vole che provamo dotto’… Noi allargamo le cosce, cercamo de movese pe’ falli veni’ prima…Ce capitano certi che puzzano come cadaveri”… mi raccontava Isabella. Federico andava spesso a trovarla. “Mi telefonava. “Sto arrivando, Isabellina”. “Che mangi oggi Federico?”. “Due uova fritte e un’insalata”. Come sempre. Io gli cucinavo le uova e lui mi aspettava seduto sul divano. Gli piaceva stare a sentire i miei racconti strampalati. Anche per delle ore. Lo facevano stare bene. Mi metteva il braccio sulla spalla e mi stringeva. Voleva sapere tutto di me». “Un’ape che cercava il nettare ovunque”, lo racconta Sandra Milo, una delle poche sopravvissute. Fu Ennio Flaiano a presentargliela, una sera d’estate, a Fregene. Donna di raffinata intelligenza, Sandra è stata una delle poche a non lasciarsi reinventare da Fellini. Era stata già lei a reinventare se stessa, la Sandrocchia bella e svampita e a imporla a Federico, “…perché si teme l’intelligenza, non la bellezza, e una donna bella se non ha pensiero è più accettata”. Sandra racconta di un amore sconfinato. Racconta che avrebbe voluto essere un albero con tanti rami per abbracciare l’uomo che desiderava. Un amore come una favola, senza progetto, senza promesse, fatto di solo presente. «Per diciassette anni è stata una festa meravigliosa dei sensi, fuori da ogni assillo quotidiano, l’affitto, il telefono, i conti da pagare. Quando andavo da lui, nel suo appartamento, non riuscivo a prendere l’ascensore. Non ce la facevo ad aspettare. Dovevo salire di corsa. Arrivavo e la porta già era aperta e lui lì, emozionato come me, le gambe che ci tremavano. Passavamo le ore a letto. Lui mi raccontava le sue avventure amorose, io le mie. Amanti e complici insieme…». Il Fellini mai udito prima. Arreso alle donne, sì, ma mai così fisico, sensuale, carnale.

Amato in Italia, ma più venerato all’estero.«Beati voi che avete avuto Fellini», diceva Ingmar Bergman. Donald Sutherland, un caratteraccio, si lasciò da lui docilmente maltrattare e quasi torturare in Casanova, per quanto si percepiva fortunato ed estasiato di essere lì, in quel set, al guinzaglio del genio. Alla fine dell’ultimo ciak, Federico lo abbracciò e pianse sulla sua spalla, invaso da un senso di gratitudine profonda. Ognuno aveva il suo motivo per amare Fellini. Francois Truffaut si emozionava per come riusciva a dominare e a organizzare davanti alla macchina da presa il caos dei suoi set, la cura ossessiva, artigianale dei dettagli. headtopics.com

Roma, le primarie inesistenti. Gualtieri e sei a fare numero - Il Fatto Quotidiano Open Library, il primo database di foto dell'Italia gratis per tutti - ViaggiArt Rifugiati. Mattarella: 'Italia mai sottratta a salvataggio dei profughi'

Cinema onirico? Visionario? Masturbatorio? Realismo magico? Autoritratti ossessivi in forma fantastica? Si sono sbizzarriti in tanti.Fellini è stato un grande mare dove c’era da pescare per tutti. Se la vita è un’illusione ottica, siano tutti una folla di visionari e il cinema di Fellini è allora la vita stessa, raccontata da un bambino spudorato. Se si parla di «divine invasioni», la divaricazione è casomai tra incubo e consolazione. Tra la dannazione dell’arte e il suo potere salvifico. Penso a quell’altro genio visionario di Philip Dick. Nel suo caso, le donne non gli sono state amiche e scrivere non lo ha aiutato più di tanto. Le sue ossessioni lo hanno mangiato vivo. Non hanno trovato via di fuga, grande mari, grandi schermi, tributi stordenti e letti generosi. All’opposto di Fellini, che ha reificato l’incubo in un gigantesco, voluttuoso spettacolo, di cui lui era parte integrante, un clown del circo, una maschera del caravanserraglio, stregone e stregato allo stesso tempo. Di un gioco, il fare cinema, che era il suo recinto di protezione, il suo modo di restare nell’infanzia. Lui che un adulto non l’ha mai conosciuto, non credeva nemmeno esistessero, gli adulti, fino al giorno in cui non ne ha visto uno allo specchio. Aveva smesso già da tempo di capire dove stesse andando il mondo.

La sua morte somigliò al suo mondo, finché era stato suo. Non meno grottesca e assurda. Morì come Sofocle. Soffocato da un’ovolina invece che da un acino d’uva.Il genio ucciso da un frammento di mozzarella che gli aveva ostruito la trachea. C’è qualcosa che può testimoniare meglio l’assurdità e lo scandalo della vita? L’ennesimo ictus, quattordici giorni di terapia intensiva e la parola fine. Quel giorno un freddo cane. Per una volta, lascio da parte Nino Rota e prendo la musica di un altro visionario, Vinicio Capossela: «…E ancora proteggi la grazia del mio cuore, adesso e per quando tornerà l’incanto…».

Leggi di più: Vanity Fair Italia »

G7, un miliardo di dosi di vaccino saranno donate ai Paesi poveri

Leggi su Sky TG24 l'articolo G7, un miliardo di dosi di vaccino saranno donate ai Paesi poveri: la metà dagli Usa

Speciale Fellini 100, il sogno continuaSu RaiNews24 Federico Fellini 👸😁😁😁 emandahr :o

Morto «nonno Pio», il bagnino di Torvaianica: aveva 100 anniRaccontava che il padre, appena nato, lo aveva lavato nel mare e che quello era stato il suo battesimo. «Se dovessi morire nelle acque - diceva - sarei l’uomo più felice del mondo»

Andrea Guerra: «Mio padre Tonino e Federico Fellini: amici per sempre» - VanityFair.itIn occasione dei 100 anni dalla nascita del regista riminese, il compositore di fama internazionale Andrea Guerra ricorda il rapporto tra il Maestro e il papà Tonino, che con lui scrisse «Amarcord» ottenendo la nomination all'Oscar

Maiden, la barca di sole donne che ha fatto il giro del mondo - VanityFair.itQuesta è la storia della prima imbarcazione con un equipaggio tutto al femminile che ha partecipato alla Whitbread Round the World Race del 1989

Arashiyama, sulle colline di Kyoto alla ricerca del sogno - VanityFair.itUn viaggio dove l'incontro tra arte e paesaggio tocca il suo apice di bellezza, tra templi, boschi e ryokan, per provare momenti unici che nutrono lo spirito

Il sogno di Fede Brignone come quello della mamma che vinse a Sestriere nell’83 - La StampaParla il direttore di gara di 37 anni fa: «La stazione non aveva la Coppa del Mondo da dodici inverni. Riconquistarla fu uno spettacolo»